COSI` E` LA ROMANIA 

La Romania ha una superfice di 238391 chilometri quadrati, pressappoco come l`Italia (301340 km. quadrati) senza una delle Isole maggiori, e una popolazione censita di circa 20 milioni di abitanti, quasi un terzo della nostra (circa 60 milioni).

cerb carpatin   Questa affascinante Nazione, che dal 1 gennaio 2007 e` entrata a fare parte dell’Unione Europea, e` per i cacciatori Italiani una delle piu` belle e interessanti mete dell’Europa dell’Est perche` si possono cacciare in quantita` maggiori quasi tutte le specie di selvaggina stanziale (starne autoctone, fagiani selvatici, lepri, francolini, ecc…) o migratoria (oche, anatre, beccacce, beccaccini, quaglie, tortore, colombacci, allodole, tordi, tordele, cesene, ecc …) presenti in Italia. Non esclusa la caccia grossa con la presenza sul suo territorio dell’orso bruno, del cervo, del daino, del camoscio, del muflone, del capriolo e del cinghiale che puo` superare i 250 chilogrammi di peso.

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Gli orsi sono talmente numerosi che in alcune localita` di montagna scendono di notte (ma anche di giorno soprattutto le femmine coi piccoli) nei centri abitati in cerca di cibo rovistando nei cassonetti della spazzatura incuranti delle persone e del traffico delle auto. Il peso medio dei maschi adulti si aggira attorno ai 240-250 kg ma alcuni esemplari possono superare i 400 chilogrammi.

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Sulle montagne dei Carpazi che si snodano ad arco da nord a sud e girando attorno alla Transilvania, con un alternarsi di vette dai 2000 ai 2500 metri di altezza, terminano a ovest al confine con la Serbia, tra foreste inesplorate e forre impenetrabili, tra orridi precipizi mozzafiato e scenari fantastici di gole inaccessibili vivono i lupi, le linci, i gatti selvatici, i castori europei, le marmotte alpine, gli ermellini, i tassi, le martore, le faine, le puzzole, le donnole, gli scoiattoli, le aquile reali, i corvi imperiali, i gufi reali, i galli cedroni e i galli forcelli. Sui rilievi calcarei dei Carpazi Occidentali che degradano sul fiume Danubio,  regione del Banat, e`stata riscontrata saltuariamente la presenza della coturnice (alectoris graeca) che pero`e`considerata selvaggina protetta.
Completano il quadro della fauna selvatica della Romania la volpe rossa, comune dall’entroterra del Mar Nero fino ai boschi di montagna; lo sciacallo dorato, insediato nelle regioni meridionali (Oltenia, Muntenia, Dobrogea); il cane procione, allocato nel Delta del Danubio, in Moldavia e nel Maramures; la lontra, frequente nei fiumi di acque pulite di pianura e di montagna ricchi di pesce; la lutreola o visone europeo che ha la sua concentrazione maggiore nelle zone umide del Delta; la nutria o castorino ripopolatasi in colonie lungo le sponde di canne e paglieti del Danubio e dei suoi affluenti maggiori; il topo muschiato diffuso in tutte le acque stagnanti della Romania; il riccio o porcospino e il simpatico criceto, numeroso nelle zone pianeggianti agricole e steppose.

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Tulcea, Muntii Macinului. Riccardo con  un bell’ esemplare di tartaruga di terra  (foto marinelli)

Tra i rettili sono presenti le tartarughe di terra e d’acqua, varie specie di serpenti non velenosi e tre specie di vipere velenose:  la vipera dal corno (ammodytes),  il marasso palustre (berus) e la vipera di steppa (ursinii).  Assente la vipera aspis che e` la vipera piu` comune in Italia.

– la vipera dal corno (v. ammodytes). E` presente sui rilievi rocciosi, fasce montane e pedemontane dei Carpazi Orientali (Alba, Sibiu, Hunedoara, Timis, Caras Severin, Gorj, Mehedinti, Valcea), sulle montagne brulle della Tulcea e in provincia di Constanta . Pericolosissima per la grande quantita` di veleno  emotossico che riesce a iniettare con il morso delle lunghe zanne e per i danni molteplici che arreca all’organismo umano; in caso di tardivo soccorso terapeutico puo` causare anche la morte. Spesso per difendersi o per osservare il territorio si solleva sul tronco di 15-20 centimetri. Esistono in Romania numerosi allevamenti in cattivita` di questa specie di vipera il cui veleno e` altamente ricercato per l’industria medicinale. Un importante centro e`a Martacesti, piccolo villaggio alla periferia di Braila, dove ho assistito alla rischiosa operazione del prelievo della sostanza tossica da parte di una giovane donna che con una tecnica particolare, dopo avere afferrato il rettile per il collo subito dietro la testa e immobilizzato il corpo sinuoso sotto il braccio destro, provvede all’estrazione del veleno dai denti, prima uno e poi l’altro, facendolo gocciolare in un apposito bicchierino di vetro. Il prezioso liquido leggermente opaco, di colore giallo limone, viene quotato sul mercato dagli 800 ai 1o00 euro al grammo!  


– il marasso palustre o vipera di monte (v. berus). E` diffusa in quasi tutte le zone montane, collinari e boscose della Romania dagli 800 ai 2000 e piu` metri di altezza ad eccezione delle regioni meridionali agricole di pianura (Oltenia, Muntenia, Dobrogea). Inietta con le zanne quantita` di veleno inferiori rispetto alla vipera dal corno ma e` altrettanto tossica e pericolosa per l’uomo;
– la vipera di steppa (v. ursinii). Relegata negli ambienti aridi e sabbiosi del Delta del Danubio (Sfantu Gheorghe), nella regione Moldavia (Suceava, Botosani, Iasi, Galati) e nelle province di Cluj e Alba. Meno dannosa delle altre per la dose minima di veleno che riesce a inoculare coi piccoli denti.

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la ‘Soseaua Transfagarasean’ collega, attraverso i Carpazi Meridionali, la regione Muntenia a sud della Romania (citta` di Pitesti)  con la regione Transilvania a nord (Sibiu-Brasov). Lunga oltre 90 chilometri fu iniziata negli anni 1970 e ultimata nel 1974 per volonta’ del dittatore Niculae Ceausescu. Raggiunge la quota di altitudine di metri 2042 ed e`considerata una delle piu’  spettacolari e panoramiche strade del Mondo. Nella sua costruzione perirono ufficialmente quaranta lavoratori tra soldati e operai ma la cifra reale non denunciata dalle Autorita’ sembra oscillare tra i duecento e i quattrocento morti.  

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 Stefania e i Carpazi Meridionali  (foto marinelli)

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Carpazi Meridionali.  Balea Lac mt. 2034 ex cabana del dittatore Ceausescu per la caccia ai camosci  (foto marinelli)

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Balea Lac e il lago glaciale. Ogni anno nei mesi di gennaio-marzo viene costruito un ‘hotel de gheata’  (hotel di ghiaccio) con 12-14 camere e 4 igloo con  letti matrimoniali, mobili e arredi di ghiaccio e neve, un ristorante e un bar con tavoli, piatti e bicchieri di ghiaccio e una chiesa per i fedeli, il tutto in enormi blocchi di ghiaccio prelevati direttamente dal lago Balea.

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la Chiesa in ghiaccio per i fedeli

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il ristorante per i turisti

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le camere con letto matrimoniale

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cascata d’acqua dei Monti Fagarasi.  Monte Moldoveanu mt. 2544  (foto marinelli)

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Un terzo del territorio della Romania e` montuoso e ricoperto da imponenti contrafforti rocciosi (monte Omu mt. 2505, monte Moldoveanu mt. 2544) e da foreste locali inviolate di abeti rossi, di abeti bianchi e da ampie faggete; un terzo e`collinoso e costituito da boschi di querce, cerri, pini, tigli, acacie, pioppi, carpini e frassini, da pascoli sperduti e solitari racchiusi in suggestivi altipiani e da vaste praterie da da fieno ricche di una straordinaria varieta` di fiori selvatici e infine l’altro terzo e`pianeggiante, stepposo o paludoso e per la parte agricola coltivato in modo intensivo  nelle grandi estensioni di pianura, mentre nei dintorni dei villaggi resiste ancora l’agricoltura tradizionale contadina praticata con metodi antichi (indispensabile per la sopravvivenza della starna) alternata da piccoli orti e bassi vigneti. A ognuno di questi ambienti naturali corrispondono specie diverse di selvatici che insieme danno vita a svariate forme di caccia che cosi` si possono distinguere di pianura, di montagna e di palude.

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panorama della valle della Prahova con le foreste di abeti  (foto marinelli)

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stazione sciistica montana di Sinaia detta la perla dei Carpazi  (foto marinelli)

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bellezze rumene sulla neve  (foto marinelli)

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panorama dei monti Bucegi.  Monte Omu mt. 2505  (foto marinelli)

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torrenti impetuosi tra forre dirupate (foto marinelli)

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oasi di pace e di silenzio  (foto marinelli)  

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Muntii Bucegi.  L’alpeggio estivo delle greggi e degli armenti dai fondovalle ai pascoli montani  (foto marinelli)

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vaccari e pastori  (foto marinelli)

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la siesta pomeridiana in montagna (foto marinelli)

Ma se la Romania ha una fauna varia e ricchissima, invidiata e considerata unica in Europa, lo deve soprattutto ai suoi habitat incontaminati che sono i piu` primitivi e selvaggi di tutti i Paesi dell’Est. Sulle montagne dei Carpazi, dai 1900 metri in su c’e` la zona alpina alta con rampicanti montani, ginepri, rododendri, stelle alpine, muschio e roccia nuda; al disotto dei 1600 metri, si estende la zona alpina bassa caratterizzata da pascolo erboso, pini mughi, piante e fiori alpini: bucaneve, viole, denti di leone, nontiscordardime, campanule, camomilla, ecc …  Piu` in basso percorrendo le colline si entra in un paesaggio antico dove pesticidi e fertilizzanti non sono mai stati usati, una visione unica che rievoca l’Europa di due o tre secoli fa. Fino al ventesimo secolo estese zone dell’est della Romania, in particolare la Moldavia meridionale e la Dobrogea, erano ricoperte da steppe erbose ultime spoglie preziose di un mondo scomparso dal punto di vista naturalistico e ambientale, ricchissime di selvaggina stanziale e migratoria di tutti i tipi, ridotte a coltivazioni dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma che ancora sopravvivono in alcune restanti aree e sono conservate come Riserve Naturali.

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beccaccia di mare e pecora

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Tulcea.  Muntii Macinului oggi Parco Naturale  (foto marinelli)

Un capitolo a se merita l’immagine spettacolare e suggestiva del Delta del Danubio formato nel corso dei secoli dalla massiccia quantita` di sedimenti e depositi alluvionali scaricati ogni anno dal fiume omonimo lungo 2860 chilometri. Senz’altro la piu` estesa e la piu` importante zona paludosa e acquitrinosa d’Europa la cui intera area, dopo la caduta di Ceasescu, fu dichiarata dall’Unesco nel 1991 Patrimonio Mondiale della Natura. Qui hanno vissuto per secoli comunita` di pescatori, mescolanze di etnie diverse, russi, lipovani, ucraini, serbi, slovacchi, bulgari, turchi, zingari, la cui vita e` rimasta immutata nel tempo e i cui caratteristici villaggi di fango e canne sono raggiungibili solo in barca.
Vicino al capoluogo regionale, Tulcea, il grande fiume Danubio largo in alcuni tratti un chilometro, si divide in tre affluenti che prendono il nome dai rispettivi porti Sulina, Chilia e Sfantu Gheorghe e separano il Delta in vasti laghi e fitti canneti, in lunghi canali e insidiose paludi per una superfice complessiva di circa 4200 chilometri quadrati, meta` dei quali vengono sommersi annualmente dalle piene in primavera e in autunno.

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 paludi stagni e acquitrini a perdita d’occhio  (foto marinelli)

Ma se l’habitat da un lato e` un vero e proprio paradiso della flora e della fauna acquatica e` invece in alcuni periodi dell’anno assolutamente inospitale per l’uomo. In autunno, spesso anche di giorno, una nebbia densa e impenetrabile avvolge ogni cosa in un mantello umido e viscido; un gelido vento siberiano con raffiche di tramontana ulula durante l’inverno gelando la faccia e la punta delle dita mentre in estate l’intera regione e` infestata dalle zanzare e da altri insetti molesti. Malgrado cio` rimane nel profondo dell’animo l’immagine irreale delle albe pallide e diafane, dei tramonti di fuoco, dei tappeti galleggianti delle ninfee, del volo degli uccelli ora lento e maestoso ora veloce e sfrecciante, dei versi, dei canti, dei richiami, dello sciabordio delle acque, del fruscio del vento, dell’ondeggiare dei canneti e del silenzio, inquietante e profondo, di questo Mondo magico e incantato tramandato dalla Natura sulla Terra nella notte dei tempi.

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Il delta del Danubio e` un punto d’incontro vitale, un crocevia strategico, delle grandi correnti migratorie dei volatili che in autunno provengono dall’Eurasia, dalla Cina, dall’India, dalla Mongolia, dal nord Europa, dall’Europa di nord est e dalla Siberia o che a primavera risalgono dall’Africa orientale, attraverso il Delta del Nilo, il Mediterraneo e il Bosforo dirigendosi a nord lungo i grandi sistemi fluviali della Russia fino al gelido Artico. Viene visitato ogni anno da circa trecento specie di uccelli di origine geografica europea, mediterranea, mongola, cinese, artica e siberiana per le quali ha una doppia funzione di vita: durante il periodo estivo-autunnale e` una sicura oasi di sosta e di nutrizione mentre a primavera e` luogo di nidificazione di specie ornitologiche rare molte delle quali non si trovano in nessuna altra parte dell’Europa.

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Dieci specie di uccelli sono stati dichiarati Patrimonio della Natura: il pellicano bianco e riccio, il cigno reale, selvatico e minore, l’airone bianco maggiore, la volpoca, la casarca, la spatola, l’avocetta, il cavaliere d’italia e l’aquila di mare.
Il clima e` continentale temperato con forti escursioni termiche a seconda delle stagioni. D’estate nelle zone pianeggianti agricole, steppose o paludose, la canicola e`feroce e si possono superare i 40 gradi Celsius all’ombra, oltre 50 gradi al sole; al contrario l’inverno la neve e` di casa, anche in pianura e sulle Coste del Mar Nero, mentre ulula uno spaventoso vento di tormenta Siberiano proveniente dall’Artico, il ‘crivat’, con raffiche di tramontana fino a 80-100 chilometri l’ora che che sconquassano gli alberi e le case. Nel giro di pochi giorni talvolta di poche ore le temperature scendono bruscamente sottozero con punte di meno 20-22 gradi Celsius in pianura e meno 30-32 gradi in montagna. Il grande fiume Danubio, largo in alcuni tratti quasi un chilometro, gela e lo spessore di ghiaccio supera i 30 centimetri rendendo impossibile la navigazione dei lunghi barconi da trasporto e delle navi.

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Tutta la Romania si copre allora di una spessa coltre bianca, due-tre-quattro metri e anche piu`, che puo` durare alcuni mesi. La neve  si indurisce come il marmo e il ghiaccio non si scioglie piu` neppure di giorno al sole. Nei villaggi sperduti delle campagne e dell’interno,  talvolta letteralmente  sepolti dal candido mantello per cui e` necessario l’intervento della Gendarmeria, della Polizia e dei Pompieri con elicotteri e ruspe per estrarre le persone dalle abitazioni (miseri agglomerati di casupole di legno, di argilla e di canne dai tetti spioventi con minuscole corti per il bestiame domestico, incredibili presepi di fantastici pittori naif ), cala un silenzio irreale e solo il fumo che esce dai bassi comignoli da l’idea della vita.  Come fanno gli animali selvatici a sopravvivere a questo inferno di cristallo ?, ma per fortuna non tutti gli anni e`cosi`!

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L’autunno con le sue giornate fresche e assolate e` senz’altro la stagione migliore per la caccia alla piccola selvaggina migratoria e la piu` bella per quella alla selvaggina stanziale con carnieri misti di starne, fagiani selvatici e lepri che rievocano i dipinti e la narrativa venatoria dell’Italia all’inizio del Novecento.
Infine la primavera che coincide col periodo piu` piovoso, dello scioglimento delle nevi e il rischio frequente e drammatico delle inondazioni con le piene del fiume Danubio e dei suoi affluenti e con quello della delicata fase della riproduzione, sia dei mammiferi sia degli uccelli, mentre la Natura si risveglia dal suo torpore invernale e la vita riprende lentamente il suo corso.
Si, perche` cosi` e` la Romania!

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Isola  Piccola (Braila).  La cabana di Ceausescu per la caccia alle oche e alle anatre sommersa dalla piena del fiume Danubio (anno 2006). Reportage in collaborazione con la Forestale dello Stato Rumeno dopo una avventurosa traversata a bordo di una modesta imbarcazione. Purtroppo la maggiore parte dei selvatici abitatori dell’isola caprioli, cinghiali, gatti selvatici, lepri, volpi, ecc … ma anche animali domestici, cani, gatti, maiali, pecore, galline, ecc … morirono affogati travolti dalla furia delle acque  (foto marinelli)

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Cabana Egreta, Isola Piccola (Braila).  La camera da letto del dittatore Ceausescu invasa dalle acque del fiume Danubio.
piena storica anno 2006   (foto marinelli)

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la valle di caccia e di pesca di Corbu Vechi (Braila) durante l`inondazione del fiume Siret  (anno 2005-foto marinelli)

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l’evacuazione delle fattorie di Corbu Vechi (Braila) durante l’inondazione del fiume Siret  (ann0 2005)

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