GIORNATE  DI  CACCIA

ricordi di caccia di cacciatori di cani, esperienze di vita vissuta, piccoli drammi della mia passione
***

C’era una volta , … in Italia

 I L   C R O C C O L O N E
  effimero misterioso solitario 

 croccolone 2

il re dell’acquitrino e della marcita: il croccolone

IMG_20160307_0023

croccolone in volo sulle montagne dell’Appennino Centrale  – (foto marinelli)

Fra tutte le cacce primaverili,  per le quali sono decisamente contrario,  si pensi alla famigerata ‘croule`’ che consentiva la posta serale e mattutina’ alle beccacce in amore nei mesi di marzo e di aprile (alcune femmine abbattute risultavano anche con l’ ovaia’ gia` fecondata !) e all’assurda e insensata ‘caccia a mare’ che permetteva l’esercizio venatorio fino al 31 maggio alle quaglie e alle tortore che venivano dall’Africa per nidificare’ in Italia, una sola ne rimpiango con profonda nostalgia: la caccia al croccolone !

IMG_20160310_0005

Nana` e Susy (a destra) in ferma su croccolone in marcita di montagna (foto marinelli)

IMG_20160310_0003

in attesa del frullo ovattato del croccolone!  – (foto marinelli)

Durante i primi anni della mia giovinezza ho cacciato questo affascinante selvatico, in dialetto romano ‘pizzardone’  nel periodo del ripasso primaverile’ negli acquitrini dell’Agro Pontino, dei Gricilli e di Fondi, nelle marcite dell’entroterra del Litorale Laziale e della Campagna Romana, nei campi di grano allagati dalla pioggia delle piane del fiume Tevere e nelle ‘marane’ Pugliesi, cosiddetti dialettalmente quei lunghi canali di scolo di acque delle colline di frumento, ricchi di giunchi, di fiori e di piante palustri, ospite del dottor Diego Vassalli di Accadia, ove il croccolone e` chiamato ‘starnotta’.
Ma le esperienze piu` interessanti e le emozioni piu` belle, nonche` i carnieri piu` soddisfacenti li ho realizzati in montagna sugli altipiani dell’Appennino Laziale e Abruzzese dove la primavera , che e` la stagione piu` piovosa dell’anno e lo scioglimento delle nevi, creano un habitat’ ottimale per la sosta del croccolone durante la risalita’ verso i Paesi di origine e di riproduzione.

 

IMG_20160307_0003

Nana` in ferma su croccolone – (foto marinelli)

IMG_20160309_0V014

Susy in ferma su croccolone nel punto esatto dove pochi giorni prima e` frullata una beccaccia – (foto marinelli) 

A quei tempi lontani e felici, la caccia in palude ai palmipedi e ai trampolieri chiudeva il 31 di marzo ma per una serie di astuti accorgimenti nonche` di laboriosi espedienti e poiche` la sorveglianza venatoria era limitata a pochi guardacaccia provinciali, la  fatidica data si allungava per me a tutto il mese di aprile e di maggio, arrivando qualche anno anche ai primi giorni di giugno con la cattura di qualche isolato ritardatario.

16

la mia indimenticabile Sabrina in ferma su croccolone – (foto marinelli)

13

la mia fantastica Briciola a terra su croccolone – (foto marinelli)

IMG_201604M20_0005

Zara in ferma su croccolone – (foto marinelli)

2014-04-24 11.34.56

Tell in ferma su croccolone – (foto dell’amico Roberto Di Jullo)

IMG_20160309_0025

Zara su croccolone, Nana` in ferma di consenso – (foto marinelli) 

Cosi` spaludando per prati di bucaneve, di margherite bianche e gialle, di viole profumate, di candidi narcisi e di giunchiglie allagate dalla pioggia, lungo i rigagnoli di acque sorgive affioranti dal sottosuolo, circondato dallo scenario stupendo di vette innevate scintillanti di sole, ho vissuto giornate indimenticabili realizzando talvolta carnieri invidiabili.

IMG_20160422_0007

le promettenti sorelle Camilla (a sinistra) e Charlotte all’eta’ di dieci mesi in ferma su croccolone, Nana’ di consenso – (foto marinelli)   

IMG_20160422_0009

IMG_20160422_0010

Rossa su croccolone, Nana’ ferma di consenso – (foto marinelli)

Ma la sensazione piu` bella e` stata quella di potere cacciare da solo coi miei ausiliari, lontano dalla concorrenza di altri cacciatori, nella vastita` del silenzio della montagna godendo tutta l’essenza e l’intimita` di questa caccia affascinante che non ha eguali. Di osservare con calma le astuzie e le pedinate del selvatico, il lavoro appassionante dei cani, le ferme, i consensi, le guidate e il frullo ovattato del croccolone che con la caratteristica coda bianca aperta a ventaglio lascia sorpresi e apre un candido sipario prima del dramma finale.

IMG_20160307_0005SDSDSD

Kaff riporto perfetto di croccolone – (foto marinelli)

IMG_20160310_0001

Zara riporto corretto di croccolone – (foto marinelli)

22

Perche` si verifichi un buon ripasso’ nell’agro Pontino e Romano,  nell’entroterra del litorale Tirrenico e sulla dorsale Appenninica e` necessario che, una primavera piovosa e precoce, sia accompagnata da venti caldi da sud, sud-est: ostro e scirocco . Allora l’ala esterna della migrazione, che investe principalmente la Puglia e il il Meridione, si allarga all’Italia Centrale e i croccoloni giungono piu` numerosi nelle marcite e negli allagati della costa, dell’interno e degli altipiani di montagna. Normalmente isolati, casualmente a coppie di individui che volano assieme o uno dopo l’altro, (non si puo` parlare di ‘coppie’ gia` formate perche` gli amori e i corteggiamenti, piu` intimi nel croccolone piu` evidenti nel beccaccino, non avvengono mai durante il viaggio di risalita nei paesi di transito’ ma solo e soltanto quando raggiungono i paesi di origine’, dove si accoppiano e si riproducono); piu` raramente come mi e` accaduto in giornate di forte passo, a branchetti di tre-quattro, che rimettendosi tutt’intorno nel raggio di poche centinaia di metri davano la possibilita` di essere ribattuti a uno a uno come un branco di starne smazzate. Ed e` vera gioia che purtroppo appartiene al passato!

IMG_20160422_0006

a primavera a beccaccini e croccoloni sugli altipiani dell’Appennino Centrale con Giovanni Carducci, Nana’ e Unica (a destra) – (foto marinelli)

IMG_20160425_0001

le giornate di grande passo sono quelle afose e canicolari con foschia di cielo quando, trascinata da forti venti meridionali, cade insistente la minuta sabbia dei deserti Africani e si alternano scrosci violenti di pioggia a sprazzi luminosi di sole. Un bel carniere di croccoloni e beccaccini realizzato a primavera sugli altipiani dell’Appennino Centrale con un monocanna Beretta calibro 12 – (foto marinelli)

IMG_20160425_0004

un bel mazzetto di croccoloni a primavera al rientro da una fortunata giornata di caccia  – (foto marinelli) 

IMG_20160305_0002

con Giovanni Carducci (a sinistra) e Antonio De Luca di Castelmenardo (Rieti) sorpresi in montagna da una bufera di neve col primo croccolone della stagione – (foto marinelli)

IMG_20160305_0009

a primavera con Nana’, brava e indimenticabile ‘croccolonara’, in montagna ancora innevata – (foto marinelli)

Il croccolone regge molto bene la ferma del cane. Nelle erbe alte ma non troppo folte e nel grano tenero, a differenza del beccaccino, affida la salvezza alle lunghe zampe verdastre e scappa di pedina anche per estesi tratti di terreno mettendo a dura prova la capacita` dei nostri ausiliari .

scan 4

Tell in ferma su frullino e su croccolone, sotto – (foto Roberto Di Jullo)

scan 6

Tell seduto al cospetto del ‘re della marcita’: il croccolone! – (foto dell’amico Roberto Di Jullo) 

Il tiro e` estremamente facile se non ci si lascia emozionare dalla bellezza del selvatico. Il volo inizialmente rapido e` diritto e radente il terreno, dopo un centinaio di metri pero` il croccolone prende quota, compie qualche evoluzione sfarfallando in aria, rallenta l’andatura e si fionda a ali chiuse sulla rimessa talvolta tornando indietro, basso basso, verso il luogo di prima levata. Ma se disturbato si comporta in modo insolito, parte silenzioso avanti ai cani e compie lunghi tratti in volo posandosi all’asciutto e, schiacciandosi immobile in una leggera depressione del terreno, si rende il piu` delle volte irreperibile. Ho visto individui, alzati ripetutamente, allontanarsi fino a diventare un puntino e buttarsi fra gli alberi al margine delle faggete oppure raggiungere le propaggini delle montagne, risalire i pendii scoscesi e lasciarsi cadere fra le spinare, gli arbusti e i ginepri.

IMG_20160309_0024

habitat tipico del croccolone in montagna a primavera – (foto marinelli)

Le giornate di grande passo sono quelle afose e canicolari con foschia di cielo quando, trascinata da forti venti meridionali, cade insistente la minuta sabbia dei deserti Africani e si alternano scrosci violenti di pioggia a sprazzi luminosi di sole; in queste particolari situazioni meteo si possono realizzare carnieri eccezionali !
Il croccolone durante il ripasso di primavera’  ha molte affinita` con le abitudini della beccaccia, sia per l’habitat sia per l’alimentazione, e mi e` accaduto piu` d’una volta, servendo i miei ausiliari in ferma, di sparare inaspettatamente alla ‘regina del bosco’ invece di un ‘pizzardone’  o viceversa.
Un mattino di aprile mentre tornavo in macchina per una carrareccia montana, deserta e brecciosa, decisi a causa del caldo di fermarmi presso un limpido fontanile per dissetare le mie canine. Alla mia sinistra, sulla costa dolcemente ondulata della montagna, correva una vasta faggeta ombrosa mentre sottostrada serpeggiava un rivolo d’acqua cristallina bordata d’erbetta e di fiorellini multicolori. I cani per un po’ presero a correre all’impazzata lungo il ruscello sollevando alti schizzi d’acqua poi risalirono il pendio addentrandosi tra gli alberi quando, in una valletta umida e muschiosa traversata da una sottile scolina, m’accorsi che erano in ferma. Mi avvicinai piano piano sicuro di volare una beccaccia invece si incolonno` silenziosamente tra il verde del fogliame un bel croccolone che levai altre due volte sulle successive rimesse, sempre pero` all’interno del bosco; purtroppo non avevo con me il mio micidiale monocanna calibro 12!

IMG_20160305_0011

Selly a terra su croccolone in prato acquitrinato – (foto marinelli)

Al contrario cacciando a primavera nelle depressioni sorgive degli altipiani di montagna ma anche nelle paludi retrodunali del litorale Laziale , mi e` capitato inaspettatamente sotto la punta dei cani  di frullare dalle giuncaglie anziche` un croccolone, una beccaccia che, sfarfallando con volo incerto cosi` al pulito, non ha avuto alcuna possibilita` di scampo!
Non e` vero che il croccolone e` muto!, spesso li ho uditi emettere sulla levata un ‘verso onomatopeico’, gutturale e soffocato, difficilissimo da interpretare e da riprodurre; cio` concorda con le osservazioni fatte sullo spettacolare altopiano delle Cinque Miglia, sorgivo e acquitrinoso (mt. 1250–l’Aquila), dall’amico Roberto Di Jullo di Pescocostanzo, appassionato e esperto ‘croccolonaro’.

71

Bianca seduta su croccolone – (foto marinelli)

Durante il passo estivo-autunnale’, che inizia precocemente dalla meta` di agosto e prosegue per tutto il mese di settembre, la caccia al croccolone in Italia e` stata sempre insignificante perche` il grosso della migrazione diserta l’area mediterranea per mancanza di habitat e si sposta piu` a est dei Balcani seguendo principalmente, fra le altre vie migratorie, la ‘corrente orientale’  (Russia settentrionale->Ucraina->Romania->Bulgaria-> Turchia->Delta del Nilo->Continente Africano->Altipiani Etiopici-> Sud Africa) .
Qualche sporadico incontro si segnalava d’estate in montagna, quando l’apertura della caccia alla quaglia avveniva il 15 agosto, nei pressi della polla di una limpida sorgente, nelle verdi pratine d’acqua traboccata dai fontanili, lungo il bordo dei freschi campi di trifoglio o di erba medica allagati dai violenti acquazzoni estivi.

 67

Mea in ferma su croccolone – (foto marinelli)

Purtroppo la caccia al croccolone oramai fa parte delle ‘cacce sparite’ del bel tempo che fu e che, animo in pace, mai piu` ritorneranno!

*** Per ulteriori informazioni e notizie su questo selvatico si rimanda alle ricerche dell’amico prof  Raniero Massoli-Novelli che, per gli studi della ‘specie’, ha seguito il croccolone fino a oltre 2000 metri di altitudine sugli Altipiani Etiopici, rilevando concentrazioni d’autunno in loco di migliaia di individui  – (Istituto Nazionale di Ricerche di Biologia della Selvaggina, nr.79, ‘beccaccino, frullino e croccolone in Italia’).

 

L’  A Q U I L A   R E A L E
~ piccoli drammi della mia passione ~

 

Neviera_08

A tutti i cacciatori di coturnici e ai montanari piu` appassionati sara`capitato , almeno una volta , di assistere nell’immensita` del cielo ai volteggi di un’aquila o piu` spesso di due perche` questi enormi predoni alati quando si accoppiano rimangono insieme e sono fedeli per tutta la durata della loro vita .
Certo e` che vedere roteare una coppia di aquile reali a altezze vertiginose sfruttando ad ali ferme il vento e le correnti aeree ascensionali , ricamando fra gli stracci bianchi delle nubi larghe spirali , e` uno spettacolo affascinante e meraviglioso della Natura che provoca una forte emozione nel profondo dell’animo e impone , nello stesso tempo , un senso di grande rispetto per queste regine incontrastate delle montagne e dei dirupi purtroppo sempre piu` rare .


L’aquila ha la vista sei volte piu` acuta dell’uomo , un becco robusto e adunco , le zampe ricoperte di piume , gli artigli lunghi e affilati e il quarto dito , contrapposto agli altri , e` munito di un’unghia piu` lunga (un micidiale stiletto ricurvo) con la quale trafigge inesorabilmente la preda . Il piumaggio del corpo e` di colore bruno scuro con penne dorate sul capo disposte ‘a corona’ che percio` le hanno conferito il titolo di ‘reale’ ; le femmine , come in genere per tutti i rapaci , sono piu` grosse dei maschi e possono superare da adulte il peso di sei chilogrammi .
Durante il volo veleggiato la coda e` aperta a ventaglio e le estremita` delle ali sfrangiate sono rivolte verso l’alto mentre le remiganti primarie assumono il tipico aspetto di una mano aperta con le dita distese ; l’apertura alare in ambedue i sessi supera negli adulti i due metri di larghezza .

Aquila-5.jpg_20088412848_Aquila-5

Le coppie di aquile una volta formate eleggono un proprio territorio che conservano sempre negli anni successivi e lo difendono strenuamente , sia il maschio che la femmina , controllandolo in continuazione lungo tutti i confini con manifestazioni aeree a festoni e con volteggi circolari per segnalarlo agli intrusi . Per cacciare indisturbate , lontano dalle zone frequentate dall’uomo , prediligono i grandi spazi aperti e scoscesi , le coste ripide e deserte delle montagne con praterie in declivio , intercalate da orridi precipizi e da pareti rocciose a picco sulle quali costruiscono il nido .

634114

guai a avvicinarsi al nido delle aquile , si verrebbe immediatamente attaccati con conseguenze imprevedibili ! 

L’aquila reale e` un feroce predatore . Scivola silenziosamente a bassissima quota lungo i crinali , piomba repentina sulla preda sorpresa a terra che trafigge con gli artigli acuminati facendola a pezzi con il grosso becco uncinato e divorandola ancora viva .

IMG_20160412_0002

da questo ‘covo’ mimetico fra i ginepri in montagna e ‘saltata la lepre , riuscira’ con questo astuto sotterfugio a sfuggire alla vista infallibile dell’aquila reale ?  –  (foto marinelli)  

IMG_20160420_0001

capra isolata sui dirupi , possibile bersaglio di attacco dell’aquila reale – (foto marinelli)

Si nutre di mammiferi , caprioli , cerbiatti , volpi , lepri, scoiattoli , martore , faine , puzzole , gatti selvatici, ecc … , ma anche di rettili e uccelli , coturnici e corvidi , che avvista da altezze incredibili e che afferra al volo picchiando velocissima ; l’inverno non disdegna carogne di animali abbandonati . Attacca pure pecore e capre isolate lontane dal gregge e cani segugi imprudenti che si avventurano da soli in montagna .

arale

volpe intenta a mangiare una pernice aggredita di sorpresa dall’aquila reale – (notare il quarto dito con la micidiale unghia piu` lunga , ricurva e affilata , contrapposta alle altre , con la quale trafigge inesorabilmente la preda)

Una sola volta cacciando sui contrafforti della catena del Velino (mt. 2486) , tra la cima del monte Rozza e il monte Sevice , ho avvistato a distanza un gruppo di tre aquile intente a spolpare la carcassa di un cavallo morto accidentalmente . Sicuramente si trattava della coppia con l’aquilotto proveniente dal vicino massiccio del Murolungo , dove tutti gli anni nidifica sulla vertiginosa parete a strapiombo , che ha come dominio di caccia il Vallone di Teve fino al monte Bicchero e tutta la dorsale del Velino al confine coi Pratoni del Cafornia . Mentre mi avvicinavo a un centinaio di metri il terzetto , dimostrando di non gradire la mia presenza , si e` levato in volo e in brevissimo tempo con ampie spirali a raggiunto altezze vertiginose sparendo alla mia vista .

qtVtHuT

non c’e’ scampo per il giovane cervo !

Elang-makan-rusa3

Se l’aquila per istinto atavico e per il suo ecosistema di vita rifugge la vicinanza dell’uomo (anticamente viveva anche in pianura e in collina) , non lo teme affatto e non esita a attaccarlo soprattutto in prossimita` del nido .
Riporto a titolo di cronaca quanto scritto da Domenico Rossi sulla Rivista Italiana di Ornitologia – Risultati di Ricerche Ornitologiche sulle montagne d’Abruzzo , gruppo monti Velino-Sirente , anno 1945.1946 – “ Un episodio , fra i tanti registrati, e` quello capitato nella Valle di Teve al mio amico Mario Placidi di Santa Anatolia (piccolo centro paesano al confine tra l’Alto Lazio e l’Abruzzo) . Egli , appassionato rocciatore , si trovava a meta` della parete del Murolungo quando capito` per caso su un nido delle aquile nel quale erano due piccoli e tutt’intorno resti di animali fra cui una mezza lepre . Dopo pochi secondi sopraggiunse in picchiata veloce uno dei due genitori che gli si scaglio` contro . Il Placidi che si trovava su un gradino della roccia largo sufficente per stare in piedi si vide perduto e comincio` a difendersi con la piccozza contro gli attacchi del rapace . Quando gia` considerava essere quella la sua ultima ora si stacco` in alto , da sopra la guglia rocciosa , una piccola slavina di massi che travolsero l’assalitrice che impaurita scomparve ” .
Quest’episodio , perfettamente giustificato dalla profanazione del nido , non e` il solo a mia conoscenza e conferma che l’aquila , in particolari situazioni estreme di difesa , di offesa , di caccia , di fame o per altri motivi che scattano nella sua mente e di cui noi non sappiamo darci una spiegazione logica , non ha alcun timore dell’uomo e a proposito voglio riportare un fatto significativo e drammatico accadutomi molti anni fa .
Quel giorno di fine ottobre ero solo perche` tutte le mie conoscenze paesane erano impegnate nelle faccende autunnali , l’unico disposto a accompagnarmi in auto , ancora prima dell’alba , era stato l’amico Giovanni De Luca di Borgocollefegato (oggi Borgorose) . Mi ero prefisso , partendo dall’abitato di Forme  ,  di risalire il sentiero angusto e pittoresco di Valle Majelama inerpicandomi sulla ripida montagna di Costa Stellata e attraverso la parete brulla e franosa raggiungere il crinale del Bicchero sopra i duemila , da li` proseguire per Vena Stellante lungo la costa desolata e desertica del Costone fino a Capo Teve , discendere a Fonte Pazza e imboccare il sassoso stradello del Vallone di Teve , dominato dai precipizi vertiginosi di Murolungo , che mi avrebbe portato a notte inoltrata alla piccola frazione di Cartore , dove il mio compagno sarebbe venuto a prendermi . Una cacciata ambiziosa e imponente , a cavallo di due Province quella dell’Aquila e quella di Rieti , senza possibilita` di soste data la grande distanza che richiedeva un notevole sforzo fisico dalla mattina alla sera , ma con la certezza di toccare tre-quattro brigate di pernici e sul cui percorso , riarso e privo di sorgenti , disponevo di preziose riserve di acqua depositate in precedenza , indispensabili per dissetare i cani . Il conforto poi di avere con me la mia straordinaria e fantastica setter Susy mi dava la sicurezza di una buona riuscita dell’impresa .

IMG_20160307_0036

Susy si disseta in una fenditura naturale della roccia poco prima dell’attacco dell’aquila reale – (foto marinelli) 

Sotto Costa Stellata mi fermai a ascoltare il canto mattutino mentre a oriente albeggiava e sulla lavagna buia antracite del cielo , che scoloriva lentamente , si spegnevano a una a una le ultime stelle . Tutt’intorno un grande silenzio e una pace infinita rotta soltanto dal latrare di una volpe e dal forte fruscio della fresca brezza mattutina che risaliva impetuosa dalla valle .
Poi di colpo sotto la vetta , come in apertura di un fantastico concerto in un’arena ciclopica di guglie rocciose , ecco il cicaleccio metallico delle coturnici e piu` su` verso il Vallone del Bicchero un altro e alle mie spalle , lontano quasi impercettibile , dalla Costa della Sentina della Magnola ancora uno . Anche Susy aveva udito il canto ammaliatrice e seducente delle ‘sirene delle montagne’ e aveva rivolto attenta la testa nella direzione , rizzando le orecchie e guaiolando sommessamente !
Feci conto che per raggiungere la zona del richiamo piu` vicino avrei impiegato circa un’ora percio` non persi tempo e mi arrampicai diritto per diritto per arrivare al piu` presto in quota e tagliare la pendenza della costa sotto il ‘dormitorio notturno’ per cogliere di sorpresa  il branco intento al pascolo . Cosi` facendo avrei consentito alla cagna di prendere la ‘passata’ delle pernici da sotto in su e sul frullo della brigata di tirare velocemente a piu` selvatici , prima sulla levata e poi di traverso , con maggiore possibilita` di successo .
Intanto la giornata si preannunciava calda e afosa , il sole era uscito prorompente da dietro la cima del Velino investendo coi suoi raggi luminosi dapprima la cima delle montagne tutt’intorno per poi scendere a illuminare anche i recessi piu` intimi degli angusti canaloni e le sottostanti pietraie di macigni rocciosi precipitati dall’alto delle pareti circostanti .
Ero pronto a sparare e gia` pregustavo l’emozione dell’incontro : Susy che avrebbe rallentato piano piano l’andatura , la prudente filata a testa alta , la ferma appassionante , la guidata lenta sui selvatici che scappano di pedina , quando ….. silenziosamente di spalle , a pochi passi di distanza , un’ombra gigantesca rasente il terreno , fulminea improvvisa terrificante , si materializzo` dal nulla , ….. l’aquila !
Data la velocita` , in una frazione di secondo avrebbe raggiunto il suo bersaglio , la cagna ! , piantandogli profondamente gli artigli nella groppa con conseguenze d’impatto disastrose , forse mortali , cosi` non avendo neanche il tempo di imbracciare il fucile tirai istintivamente il grilletto lasciando partire un colpo a mezz’aria . Al rumore dello sparo il rapace , con un’agile virata , scarto` di lato picchiando rapidissimo giu` per la  scarpata portandosi subito fuori tiro ; istintivamente alzai lo sguardo e vidi sopra la testa la compagna che prendeva prontamente quota a larghe spirali.


… istintivamente alzai lo sguardo e vidi sopra la testa la compagna che prendeva prontamente quota a larghe spirali  

Ero stravolto e emozionato ! , avevo subito un’attacco micidiale , accuratamente studiato e premeditato per prendermi di sorpresa e dal quale solo per miracolo la mia amata setter , data la breve distanza che ci separava , si era salvata .
Quale il motivo ? ,  me lo sono chiesto piu` volte . Una sola cosa e` certa , la coppia era una veterana dell’agguato e aveva aggredito sicuramente in precedenza animali di grossa taglia , lo dimostrava la strategia perfetta dell’azione con cui mentre una scivolava furtiva sulla preda , l’altra la controllava dall’alto per intervenire prontamente e impedire qualsiasi via di fuga . Rabbrividii pensando a cosa sarebbe successo se non avessi avuto con me il fucile !
Quello pero` che ancora oggi a distanza di tempo mi lascia incredulo e sconcerto e` l’eccessiva  sicurezza e l’incredibile audacia dimostrata dalle due predone alate che avevano completamente ignorato la mia presenza sfiorandomi a breve distanza , confermando col loro comportamento spavaldo e baldanzoso di non avere assoluta paura dell’uomo .
E` stata la prima e l’ultima volta che nelle mie solitarie cacciate a coturnici ho provato un’esperienza del genere ma non dobbiamo mai dimenticare che nella vita , per tutto e per tutti , c’e` sempre una prima volta che per me e` stata di utile insegnamento e di severo monito facendomi includere , tra i numerosi pericoli che la caccia in montagna comporta , anche Sua Maesta` … ‘ l’aquila reale ’ !

 

 

VIPERE E COTURNICI SULL’APPENNINO DELL’ITALIA CENTRALE
~ esperienze di vita vissuta ~

 

Non si puo` parlare di caccia in montagna e in particolare di quella alla coturnice se non si prende in considerazione uno dei maggiori pericoli che questa affascinante e dinamica disciplina comporta : la vipera !
Due delle quattro vipere Italiane sono presenti sull’Appennino dell’Italia Centrale , sono la vipera Aspis e la vipera Ursinii . Ambedue insidiano il binomio cane-cacciatore a seconda che batta la media o l’alta montagna , le zone cespugliate o quelle prive di vegetazione arborea , talvolta soltanto gli opposti versanti di una stessa catena di montagne . In parole povere l’aspis e la ursinii, pur essendo presenti su tutta la dorsale Appenninica non sono affatto conviventi e si differenziano notevolmente per l’habitat in cui vivono e si riproducono .
Intanto e` bene tenere presente che in Italia tutti i rettili sono protetti , vipere incluse . Cio` vuole dire che se usciamo all’aperto e ci imbattiamo in un ofide velenoso dobbiamo girare alla larga , non per prudenza ma per non incorrere in sanzioni amministrative da parte di qualche solerte guardia ecologica o ambientale , rimandando l’eventualita` di essere morsi ad altra occasione .
Al contrario , se comandassi io , mobiliterei anche l’Esercito per schiacciare la testa di questi pericolosi rettili che attentano all’incolumita` dei nostri fedeli ausiliari a quattro zampe , oltre che alla nostra . E a coloro che affermano che le vipere sono utili all’agricoltura , in medicina , che sono esseri miti , timidi , schivi e riservati e altre balle protezionistiche , rispondo che in Regioni come la Sardegna dove , per cause climatiche e ambientali , fortunatamente non esistono le cose vanno come da noi se non meglio !

– vipera aspis o vipera comune

5

il rientro dalla montagna dopo una fortunata giornata di caccia – (foto marinelli)

E` quella conosciuta dalla maggior parte dei cacciatori perche` presente su tutto il territorio Italiano e sulle Isole , Sicilia compresa , esclusa la Sardegna.
Vive in ambienti siccitosi e assolati , dai fondivalle aridi delle campagne alle brulle macchie pedemontane fino alla cime piu` alte dell’Appennino , raggiungendo normalmente i duemila metri di altitudine (massiccio della Maiella , monti della Meta , monti della Laga , monti Sibillini , catena del Velino-Sirente , Gran Sasso d’Italia , Parco Nazionale d’Abruzzo) . Al disopra di questo limite le ho incontrate sulla vetta del monte Morrone mt. 2141 e del Murolungo mt. 2184 (montagne della Duchessa) , sul massiccio del Velino mt. 2487 al limite coi Pratoni del Cafornia mt. 2424 , sul monte Sirente mt. 2349 in localita` Gole di Celano e sulla catena del Terminillo mt. 2217 .

IMG_20160307_0020

cespugliato di faggio , nocciolo e detriti assolati di roccia : habitat tipico caratteristico della vipera aspis in montagna – (foto marinelli)

L’aspis come tutti i viperidi Italiani e` ‘ovovivipara’ perche` le uova concepite si schiudono direttamente nel suo ventre e partorisce da un minimo di 6-7 fino a 10-12 viperotti e piu` , gia`autosufficenti e velenosi alla nascita ; la femmina raggiunge la maturita` sessuale a sette anni d’eta’ . La testa e` triangolare , la pupilla ellittica (verticale) , la coda tronca e breve , malgrado le credenze popolari paesane non si arrampica mai sugli alberi , a differenza dei serpenti , ma per scaldarsi puo` salire sui muretti a secco , sulle steccionate , sui rovi o su posatoi naturali occasionali a poche decine di centimetri di altezza . E` fortemente legata al territorio e alla tana dalla quale si sposta di poco strisciando lentamente per appostarsi in luogo caldo e appartato in attesa della preda : piccoli roditori , topi , arvicole , lucertole ma anche cavallette , grilli e insetti vari .

IMG_20160307_0029

IMG_20160307_0040

IMG_20160307_0030

nido di coturnice rinvenuto a quota 1400 mt. in localita’ Valle Majelama (Forme – l’Aquila) sotto le pareti dirupate dei Pratoni del Cafornia . Nella prima foto il bastone indica il punto esatto del nido , nella seconda la coturnice in cova , nella terza le uova di colore biancogiallastro lucido con picchiettature minute e macchie di colore marrone chiaro  – (foto marinelli)

1

la coturnice e` ruzzolata vicino al ‘dormitorio’ dove ha trascorso con le compagne la notte – (foto marinelli)

IMG_201604BNB20_0008

gallo di coturnice che scappa di pedina poco prima del frullo – (foto marinelli)

3

vipera aspis , sesso femminile , incinta , colore marrone-rossiccio , lunghezza 70 cm . , testa triangolare , coda corta e tronca uccisa alle pendici di Monte Rozza (confine della Provincia di Rieti con quella dell’Aquila) . Tutta la fascia pedemontana delle Montagne della Duchessa , della Catena del Velino e della Magnola , dalla frazione di Cartore (Rieti) all’abitato di Forme (l’Aquila) ricca di muretti a secco franati . di cumuli di pietre , di ‘macere’ , di brecciai , di roveti e’ particolarmente infestata da questa specie pericolosa di vipera – (foto marinelli)

La colorazione del dorso e` molto varia assumendo spesso il colore della natura del terreno sul quale vive (mimetismo di difesa e di offesa) ; entrambi i sessi possono essere grigi , bruni, marrone rossiccio , olivastri , neri con tutta una gamma di sfumature intermedie a seconda dell’eta` , dell’habitat e di altri fattori di carattere genetico . Anche il disegno ornamentale presenta la massima diversita` , caratteristica inconfondibile le barre nere trasversali che la percorrono per tutta la sua lunghezza e che in alcuni soggetti si fondono nella parte centrale del corpo .
Il ventre e` grigio , biancastro o bianco rosato nelle femmine , nerastro o nero lucido nei maschi ; la parte inferiore dell’apice della coda , piu` corta nelle femmine , e` di colore arancio o giallastro.

9

vipera aspis , sesso maschile , colore grigio-bruno , lunghezza 72 cm. , testa triangolare , coda breve e sfinata – (foto marinelli)

La lunghezza media degli adulti oscilla normalmente tra i 60 e i 70 centimetri ma puo` raggiungere gli ottanta e eccezionalmente , in esemplari per lo piu` di sesso femminile , superare questo limite (mai riscontrato personalmente) .
In alcune localita` dell’Appennino Centrale , a clima caldo umido , vivono popolazioni di vipere aspis ‘melaniche’ come la femmina di circa sette anni uccisa a 1600 metri di altitudine in localita` ‘Valle di Malito’ (Corvaro – Rieti) e che opportunamente preparata conservo sul caminetto della mia piccola casa di montagna .

7

vipera aspis , sesso femminile , totalmente melanica , lunghezza cm. 70 , uccisa in localita` ‘ Valle di Malito’ , altezza 1800 metri , (Corvaro – Rieti) – foto marinelli

13

modificazione cromatica in vipera aspis melanica . Avvicinandosi alla maturita` sessuale i giovani acquistano via via a cominciare dalla coda la colorazione nera che tra il quinto e il sesto anno di vita si sostituisce a quella consueta della specie 

La colorazione nera inizia nei giovani a partire dalla coda e si sostituisce via via a quella consueta fino al raggiungimento del melanismo completo che avviene tra il quinto e il sesto anno di eta` . La spiegazione di questa anomalia sembra essere quella della migliore utilizzazione del calore che, per effetto del colore nero , favorisce l’assorbimento delle radiazioni solari infrarosse anche in presenza di brusche diminuzioni diurne della temperatura atmosferica .
L’aspide batte prevalentemente i versanti macchiosi dei costoni dirupati , le radure assolate dei boschi di faggio , le zone incolte e ridotte a sterpaglia dei declivi una volta coltivati a grano , le propaggini delle montagne ricche di ginepri e di pietraie , le macere e i dintorni dei casali abbandonati e diroccati , le sponde dei piccoli ruscelli montani , i muretti di pietre a secco ricoperti di rovi di more , le pinete da rimboschimento a alta quota e in genere tutte le postazioni fortemente esposte al sole e riarse : il suo habitat e` quindi vastissimo !


insolito ‘solarium’ aereo di vipera aspis , la tana notturna e` nella macera adiacente – Montagne della Duchessa , frazione di Cartore (Rieti) 

Insidia tutte le categorie dei cacciatori dai segugisti ai codaioli , da coloro che all’apertura a quaglie battono le stoppie degli altipiani a quelli che in autunno si spingono sui versanti scoscesi dei monti all’inseguimento delle agognate coturnici ; anche i beccacciari piu` incalliti che nel mese di ottobre-novembre cercano le prime ‘regine’ nelle alte faggete montane non sono esenti da questo pericolo !
Rischioso avventurarsi in montagna coi cani a primavera durante lo scioglimento delle nevi quando le vipere aspis escono dalle loro celle di latenza invernale con le ghiandole sature di veleno e si schiacciano al sole per termoregolarsi .

9

con gli amici Mauro De Luca e Lello Divona di Borgorose (Rieti) durante un’escursione a primavera sull’impervio Murolungo mt. 2184 (montagne della Duchessa) – foto marinelli

11

 l’amico Edmondo Proietti mostra orgoglioso due grosse vipere aspis uccise a primavera ai margini della neve sulla vetta del Monte Morrone mt. 2141 (montagne della Duchessa) – foto marinelli

In caso di morso del nostro ausiliare si puo` senz’altro affermare che , se non soccorso tempestivamente con la terapia adeguata , le conseguenze sono quasi sempre letali , causa e il forte stress da lavoro e la elevata circolazione sanguigna dovuta alla caccia che provoca una piu` rapida diffusione delle tossine nell’organismo . E` importante lavare subito la ferita con acqua abbondante mai con alcool perche` il veleno al suo contatto forma dei composti tossici che peggiorano la situazione .
La tossicita` del veleno sia a livello qualitativo che quantitativo dipende da vari fattori soprattutto dall’eta` della vipera , dalla grandezza della ghiandola velenifera e dalla sua consistenza (piu` abbondante dopo il letargo invernale , minore se ha da poco morso un altra preda) , dalla penetrazione piu` o meno profonda delle zanne nei tessuti organici , dalla zona della puntura , micidiali nel cane naso , lingua e labbro . La morte puo` avvenire per cause molteplici : collasso cardio-circolatorio , blocco respiratorio , coagulazione intravasale massiva (il sangue diventa incoagulabile) , shock anafilattico e per altri effetti collaterali .
Uccisi la mia prima aspis il giorno di ferragosto di molti anni fa . La mattina all’alba mi ero arrampicato in perlustrazione , in compagnia di un paesano locale , sui contrafforti rocciosi di una montagna sconosciuta spinto dalla mia sete insaziabile di scoprire e di vedere . Verso mezzogiorno, il caldo e la sete si erano fatti insopportabili , decidemmo di scendere a valle quando la mia guida nel rasentare un macchia scapigliata che usciva da un orrido canalone trovo` le fatte fresche delle coturnici . La fatica spari` come per incanto ma poco dopo addentrandoci tra il verde dei faggi avevamo perso ogni contatto . Un centinaio di metri piu` avanti, nell’attraversare una piccola radura quasi sull’orlo del baratro rimasi pietrificato : a un passo di distanza , sul terreno breccioso fra i ginepri , una vipera aspide di grosse dimensioni stava allungata al sole . Il suo mimetismo era talmente perfetto che soltanto la circospezione con cui avanzavo per trovare il maneggio delle pernici mi aveva salvato da piu` spiacevoli conseguenze . In quell’attimo di paura pensai subito ai cani , questi per sottrarsi ai raggi del solleone si erano rifugiati all’ombra degli alberi ma poi accortisi che non li seguivo erano tornati indietro passando a poco meno di mezzo metro dalla vipera che era rimasta immobile nella sua posizione . Quando riuscii a acciuffarli per il collare e mi riebbi dall’emozione , urlai a squarciagola per attirare l’attenzione del mio compagno che da buon montanaro si era munito di un robusto bastone .
Ugo , cosi` si chiamava , impiego` per raggiungermi buoni dieci minuti – che c’e` ?’ ,  – , chiese allarmato quando mi fu accanto , …
la vipera !’ , …
– ‘dove ?’ , …
– ‘li` , … li` , davanti a te !’ , – ma poiche` non scorgeva nulla seguitava a ripetere – dove ? , … dove ?’ , – e avanzava cautamente col bastone alzato pronto a colpire ma appena gridavo – attento, attento ! , … ce l’hai ai piedi’ , – indietreggiava bruscamente . Eppure sembrava incredibile che non riuscisse a scorgere il rettile come pure che questo in mezzo a tutto quel trambusto non avesse tentato di dileguarsi nel suo nascondiglio sotterraneo .
Finalmente presi coraggio a quattro mani e afferrato il bastone colpii ripetutamente la vipera sulla testa uccidendola . Piu` che la lunghezza mi insospetti` la grossa dimensione corporea , cosi` per vedere che aveva ingerito la squartai col coltello da caccia : era una femmina adulta in procinto di partorire , estrassi dal ventre uno dopo l’altro un grappolo di nove viperotti , lunghi come una matita , oltre venti centimetri e perfettamente formati . Passare di li` a caccia aperta in autunno sarebbe stato come camminare su un terreno minato perche` i neonati , muniti di apparato velenifero funzionale , sono in grado di inoculare sin dalla nascita circa un milligrammo di veleno tossico .
Da questo primo incontro trassi degli utili insegnamenti . Innanzitutto l’immobilita` che e` la migliore arma che la vipera ha per cacciare e per difendersi dai suoi nemici naturali e il perfetto mimetismo rispetto all’habitat in cui vive ma anche la difficolta` del suo apparato uditivo a percepire le onde sonore che si trasmettono nell’aria (non a caso si dice che la vipera e` sorda !) mentre e` molto sensibile alle vibrazioni che si propagano sul terreno .
Una considerazione di carattere personale e` quella che la vipera e` assolutamente ‘inodore’ ossia il suo corpo non emana particelle sensibili all’olfatto del cane che per questo motivo non la avverte e ci inciampa involontariamente provocando la sua fulminea reazione ; viceversa se quest’ultimo si accorge della sua presenza si tiene per istinto atavico alla larga , abbaiando e girandole intorno a prudente distanza .
Purtroppo la paurosa esperienza fu la prima di una lunga serie , soprattutto quando la passione per la caccia alla coturnice mi spinse a battere le montagne in tutte le stagioni dell’anno , dalla primavera subito dopo lo scioglimento delle nevi all’autunno inoltrato .
L’aspide ha abitudini diurne e crepuscolari sebbene sembra che nelle notti calde estive , se la temperatura si mantiene elevata , possa rimanere all’aperto fuori dalla tana . Non ho mai avuto esperienze dirette in proposito pur transitando spesso , dopo il tramonto del sole , in zone pericolose ma alcuni montanari degni di fiducia mi assicurarono di essersi imbattuti in una vipera durante una posta notturna al tasso .
La mia regale setter biancoarancio ‘Rossa’ , fu l’unica dei miei ausiliari a subire gli effetti disastrosi del morso di una aspis in una giornata altamente drammatica nella quale mi resi conto della tossicita` micidiale del suo veleno .
Era il 4 novembre di un anno oramai lontano nel tempo , in compagnia di due amici appassionati perniciari , Claudio e Elio , ci eravamo arrampicati sugli aspri contrafforti interni della catena del Terminillo , i cui versanti esposti a nord erano gia` parzialmente innevati .
Nel salire in un pascolo sopra la faggeta avevamo incrociato un branchetto di coturnici abbattendone un paio ma sulla rimessa , una parete assolata da rimboschimento di pini bassi , udii nel silenzio un guaito straziante di dolore . Mi girai allarmato ! , Rossa , distante una ventina di metri , mi veniva incontro con la coda fra le gambe , abbattuta e mortificata , sbattendo convulsamente la testa mentre il pelo del muso era sporco di sangue . Pensai a un incidente di percorso fra gli arbusti della vegetazione cosi` quando mi fu accanto la pulii col palmo della mano ma rimasi paralizzato dalla paura : due piccoli fori a meta` della canna nasale , tra gli occhi e il tartufo , distanti un centimetro l’uno dall’altro dai quali usciva un leggero fiotto di sangue scuro non lasciavano dubbi !
Ma non ebbi altro tempo per pensare ! , la cagna emise un lamento sommesso , straluno` gli occhi arrovesciandoli e stramazzo` pesantemente a terra in stato di coma . Erano passati solo una manciata di secondi dal morso , fui preso dal panico e dal terrore ! Gettai il fucile su un cespuglio , sollevai in braccio il corpo esanime della mia cagna e strillando per attirare l’attenzione dei miei compagni mi diressi poco distante all’ombra di una parete rocciosa , ma qui` ebbi un’altra brutta sorpresa : nella fretta di scendere dall’auto mi ero dimenticato sotto al sedile due delle tre fiale antivipera che porto abitualmente con me .
Nel frattempo attirati dalle mie grida erano sopraggiunti gli amici che da buoni montanari avevano ognuno una dose di antitodo . Visto lo stato gravissimo in cui versava la cagna decisi di tentare il tutto per tutto rischiando anche l’eventualita` di uno shock anafilattico : iniettai in piu` punti intorno al collo , sulla spalla e sui fianchi per via sottocutanea una prima fiala di siero e successivamente , nell’arco di una mezz’ora le altre due , complessivamente 30 ml. , una quantita` massiccia al di fuori di ogni possibilita` terapeutica ! , ora bisognava attendere gli effetti dell’antiveleno e pregare in Dio !
Intanto decisi di recuperare il fucile e silenziosamente mi avvicinai con circospezione al luogo dell’incidente . Sotto un pinastro isolato intravidi una piccola piazzola riarsa e assolata , riparata dal vento , coi segni evidenti sul terreno delle spire del rettile ma di questo nessuna traccia . Infilai come segnale su un ramoscello di ginepro un pezzetto di carta e tornai indietro amareggiato e deluso.
Rossa , supina su un fianco , lottava disperatamente tra la vita e la morte in una lunga e penosa agonia : tutto il corpo era attraversato da un continuo tremore ma il respiro , un rantolo affannoso e pesante , si interrompeva di colpo cio` che mi faceva temere per la sua sorte . Seguivano momenti di rigidita` assoluta quasi di morte apparente poi crisi improvvise di intenso dolore con brusche contrazioni toraciche , stiramenti spasmodici delle zampe posteriori, conati di vomito con secrezione bavosa e perdita di urina .
I fori dei denti velenosi erano scomparsi e al loro posto s’era formata una tumefazione nerastra e molliccia solcata da lesioni capillari e da piccole emorragie sanguigne . Il muso fino all’attaccatura del collo aveva perso ogni sembianza e la testa si era deformata ingigantendo spaventosamente , soffocando le cavita` degli occhi : un calvario e uno scempio al quale assistevo disperato e impotente ! Intanto Claudio aveva deciso di tornare a casa , Elio lo avrebbe accompagnato per un tratto e poi sarebbe tornato a prendermi .
Rimasi solo nel mio dramma ! , gli avvenimenti e la forte emozione provata avevano causato in me un senso di torpore e di prostazione fisica cosi` , quasi senza accorgermene , mi addormentai inconsciamente a fianco della mia bestiola .
Fui svegliato di soprassalto dal rumore di due fucilate sparate in sequenza velocissima e dalle urla di gioia del mio amico che nel risalire aveva sorpreso la vipera al sole facendola a pezzi . Giustizia era fatta ! , ma il mio primo pensiero fu per la canina che non sembrava riprendersi dallo stato di coma profondo in cui era caduta , provammo ad alzarla trattenendola sulle zampe ma ricadeva pesantemente a terra esanime in stato di incoscenza . La situazione era molto critica , che fare ? , dovevamo necessariamente muoverci per non farci sorprendere dalla notte oramai imminente . A turno ce la caricammo sulle spalle fino a un sentiero che , snodandosi tra le rocce scendeva ripido a valle e che ci permise con difficolta` e fatica di raggiungere . Appena giunti a casa in paese , deposi Rossa vicino al camino e avvisai il veterinario del Comune vicino , amico cacciatore , che intervenne tempestivamente sottoponendola a flebo e alla terapia del caso . Comincio` a riprendersi lentamente soltanto il giorno successivo riuscendo a alzarsi da sola , a bere un po’ d’acqua e a provvedere , barcollando sulle zampe, ai suoi bisogni fisiologici . Dio sia lodato , era salva !

12

coturnice albina uccisa dall’amico Giuseppe Zannotti in localita` Monte Puzzillo mt. 2174 (l’Aquila) – ottobre 1994

IMG_20160307_0018

il percorso pauroso della valanga nevosa con un fronte di circa 200 metri staccatasi nella primavera del 1969 dal Monte Morrone mt. 2141 (Montagne della Duchessa) precipitata in Valle Amara (Corvaro – Rieti) dove oggi scorre il tracciato dell’Autostrada Roma-l’Aquila , all’imbocco della galleria Monte San Rocco – (foto marinelli)  

IMG_20160307_0019

IMG_20160309_0017

si risale il tracciato della valanga con gli effetti disastrosi lasciati al suo passaggio – (foto marinelli) 

IMG_20160309_0018

IMG_20160309_0021

per impedire il transito dei cacciatori muniti di fuoristrada facevamo ruzzolare degli enormi massi di roccia sulle carrarecce di montagna . Nella foto Bocca di Teve (Cartore – Rieti) , in piedi Emilio Di Carlo di Borgorose aiutato da tre volenterosi paesani di Castelmenardo . L’accesso al Monte Costone mt. 2239 , a Vena Stellante mt. 2271 e al Monte Bicchero mt. 2161 fu ostruito , per raggiungere queste ottime localita’ da coturnici bisognava impiegare oltre due ore di marcia risalendo il ripido e pietroso stradello del Vallone di Teve e gli intrusi … sparirono ! – (foto marinelli)      

il mio carniere della lontana Apertura del 1966 sulle Montagne della Duchessa con i formidabili e instancabili ausiliari Zara e Fido (a destra) – foto marinelli 

IMG_20160411_0010

mio cognato Roberto con un leprotto catturato durante un’esplorazione a primavera sulla cima del Monte Morrone mt. 2141 (Montagne della Duchessa) e subito rilasciato – (foto marinelli)  

IMG_20160421_0001 (2)

6

i cani hanno appena recuperato una vecchia ‘gallina’ ruzzolata dall’alto delle rocce del Monte Ginepro nella pietraia sottostante – (foto marinelli)

IMG_20160420_0008

tra roccia e lamponi selvatici si ‘starnano’ le coturnici – (foto marinelli)

1

quant’e` bella giovinezza ! , … con Zara e Nana` sul Monte Ginepro  mt. 1984  – (foto marinelli) 

quant’e` bella giovinezza ! … con Fido e Zara a Costa Stellata mt. 2151 , Catena del Monte Velino – (foto marinelli) 

Quant’e` bella giovinezza ,

che si fugge tuttavia !

chi vuol esser lieto , sia :

di doman non c’e` certezza .

                                                                                                               Lorenzo de’ Medici

 

… ma se lungi d’ogni malattia , la vecchiaia 

    e’ la piu’ bella giovinezza che ci sia ! 

                                                                                                                                           a. m.

 

3

sosta a Fonte Salomone (Montagne della Duchessa) con mio nipote Massimiliano , Charlotte e Camilla (a destra) – foto marinelli 

IMG_201604NN23_0003

sosta a Fonte della Scrofa (Monte Greco – l’Aquila) . Da sinistra Edmondo Proietti , mio nipote Massimiliano , Gustavo Vassalli e Achille Chichiarelli di Avezzano – (foto marinelli)

– vipera ursinii o vipera di Orsini

vipera ursini

E` presente in Italia soltanto sugli aspri contrafforti dell’Appennino Laziale , dell’Appennino Abruzzese e dell’Appennino Umbro-Marchigiano ma mentre in genere e` poco conosciuta e` invece in alcune aree di queste montagne fortemente concentrata . Io l’ho battezzata la ‘vipera del ginepro’ .
Si differenzia dalla vipera aspis e per le dimensioni notevolmente inferiori e per l’habitat in cui vive e si riproduce , dai 1100-1200 metri di altitudine in su` , mai al disotto di questo limite .
Il suo regno e` tipico e caratteristico . Predilige le praterie culminali riarse , i pascoli aridi ai margini delle pietraie , i costoni rocciosi tappezzati di ginepri , la steppa fra i detriti dei massi franati , i brecciai dei ripidi canaloni e i versanti assolati ricchi di arbusti montani . Per queste sue peculiarita` insidia esclusivamente il cacciatore di coturnici e i suoi ausiliari a quattro zampe .

IMG_20160309_0002J

ginepri assolati e brecciame di roccia : habitat tipico e caratteristico di vipera ursinii – (foto marinelli)

IMG_20160309_0003

Come la vipera aspis e` specie solo diurna e crepuscolare ; durante le mie scorribande in montagna non le ho mai incontrate nelle ore notturne . La lunghezza media degli adulti oscilla da 40 a 50 centimetri e puo` raggiungere eccezionalmente anche i sessanta (mai riscontrate personalmente) . Piccola ma di carattere irascibile se molestata ! E’ esclusivamente ‘terricola’ anche se talvolta per scaldarsi puo` distendersi sui cespugli di ginepro a pochi decimetri di altezza .
Il colore del dorso varia dal bruno al grigio con sfumature olivastre ed e` percorso da una fascia longitudinale marrone piu` o meno scura a angoli smussati che parte a zig-zag dall’attaccatura del collo fino alla coda , tronca e corta .
Il suo veleno e` tossico ma il piccolo contenuto delle ghiandole e le corte zanne non gli permettono di iniettarlo in profondita` nei tessuti organici . Di conseguenza e` molto meno pericolosa dell’aspis ma non per questo deve essere sottovalutata soprattutto per i danni che , sotto stress da lavoro a alta quota , puo` arrecare nei confronti del cane . Comunque sin dall’antichita` non si conoscono casi di persone morte per il morso di vipera di Orsini .
I miei incontri con questo ofide velenoso coincisero col mio primo , ormai lontano nel tempo, accampamento ad alta quota . Quell’anno avevamo raggiunto , con cavalli , muli e somari carichi di provviste alimentari , una localita` suggestiva delle montagne della Duchessa detta ‘Fonte la Vena’ , ponendo le tende al limite superiore delle foreste di faggio , sui 1800 metri di altitudine , a ridosso di una cordigliera rocciosa i cui contrafforti erano ricchi di coturnici .

IMG_20160309_0004

IMG_20160309_0015

IMG_2016LJKJK0309_0013

foto ricordo coi pastori di Corvaro (Rieti) in localita` ‘Fonte la Vena’ , Monte Morrone . Al centro col pullover rosso zio Amedeo Benedetti , il mio maestro di caccia – (foto marinelli)

IMG_20160309_0040

IMG_20160421_0012

IMG_20160309_0028

quell’anno avevamo raggiunto con cavalli , muli e somari carichi di provviste alimentari una localita` suggestiva delle Montagne della Duchessa , … facevano parte della piccola comitiva alcuni amici paesani che provvedevano alle faccende quotidiane dell’accampamento … – (sopra , vita coi pastori)  –  foto marinelli

16

con l’amico Emilio Di Carlo di Borgorose a Costa Stellata mt. 2151 (catena del Velino) – foto marinelli

IMG_20160307_0011

Checco di Castelmenardo (a destra) mi aveva tanto pregato di portarlo almeno una volta a coturnici ma non avrei mai immaginato che  venisse accompagnato con un piccolo cocker !  – (foto marinelli)

IMG_20160421_0011

Zara , riporto perfetto di coturnice – (foto marinelli)

Facevano parte della piccola comitiva alcuni amici paesani che provvedevano alle faccende quotidiane dell’accampamento , dalla cucina all’approvvigionamento dell’acqua e della legna , e che a turno mi seguivano nelle mie cacciate solitarie per le balze deserte della montagna .
Uno di questi , il secondo giorno di accampamento , torno` alle tende portando infilzata in un bastoncino di ginepro una vipera che cosi` crocifissa si torceva ancora negli spasimi della morte. Notai subito che non era una delle solite Aspis che ben conoscevo ma si differenziava da queste , oltre che per le minori dimensioni , anche per la colorazione di fondo e per il disegno ornamentale del dorso .
Non c’era dubbio ! , si trattava della famosa vipera di Orsini che avevo letto rara nei testi scientifici . Invece negli anni che seguirono , sempre in quella selvaggia e sperduta localita` , ricca di ginepri e di brecciai , uccisi altri individui della stessa specie ma solo e soltanto su quel versante mentre sugli altri ebbi incontri con la Aspis .
Mi convinsi cosi` che le popolazioni di ursini vivono relegate in determinate fasce altimetriche di una catena montuosa nelle quali e` completamente assente la vipera comune . In queste zone pero` sono fortemente concentrate sicche` in breve spazio di tempo o in pochi metri quadrati di terreno possono aversi piu` incontri ; un anno in un solo anfiteatro roccioso , assolato e riarso , eliminai dalla circolazione quattordici ursini .
Silvio Bruno nel suo interessante libro ‘Le vipere d’Italia e d’Europa’ , Edagricole 1985 , scrive che vide uscire , nel mese di maggio sui monti del Velino , fino a nove adulti dalla stessa tana !

12

variabilita’ ornamentale delle parti superiori in vipera ursinii

Comunque la mia passione di correre appresso alle coturnici in tutte le stagioni dell’anno , col bello e col cattivo tempo , mi ha permesso incontri sempre piu` ravvicinati con questo rettile velenoso col quale talvolta ho vissuto dei drammatici momenti .

1

di ritorno dalle mie cacciate in montagna davo da mangiare le ursinii uccise alle cornacchie del paese che se le ingozzavano intere a cominciare dalla testa – (foto marinelli)

15

2

un bel carniere di vipere ursinii , le uccisi una dopo l’altra per recuperare una coturnice disalata che si era imbucata in una pietraia – (foto marinelli)

6

una di meno in circolazione ! – (foto marinelli)

8

ricordo di una stupenda giornata di caccia in montagna funestata dall’incontro di due vipere ursinii – (foto marinelli)

Una mattina che ero solo alla ricerca di un branco di pernici che amavano soggiornare nelle ore calde in delle piccole grotticelle scavate dall’erosione del tempo su alcuni dirupi a picco mi accorsi , nel puntellare i piedi sulle rocce , che una ursinii mi scivolava silenziosamente tra gli scarponi . Rischiando di ruzzolare feci un balzo in avanti per allontanarmi dal pericolo ma quando ripresi l’equilibrio rimasi impietrito : Zara che mi seguiva titubante a causa del terreno fortemente scosceso si era fermata , il rettile gli era fra le zampe sotto la pancia , in posizione di all’erta pronto a colpirla col suo scatto velocissimo .
Rimasi immobile alcuni secondi studiando sul da farsi poi mi avvicinai cautamente alla cagna e quando le fui a fianco la tirai con uno strattone dalla mia parte salvandola dal peggio . Volevo prendere alcune fotografie ! , la vipera , estraendo a tratti la lingua nera e biforcuta , osservava con attenzione i miei movimenti stando ferma sul tronco ma girando velocemente la testa nella mia direzione ogni qualvolta cambiavo posizione .
D’un tratto, gli ero a un passo , lancio` un sibilo stridulo e acuto che durava alcuni secondi e che riprendeva a intervalli uguali , rimasi allibito ! , non avrei mai immaginato che un piccolo essere come la ursinii potesse soffiare in maniera cosi` terrificante . Dopo che l’ebbi uccisa notai nel corpo una protuberanza e il mio stupore crebbe quando squartandola estrassi dal ventre una piccola cavalletta , di quelle verdi e panciute di cui sono tante ghiotte le coturnici !

15

la vipera osservava osservava con attenzione i miei movimenti stando ferma sul tronco ma girando velocemente la testa ogni qualvolta cambiavo posizione , d’un tratto … – (foto marinelli)

Un’altra volta pero` me la vidi veramente brutta e se mi salvai dal morso velenoso fu per la mia buona stella che in fatto di vipere mi ha sempre un po’ aiutato .
Ero con un amico , risalivamo un ampio canalone ripido e roccioso nel quale le tracce fresche delle coturnici sparse da tutte le parti non lasciavano dubbi . I cani da tempo si alternavano in una serie di ferme e di guidate ma non riuscivano a concludere mentre noi li tallonavamo stringendo i denti e tirando il fiato . D’un tratto piu` in alto , da sotto un enorme macigno , frullo` rumoroso il branco che tra uno scrosciare metallico d’ali ci venne diritto in faccia aprendosi velocemente a ventaglio .
Con tre colpi fortunati , sparati in rapida successione , riuscii a centrare due cotorne di punta e una di passata che tra una nuvola di piume colorate andarono a sbattere rimbalzando violentemente sulle rocce circostanti mentre il mio compagno , forse per la stanchezza e per l’emozione , fece delle incredibili padelle . Sulla rimessa intercettammo le superstiti in una pietraia , ne abbattemmo una e ne ferimmo malamente un’altra ma nel momento piu` cruciale mentre partivano disordinatamente altre pernici , captai con la coda dell’occhio un insolito movimento tra i fili giallognoli delle rade erbe montane .
Guardando meglio scorsi una ursinii che , allarmata dalla mia presenza , si era attorcigliata su se stessa  col capo in posizione di attenti , pronta a colpire . Per non perdere tempo raccattai una pietra e gliela lanciai contro colpendola in pieno sulla testa che prese a sanguinare e poiche` si trattava di un bell’esemplare adulto l’afferrai per la coda mentre ancora si dibatteva e me la misi frettolosamente in tasca .
Soltanto piu` tardi quando ci fermammo per dissetare i cani e per starnare le prede mi ricordai del mio macabro trofeo , estrassi dalla cacciatora le pernici ponendole accuratamente sulle rocce poi rovesciai la saccoccia del gilet facendo cadere a terra la vipera ma questa , piu` viva che mai , prese subito a allontanarsi . Corsi a tagliarle la strada parandola con la canna del fucile ma la fuggitiva irritata per la lunga prigionia e per nulla intimorita si giro` in difesa .
Ero stato fortunato ! , la vipera non aveva nulla . La sassata l’aveva soltanto stordita provocandole una piccola ferita sul capo dal quale erano uscite alcune gocce di sangue che me l’avevano fatta credere morta . Se avessi messo inavvertitamente una mano in tasca non avrei avuto certamente scampo e di sicuro la racconterei in maniera diversa .
Comunque in tanti anni di caccia in montagna in zone infestate e a alto rischio ho avuto solo in due casi i miei ausiliari offesi dalle zanne velenose della vipera di Orsini .
La prima volta ero col mio fedele accompagnatore di Castelmenardo , Giovannino detto ‘il Podesta`’, che quel giorno aveva portato con se il figlio quindicenne .
Vana ogni ricerca sul crinale alto della montagna , verso le dieci del mattino c’eravamo abbassati in dei canaloni ripidi e assolati per vedere se le grigie regine avessero trovato riparo nelle numerose morene franose che li percorrevano . Dopo altre due ore di inutili tentativi , sebbene le spiumate e le stercate fossero molte , decidemmo di bivaccare all’ombra di una parete tagliata netta diritta ‘a spada d’Angelo’ .
I cani , Kaff , un bracco tedesco allenato per la caccia in montagna e Susy , una giovane setter alle prime armi , si erano rifugiati all’ombra della roccia sull’erba bagnata di brina per cercare un po’ di refrigerio mentre il mio compagno , toltosi di spalla lo zainetto militare , tirava fuori le borracce e le modeste cibarie .
La frescura del luogo ci diede subito un senso di sollievo . Presi il cappello impermeabile , vi formai nel centro una cavita` a mo’ di bacinella versandovi un poco di acqua che la setter accorsa scodinzolando bevve in fretta e avidamente . Mi meraviglio` il comportamento del bracco che era rimasto sdraiato in terra incurante della sete e appariva fortemente affaticato : il respiro era affannoso e pesante e dalla bocca usciva un flebile rantolo simile a un lamento .
 ‘che avra` ?’ , – chiesi al mio amico , …
‘cosa vuoi che abbia , sara` stanco !’ , – rispose quello dopo avergli lanciato una rapida occhiata e iniziammo la nostra frugale colazione .
Di tanto in tanto mi rivolgevo preoccupato verso il cane – ‘Kaff !… , Kaff !’ , – gridai ripetutamente ma quello che al mio richiamo aveva alzato la testa la lascio` ricadere pesantemente a terra senza curarsi affatto del boccone di pane che gli avevo lanciato e che la setter approfittando dell’occasione aveva ingoiato rapidamente .
‘qualcosa non va !’ , – replicai mentre un dubbio atroce mi traversava la mente , cosi` gli esaminai attentamente il muso e le zampe ma poiche` non scorsi nulla di interessante tornai a sedere e ripresi a mangiare .
La nostra sosta duro` una buona mezz’ora . Quando decidemmo di muoverci il cane sembrava avere recuperato le forze perche` riprese avidamente la cerca assieme alla sua compagna di caccia .
Dall’oasi di ombra in cui avevamo bivaccato raggiungemmo una vasto anfiteatro morenico , tappezzato da piante di lamponi e da macchioni di noccioli , semisommerso da una valanga di macigni rocciosi trasportati a valle dalle slavine .
Mi torno` subito alla mente una bella azione di Kaff su un vecchio e scaltro cotorno che scappava di pedina avvenuta proprio in quella localita` l’anno precedente ma battemmo tutta la zona senza che accadesse nulla di particolare .
All’inizio della frana , dove il terreno diventava particolarmente scabroso , il cane mi si era messo alle calcagna . Per un po’ cercai di spronarlo poi visto inutile ogni tentativo seguitai ad avanzare quando un mugolio straziante di dolore alle mie spalle mi fece voltare spaventato : Kaff annaspava fra le rocce cercando di mantenersi in equilibrio sulle zampe posteriori ma piu` si girava piu` ruzzolava a terra nell’impossibilita` di muoversi . Non c’erano dubbi ! , la vipera aveva compiuto il suo misfatto da tempo e il veleno entrato in circolazione stava producendo i suoi disastrosi effetti.
Senza perdere un minuto tirai fuori dallo zaino un piccolo thermos nel quale conservavo due fiale di siero antiofidico che praticai in piu` punti per via intramuscolare sul collo e sul fianco e alle quali aggiunsi una dose di caffeina pura .
Trascorse cosi` una lunga ora durante la quale il mio amico ed io ci scambiammo soltanto qualche parola , ognuno aveva paura di comunicare all’altro i propri timori ma la situazione era molto critica . Ci trovavamo a tre ore di cammino dall’auto parcheggiata in un bosco di faggi ma per raggiungerla dovevamo valicare la vetta della montagna risalendo una costa irta e ripida il che` , con il cane ormai esanime in coma profondo , era praticamente impossibile .
Vagliammo una ad una tutte le eventuali possibilita` e la sorte , in quel drammatico momento , volle venirci incontro . Nei pressi , semisommersa dai cardi e dalle ortiche , a ridossso di un muretto di pietre a secco disposte a semicerchio e in parte franate , scorgemmo i ruderi di uno stazzo di pastori abbandonato chissa` da quanti anni . Rovistando tra le pietre riuscimmo a estrarre alcuni bastoni di faggio che dovevano essere stati il sostegno del tetto della capanna , un pezzo di filo di ferro arrugginito e , cosa preziosa , una tela cerata logora ma ancora in buone condizioni con la quale costruimmo una rudimentale lettiga .
Quando ultimata l’operazione tornai accanto al mio ausiliare mi resi conto che la vita di questo era appesa a un filo . Lo caricammo di peso sulla barella legandogli le zampe con le cinte dei fucili ai rami laterali per evitare che durante il trasporto a valle scivolasse fuori , poi ci separammo . Il mio uomo col figliolo sarebbe disceso giu` per l’angusto canalone fino a un sentiero che conduceva a una carrareccia dove ci saremmo ritrovati , io invece avrei percorso a ritroso la via del mattino per raggiungere l’auto .
Nell’accomiatarci ebbi una stretta al cuore : avrei rivisto in vita il mio fedele ausiliare ? Intanto la setter sebbene la costa fosse ripida e accidentata mi precedeva cacciando con passione e aveva raggiunto una parete rocciosa nella quale si aprivano delle piccole caverne rosse di bauxite che spesso durante le bufere invernali mi erano servite da umile rifugio , quando il balenare di una molla di acciaio tra gli arbusti rinseccoliti della vegetazione mi fece restare col fiato sospeso . Una vipera era rivolta verso la cagna che l’aveva sfiorata con le zampe e ora stava eretta sul corpo attenta a spiarla mentre si allontanava ignara del pericolo scampato . L’uccisi rabbrividendo al pensiero di non avere piu` con me neanche una fiala di siero !
Quando raggiunsi la macchina era notte fonda e solo dopo un paio d’ore rintracciai il mio compagno di caccia ma Kaff , seppure in stato di shock , era ancora fortunatamente in vita .
Appena giunti in paese lo adagiai accanto al focolare tra il rammarico degli amici che tra una partita di carte e un bicchiere di vino aspettavano il nostro rientro . Verso la mezzanotte arrivo` il veterinario di Borgocollefegato che gli pratico` subito una flebo e le cure del caso . Passai tutta la notte a vegliarlo , la mattina ancora stordito riusci` pur vacillando ad alzarsi e a urinare , dopo due giorni era completamente ristabilito .
La seconda volta , era la fine di un ottobre caldo e assolato , mi trovavo in compagnia dei carissimi amici Emilio e ‘Pommidoro’ , titolare dell’omonimo e caratteristico ristorante casareccio del Quartiere romano San Lorenzo .
Cacciavamo a rastrello lungo una costa ripida e scabrosa , poco sotto i ‘duemila’, quando udimmo nel silenzio un guaito terrificante : Zara , la mia dinamica kurzhaar , stagliata sulla parete della montagna di fronte che strapiombava paurosamente nel vuoto , aveva avuto uno scarto improvviso e sbatteva terrorizzata la testa mentre uncinata al suo labbro si torceva una grossa vipera ursinii.
L’immagine di questa agghiacciante visione non la dimentichero` mai per tutta la mia vita di cacciatore ! Mi gettai per la china per uccidere il rettile che appena caduto in terra si era rapidamente dileguato fra i ginepri ma Emilio mi aveva afferrato per un braccio trattenendomi – ‘pensa alla cagna prima che sia troppo tardi !’ – , mi disse concitato .
Zara appariva visibilmente provata dal dolore , mugolava disperatamente scuotendo il capo da una parte all’altra , per cercare di calmarla la feci accucciare all’ombra di una roccia , coprendola con la giacca . Gli praticai una prima iniezione a base di cortisone in vena alla zampa posteriore e subito dopo una di siero antiofidico da 10 ml. intorno al collo e sui fianchi , per neutralizzare tempestivamente gli effetti tossici del veleno prima che questo , raggiungendo organi vitali provocasse danni irreversibili .
Dovevo necessariamente fermarmi ma non volevo sacrificare i miei compagni di caccia . Poco piu` avanti in un canalone roccioso , tutto ghiaioni e brecciai , sapevo una grossa punta di pernici che avevo levato piu` volte a caccia chiusa ma gli amici fortemente emozionati non volevano abbandonarmi . Finalmente , sotto le mie ripetute pressioni , avanzarono per il ripido declivio e in breve sparirono dalla mia vista con l’accordo che ci saremmo ritrovati piu` tardi .
Rimasi da solo a consumare il mio dramma ! , di tanto in tanto qualche gracchio corallino mi roteava sulla testa per andare a appollaiarsi scivolando d’ala sui massi vicini . Della vipera nessuna traccia sebbene piu` volte mi fossi avvicinato con cautela al luogo in cui l’avevo vista sparire , sicuramente si era rifugiata nella sua tana sotterranea .
Erano oramai trascorse due lunghe ore , durante le quali avevo praticato alla cagna che riposava tranquillamente un’altra dose di antiveleno per via sottocutanea , allorche` udii rimbombare sotto di me una scarica di fucilate cui fece eco una serie di colpi rotti e isolati : gli amici avevano scovato la bella brigata di cotorni e l’andavano ribattendo .
Intanto Zara , certamente per la tempestivita` con cui ero intervenuto , aveva superata ottimamente la crisi tossica riprendendosi bene anche nelle forze fisiche .
Decisi di muovermi e di raggiungere i miei compagni . Dopo poco li scorsi dall’alto mentre sostavano al riparo di alcuni grossi macigni rocciosi disposti a semicerchio , precipitati chissa` in seguito a quali eventi ciclopici . Disposte in bella fila sull’erba , accanto ai fucili e alle cartuccere, spiccavano quattro superbe coturnici ; il resto della brigata si era sparpagliata tutt’intorno nella pietraia adiacente dopo vani e inutili sforzi per snidarla dalle anfrattuosita` delle rocce .
Consumammo insieme un boccone di colazione poi insieme a Pommidoro tentammo una breve ricognizione mentre Emilio preferi` rimanere a sonnecchiare al sole . Del branco nessuna traccia ma nel rasentare una piccola piazzola riarsa fra un gruppo di ginepri scorsi una ursinii che mi osservava , raccolsi un sasso e mi feci incontro al rettile uccidendolo prima ancora che potesse strisciare via .
‘Pommidoro’ , impaurito per questo secondo incidente decise di battere in ritirata e io seguitai da solo nel mio giro di perlustrazione ma nell’arrampicarmi su una serie di gradoni di pietra disposti a terrazza mi trovai faccia a faccia con un’altra vipera , incastrata verticalmente con la parte posteriore del corpo in una fenditura della roccia . Rimasi alcuni secondi immobile studiando la via migliore per non lasciarla scappare poi con un preciso colpo di punta degli scarponi le frantumai la testa .

IMG_20160309_0016

… rimasi alcuni secondi immobile studiando la via migliore per non lasciarla scappare poi con un preciso colpo di punta degli scarponi le frantumai la testa  – (foto marinelli)

Non volli rischiare ulteriormente e decidemmo di abbandonare al piu` presto quella pericolosa zona ma gli amici erano talmente terrorizzati per gli avvenimenti della giornata che all’inizio preferirono seguirmi in fila indiana . Dopo un po’ li udii strillare – ‘attento ! , hai una vipera dietro di te !’ – , mi girai incredulo pensando a uno scherzo di cattivo gusto ma una ursinii distesa fra le pietre a un passo dalle mie gambe , mi fece ricredere .
Eppure quella cacciata iniziata cosi` tragicamente si chiuse con un bell’episodio . Nel risalire verso il valico mi ero distanziato dai miei compagni e avevo perso di vista i cani.
Ebbi il sospetto che fossero in ferma , mi inerpicai diritto per diritto e poco dopo inciampai in Nana` che immobile guardava verso l’alto . Una ventina di metri piu` in alto , quasi sulla vetta , Zara mimetica tra il grigiore delle rocce era inchiodata in una ferma statuaria .

IMG_201HHHHH60309_0027

una ventina di metri piu` in alto , quasi sulla vetta , Zara mimetica tra il grigiore delle rocce era inchiodata in una ferma statuaria … – (foto marinelli)

IMG_20160420_0004

Giovannino deposita in una grotta nella roccia le preziose provviste d’acqua che ci serviranno poi a caccia aperta – (foto marinelli) 

IMG_20160420_0005

IMG_20160307_0027

a quei tempi non esistevano ancora le bottiglie di plastica e quelle di vetro pesavano il doppio ! – (foto marinelli)

Mentre mi avvicinavo frullarono silenziose due grosse coturnici che picchiando veloci giu` per la china mi sfiancarono di lato . Col secondo colpo centrai la prima , col terzo l’altra oramai lontana che spari` nella scarpata sottostante ingoiata dalla penombra del tramonto . Passarono solo alcuni minuti e mentre il sole affogava in un mare rosso di fuoco dietro la cuspide triangolare della montagna di fronte , vidi le due canine che risalivano premurose verso di me , riportando delicatamente tra le fauci una preda ciascuna .
Cosi` con quel fortunato doppietto in extremis si chiuse quella drammatica giornata di caccia dall’insolito carniere : sei coturnici e tre vipere , piu` quella scampata che , per tutte le maledizioni che gli ho mandato , sara` certamente morta di crepacuore !
Altre volte i miei incontri con questo rettile velenoso sono legati ai ricordi di belle cacciate solitarie trascorse nel silenzio sperduto della montagna e che spesso riaffiorano nella mia mente con la certezza  che non torneranno mai piu` !
Un anno durante le mie esplorazioni pre-apertura che avevano soprattutto lo scopo di depositare in grotte o in punti strategici riserve di acqua da utilizzare poi a caccia aperta , avevo scovato in un gigantesco anfiteatro roccioso , ricco di pascoli erbosi e di ginepri intrammezzato da morene franose , tre nunerose covate di coturnici ma la zona arida e riarsa , priva di sorgenti , era letteralmente infestata dalle vipere talche` pochi cacciatori osavano avventurarvisi . Inoltre per raggiungere la localita` bisognava impiegare piu` ore di marcia risalendo un piccolo sentiero incastrato fra le pareti a strapiombo di uno spettacolare e impervio canalone .

01

un anno avevo scovato in un gigantesco anfiteatro roccioso , ricco di pascoli erbosi e di ginepri intrammezzato da morene franose , tre numerose covate di coturnici , ma la zona arida e riarsa , … – (foto marinelli)

8

… priva di sorgenti , era letteralmente infestata dalle vipere talche` pochi cacciatori osavano avventurarvisi – (foto marinelli)

Per tre giorni consecutivi , con alzate antelucane e rientri notturni , alternando nel lavoro quattro ausiliari , scortato da un giovane valligiano che mi portava lo zaino  , battei ininterrottamente dall’alba al tramonto di balza in balza , di pietraia in pietraia , di rimessa in rimessa le belle brigate di pernici .

IMG_20160307_0002

Nana` in ferma su coturnici sorprese in alto a distanza  – (foto marinelli)

IMG_20160420_0007

Nana’ in ferma su branco di tredici coturnici – (foto marinelli) 

8

Susy mimetica fra le rocce in ferma su branco di 11 coturnici  , sulla levata ne cadranno tre – (foto marinelli)

IMG_20160309_0012

recupero e riporto di Susy – (foto marinelli)

IMG_2016HHH0309_0011

per tre giorni consecutivi , con alzate antelucane e rientri notturni , alternando nel lavoro quattro ausiliari , battei ininterrottamente dall’alba al tramonto di balza in balza , di pietraia in pietraia , di rimessa in rimessa le belle brigate di pernici . (sopra , riporto di Zara) – foto  marinelli

Alla sera del terzo giorno coi cani letteralmente distrutti dalla fatica , stanco per non avere riposato complessivamente neppure dieci ore , allineai sul tavolaccio della piccola casa montana che mi ospitava il frutto delle mie fatiche : ventuno coturnici una piu grossa dell’altra ma in un sacchetto di plastica sopra al focolare , dietro al vaso dei fiori finti a San Mauro Patrono del paese, c’erano i macabri resti di cinque ursinii che avevano turbato con la loro presenza quelle meravigliose giornate di caccia .
Quali sono i periodi dell’anno in cui e` piu` frequente l’incontro con le vipere ?
Per l’aspis la fine del letargo invernale coincide normalmente con l’inizio della primavera se questa e` abbastanza precoce , mentre la ursinii vivendo in zone alte , fredde e innevate ha un risveglio spostato nel tempo che nelle annate piu` rigide si prolunga al mese di aprile . L’estate con le sue giornate lunghe , assolate e afose , coincide con l’epoca della riproduzione che avviene a fine luglio-agosto per l’aspis e a settembre-ottobre per la ursini .
In autunno l’attivita` delle vipere si riduce in maniera trascurabile a causa del minore numero di ore luce , delle giornate fortemente piovose e del sopraggiungere dei primi freddi . In ogni caso le prime nevicate non bastano e non sono sufficienti a mandare in letargo le vipere e il cacciatore prudente deve portare sempre con se il siero antiofidico per evitare sgradite sorprese che possono costare la vita al proprio ausiliare e a proposito voglio riportare un episodio significativo accadutomi anni fa .
L’inverno era alle porte ma la stagione , a parte qualche violento acquazzone , si era mantenuta ottima . Mi ero arrampicato nottetempo con un paesano , alla ricerca di due grossi branchi quasi vergini per la scabrosita` della zona in cui albergavano , lontano dalle piste battute dagli altri cacciatori .
Alle prime luci dell’alba avevamo sorpreso in pastura , quasi sul crinale della montagna , le prime coturnici che frullate fragorosamente a due tiri di schioppo planarono dolcemente a ali tese dietro una fila dentata di scogli , dandoci l’impressione di volersi rimettere  .
Il carniere sembrava assicurato , ma avevamo fatto i conti senza l’oste !  Per due ore setacciammo in lungo e in largo tutte le zone di probabile ritrovo ma del volo , misteriosamente svanito nel nulla , nessuna traccia . Sfiduciati per l’insuccesso c’eravamo fermati per decidere sul da farsi allorche` sentimmo cantare a breve distanza l’altro branco . Lo sconforto spari` in un attimo ! Tentai di aggirare la posizione prendendola da sotto in su` per avere maggiori possibilita` di tiro , purtroppo per un banale incidente le coturnici , una buona dozzina si alzarono lunghe , dividendosi in due gruppi che mi sfilarono davanti , fuori tiro . Fortuna volle che il mio accompagnatore , rimasto di marca , riuscisse a vedere il punto preciso di una vasta pietraia dove era calato uno dei due spezzoni del branco . Senza perdere tempo mi portai sulla rimessa piazzandomi su un macigno piu` alto degli altri pronto a sparare . Le cagne scovarono una dopo l’altra tre cotorne arrospate fra i pertugi delle rocce che , malgrado il frullo possente e emozionante , non mi fu difficile abbattere mentre altre due volate alle mie spalle riuscirono a salvarsi . Poi un centinaio di metri piu` avanti rintracciarono il rimanente del branco e iniziarono una entusiasmante guidata sulle superstiti che risalivano sparpagliate di pedina lungo un ripido canalone . Nell’arco di dieci minuti , prima che potessero rimbrancarsi , ne incarnierai una ad una sotto ferme emozionanti altre quattro , una quinta l’abbatte` con un tiro lunghissimo il mio compagno che probabilmente teneva nella doppietta un cartuccione da lepre .
Nella foga della cacciata non ci eravamo accorti che il tempo era repentinamete cambiato . Il sole s’era nascosto dietro una cortina di nuvole color piombo che s’innalzavano a dismisura come un fungo gigantesco . Su questo sfondo apocalittico grossi cirri bianchi trascinati dal vento si rincorrevano sfrenati e andavano a infrangersi contro le cime delle montagne che apparivano e sparivano come fantasmi , lontano tra il bagliore secco dei lampi si udiva rumoreggiare paurosamente il tuono . Quando decidemmo di tagliare la corda era oramai troppo tardi ! , scendendo a valle fummo investiti da una bufera d’acqua di eccezionale violenza con raffiche di vento cosi` gelide da mozzare il fiato e tanto forti che a fatica ci reggevamo in piedi .
Quella sera zuppi fradici come pulcini usciti dall’uovo e mezzi assiderati dal freddo , davanti a una saporita scodella di minetra bollente e a un appetitoso arrosto di agnello al forno con le patate , fu festa per il bel carniere ma poiche` ero rotto dalla fatica e avevo deciso di ritentare la sorte l’indomani me ne andai subito a dormire .
Per il giorno successivo mi ero trovato un altro uomo disposto ad accompagnarmi al quale avevo dato ordini precisi su l’ora cui chiamarmi , – ‘e` nevicato !’ – , furono le prime parole che mi disse , svegliandomi di soprassalto la mattina di buon’ora , – ‘ai Falascari si vede brillare la neve sotto la luna’ … – , aggiunse subito .
Mi rallegrai in cuor mio , non tanto per l’evento che arreca sempre un certo senso di nuovo e di imprevisto , ma soprattutto perche` almeno per quel giorno l’incontro con le vipere sarebbe stato quasi certamente impossibile . Per scrupolo pero` , misi nel tascapane una fiala di siero antiveleno : la prudenza in montagna , lontano dal resto del mondo , non e` mai troppa !
Sui 1500 metri cominciammo a trovare i primi sprazzi di neve spazzati qua e la` dal vento , a quota duemila lo strato del soffice mantello superava i dieci centimetri di altezza . Iniziammo subito la ricerca del grosso branco di coturnici del giorno precedente ma , come spesso accade , di questo nessuna traccia e poiche` non si vedevano sul terreno innevato ne` fatte ne` impronte desumemmo che la bufera doveva averle spostate piu` in basso .
Intanto col passare del tempo era uscito un bel sole che aveva addolcito l’aria e arrecava un certo senso di benessere alle gambe intirizzite dal freddo . Decidemmo di concentrare le nostre ricerche in una zona di pascolo in forte pendenza , intercalata da torrioni di rocce , ricca di ginepri e di brecciai sui quali la neve caduta nella notte andava lentamente squagliandosi . Poco dopo il mio compagno che cacciava sotto di me si fermo` di colpo e mi fece segno di avere davanti una vipera e poiche` non era tipo da intimorirsi l’uccise calpestandola con gli scarponi . Assistetti alla scena da lontano pensando a un caso sporadico che arricchiva il mio bagaglio di esperienze ma era appena trascorso un quarto d’ora allorche` l’episodio si ripete` nelle identiche modalita` .
Due vipere in poche centinia di metri non lasciavano dubbi ! , i pericolosi rettili avevano sopportato la bufera di neve nelle tane del terreno e ora erano nuovamente fuori a scaldarsi al sole . Cosi` ci allontanammo da quella infida zona e la sorte volle aiutarci perche` a sera avevamo in carniere tre belle coturnici .
E per chiudere queste note sulle vipere dell’Appennino dell’Italia Centrale vorrei sfatare almeno una delle tante leggende che le credenze popolari paesane hanno creato attorno alla loro figura . L’ultima diceria in ordine di tempo ma certamente la piu` paradossale e` quella che fantomatiche Organizzazioni , mai identificate , servendosi di potenti elicotteri lancino dall’alto piccoli paracadute contenenti sacchetti di vipere che all’atterraggio si aprono infestando le montagne .
A parte il fatto che di vipere in circolazione ce ne sono pure troppe , si pensi al notevole costo finanziario che questa operazione comporta : allevamenti di ofidi in terrari con personale specializzato , piloti muniti di brevetto di volo , rifornimenti di carburante con campi di atterraggio, premi assicurativi per rischi contro terzi perche` un contenitore puo` finire su un centro abitato con conseguenze imprevedibili , ecc … . C’e` da chiedersi , ma chi paga ? , eppure questa assurda panzana ha fatto , come una catena di Sant’Antonio , il giro di tutte le localita` montane e dei piccoli centri dell’Appennino e non c’e` paesano o pastore che non giuri sulla tomba del padre , della madre o sulla testa dei propri figli di avere trovato in giro buste di plastica zeppe di rettili velenosi .
Al contrario io invece dico che in tema di vipere l’ignoranza e la fantasia dell’uomo , sia in tempi remoti che in quelli moderni , non conosce veramente ne` limiti ne` confini e chi piu` ce n’ha piu` ne metta !

 

Back To Top