GIORNATE DI CACCIA

„ricordi di caccia di cacciatori di cani , esperienze di vita vissuta , picccoli drammi della mia passione …”

 

I  SOPRANNOMI  A  CACCIA

‘credo che la passione della caccia non sia soltanto quella di scovare la preda , di inseguirla e di catturarla ma anche il piacere di scoprire posti nuovi e di stringere amicizie con persone , spesso dai ‘soprannomi’ piu` disparati affibbiati loro chissa` da chi , perche` o percome , che diversamente non avremmo mai incontrato nella nostra vita’

Quando da studente frequentavo le affollate e rumorose riunioni serali nell’armeria di Ciro Bonvicini , in via Sabotino , nei pressi di piazza Mazzini a Roma (era l’unico passatempo perche` la televisione era ancora appannaggio di pochi privilegiati) , ebbi modo di conoscere personaggi straordinari dagli appellativi bizzarri che sono rimasti scolpiti nella mia mente come una profonda incisione in una lastra di granito . Cosi` ricordo ‘il Capitano’ , ‘il Delegato’ , ‘l’Ingegnere’ , ‘Regginella’ (rigorosamente con due g) , ‘er Varechina’ , ‘er Tassinaro’ , ‘er Formaggiaro’ , ‘l’Avvocaticchio , ‘il Biondino’ , ‘Lollo’ , ‘tre Capocce’ , ‘Riccardo er matto’ (veramente di matti ce n’erano piu` di qualcuno) , ‘Peppe er bugia’ (i bugiardi poi erano molti piu` dei matti) , … e tanti , tanti altri che non ricordo , che non ho piu` rivisto e chissa` che fine hanno fatto .

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la famosa Armeria di Ciro Bonvicini (seduto a terra) in via Sabotino , nel Quartiere Prati , a Roma . Da sinistra coi soprannomi ‘l’Ingegnere’ , il sottoscritto , ‘Paolo lo Zozzo’ , ‘Regginella’ e ‘il Delegato’ – (foto marinelli)   

– in Sardegna

Quando nel settembre del 1957 sbarcai in Sardegna la prima volta con tutta la mia esuberanza giovanile alla ricerca delle mitiche pernici barbaresche ero in compagnia di un certo Paolo detto ‘lo Zozzo’ solo perche` a casa , dato il suo precario stato economico , non aveva ancora lo scaldabagno per lavarsi con l’acqua calda . Nell’isola dei Nuraghi consolidai una profonda amicizia con Riccardo Belli detto ‘Procopio’ , il piu` grande cacciatore professionista di quaglie e di beccaccini da me conosciuto che spaludava coi suoi straordinari cani nelle risaie dell’Oristanese e nella penisola del Sinis ininterrottamente tutti i giorni (allora , negli anni 1960 , non c’erano giornate di riposo settimanale) dalla meta` di settembre alla fine di marzo incarnierando migliaia di ‘becchilunghi’ e di ‘africane’ che vendeva poi (per lui era una necessita` di vita) tramite un piazzista sul mercato di Cagliari ;

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Riccardo Belli detto ‘Procopio’ il piu` grande cacciatore professionista da me conosciuto mentre si appresta a servire i suoi ausiliari in ferma su beccaccini nelle risaie dell’Oristanese  (Sardegna) – anno 1960 (foto marinelli)

con Raniero Massoli detto ‘il Tenente’ , affermato professore di geologia presso l’Universita` di Cagliari , ecologista , scrittore e beccaccinista col suo famoso setter Dick , ribattezzato ‘fulmine sfrullo’ per ovvi motivi (per chi non lo sapesse anche molti nostri ausiliari hanno un soprannome) ; con Vittorio Ruberti detto ‘Dentone’ per i suoi incisivi lunghi e sporgenti simili alle zanne di un tricheco ; con Antonio Ambu detto ‘Bollepezza’ , il simpatico e bizzarro accompagnatore di Oristano , tanto sordo che a volte per richiamarlo dovevamo sparare in aria un colpo di fucile .

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tre indimenticabili personaggi della caccia in Sardegna nelle risaie dell’Oristanese : Riccardo Belli detto ‘Procopio’ (a sinistra) , Vittorio Ruberti detto ‘Dentone’ (al centro) e Antonio Ambu detto ‘Bollepezza’

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Riccardo Belli detto ‘Procopio’ a cena al ristorante Cocco & Dessi` di via Tirso , Oristano , in una caricatura di Massimo Roth – (16.11.1974)

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Antonio Ambu di Oristano detto ‘ Bollepezza’ , il simpatico e bizzarro accompagnatore dei cacciatori Continentali nelle risaie , nelle paludi  e negli acquitrini di Riola , di Palmas Arborea , di S. Anna e del Sinis – (foto marinelli)

Caccia fiume Ren web

l’amico Raniero Massoli-Novelli detto ‘il Tenente’ a beccacce (sopra) lungo il fiume Tirso e a beccaccini (sotto) nelle paludi di Palmas Arborea (Oristano)  

Caccia beccaccino legg

Ma dove rimbalzavano gli appellativi piu` strani e numerosi era sul traghetto delle Ferrovie dello Stato per la Sardegna che per quarant’anni , dal 1960 al 2000 , presto` servizio con le sue quattro navi (Gallura , Gennargentu , Tirsus e Hermea) , sulla rotta Civitavecchia – Golfo Aranci ,  di cui io ero un assiduo passeggero . Pur essendo amico di tutti i cacciatori pendolari del fine settimana coi quali mi fermavo a conversare sul ponte durante la traversata , mare permettendo , di molti personaggi non non ho mai saputo il vero nome ma solo il soprannome . Fra i tanti ricordo : Florenzo detto ‘Marco Polo’ , Luciano alias ‘Sigarino’ , Franco detto ‘Francone’ per la sua mole , Walter ‘il Truccatore’ , Silvio ‘il Carburatorista’ , Gianni ovvero ‘il Nazista’ , Nino ‘il Professore’ , Fausto ‘Zucchetto Rosso’ , Adrio detto ‘er Cocaina’  , Bruno detto ‘il Tedesco’ , Gianni ‘il Siciliano’ , Lillo nominato ‘Mangiafuoco’ , Ennio detto ‘er Bugia’ , e ancora ‘il Corea’ , ‘il Tricheco’ , ‘l’Ossaro’ , ‘er Pesciarolo’ , ‘Zanna Bianca’ , ‘er Testina’ , ‘ er Mucchetta’ , … e molti altri che non ricordo e che qui sarebbe troppo lungo enumerare .

Quando cominciai a frequentare la caratteristica trattoria ‘da Pommidoro’ nel Quartiere romano di San Lorenzo di Aldo Bravi , soprannominato ‘Pommidoro’ , uno dei piu` famosi ristoratori e cacciatori romani , conobbi altri personaggi dai nomignoli caratteristi , molti dei quali diventarono in seguito abituali compagni di avventure venatorie : Sergio Lucchesi detto ‘il Marchese’ , Leandro Colangeli detto ‘er Matto‘ (per la sua ‘folle’ passione per la caccia alla coturnice) , Giorgio Corte detto ‘il Genovese’ , Tito Salles detto ‘il Frigoriferista’, Amedeo Borgia detto ‘er Banana’ , Edmondo Proietti detto ‘er Santone’ , Franco Setti detto ‘er Pelato’ , Antonio detto ‘er Tappezziere’… e via dicendo .

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gli allegri amici Giorgio Corte detto ‘il Genovese’ e Sergio Lucchesi detto ‘il Marchese’ (a destra) prima di imbarcarsi sul traghetto delle Ferrovie dello Stato , di ritorno dalla Sardegna , sulla rotta Golfo Aranci-Civitavecchia  (foto marinelli)

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col simpatico e indimenticabile Tito Salles detto ‘er Frigoriferista’ all’imbarco del traghetto delle Ferrovie dello Stato , sulla rotta Golfo Aranci-Civitavecchia – (foto marinelli)

– a beccacce

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a beccacce con l’amico Florenzo Nuvoli detto ‘Marco Polo’  e (da sinistra) gli ausiliari  Moore , Cecilia e Sabrina – (foto marinelli)

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con Vittorio Ruberti di Quercianella (LI) detto ‘Dentone’ col risultato di una fortunata giornata di caccia – (foto marinelli)

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 con Cesare Pisegna di Trasacco (AQ) detto ‘il Carabiniere’ di ritorno dalle foreste di faggio dell’Appennino Marsicano – (foto marinelli) 

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con Luciano Pittoni detto ‘Sigarino’ col risultato di una indimenticabile giornata di caccia nei querceti cedui del Gennargentu (mt. 1834 –  Sardegna) – foto marinelli

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Castelmenardo (RI) . Di rientro dalle faggete Appenniniche d’alta quota davanti alla fiamma allegra del fuoco con gli amici soprannominati (da sinistra) ‘Mauretto della Montagnola’ , ‘Stefano Voce Fina’ , il sottoscritto , ‘Mauro il Selvaggio’  , ‘Roberto Tre Capocce’ e il ‘Bandito Giuliano’ (in primo piano) – foto marinelli

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nella cabina del traghetto Gennargentu delle F.S. sulla rotta Golfo Aranci-Civitavecchia con gli amici (da sinistra) Florenzo Nuvoli detto’Marco Polo’ , il sottoscritto , Roberto Cimini detto ‘Tre Capocce’ o ‘Lucifero’ e Giuseppe Zannotti detto ‘Pinazzo’ (in primo piano) – foto marinelli 

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sul traghetto Gallura delle F.S. di ritorno da una bella giornata di caccia nelle foreste della Barbagia . In mancanza dei canili si sistemavano gli ausiliari nelle panche della passeggiata sul ponte con grande disappunto dei marinai – (foto marinelli) 

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con Stefano Lanchi detto ‘Voce Fina’  a beccacce sui Monti della Tolfa  (VT) – foto marinelli

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di ritorno da una giornata a beccacce nelle faggete dell’Appennino Laziale , al calore del focolare della mia piccola casa di Castelmenardo con Roberto Cimini detto ‘Tre Capocce’ – (foto marinelli)

– in montagna

Quando quel lontano giorno di dicembre di oltre cinquant’anni fa , sorpreso da una violenta bufera d’acqua , di nevischio e di vento , riparai bagnato fradicio come un pulcino nello Spaccio della piccola frazione di Nesce , ultimo avamposto sperduto fra le montagne del Cicolano (Rieti) , fra i pacchetti di sigarette Alfa , i barattoli di conserve , le formette di pecorino , i rotoli di carta igienica , le tavolette di sapone da bucato , le bottiglie di estratti di liquori , la carta moschicida , il sale , lo zucchero , le caramelle e mille altre cianfrusaglie fui avvicinato , mentre divoravo un piatto di ‘fregnacce’ al ragu` di porcini , da un cacciatore dai lineamenti duri ma dal comportamento distinto con un paio di segugi legati a una cordicella che , levandosi rispettosamente il cappello in segno di saluto , mi apostrofo` – ‘com’e` andata ?’ .
Io a quei tempi avevo segreti anche per la mia ombra ma quel signorotto di montagna mi ispiro` , non so` perche` , subito fiducia . Cosi` tirai fuori dal tascone del gilet , uno dopo l’altro , tre superbi cotorni dal becco e dalle zampe corallo e una starna ‘gineprola’ dalla testa arancione e dal ferro di cavallo quasi nero di un bel branco vergine malgrado la stagione inoltrata .
‘poteva andare meglio se non fosse per questo tempo infernale !’ , – esclamai mentre Fido , da sotto il tavolino zoppicante , mi cercava con insistenza la mano per un boccone di pane , – ‘e lei ?’ – aggiunsi incuriosito , scorgendo il muso insanguinato di una bella ‘orecchiona’ che gli spuntava dalla mantella cerata zuppa di pioggia .
-‘sono venuto a cavallo per riprendere mia moglie che e` maestra e insegna qui alla scuola elementare , per la via i cani hanno scovato due lepri , una l’ho presa . Il mio paese e` proprio di fronte , aldila` della vallata . Ci sono molte starne e anche le pernici sulla nostra montagna , … se vuoi venire a trovarmi mi fara` piacere’ , – ribatte` con fare invitante .
Quell’uomo alto , prestante , dal fisico gagliardo e robusto , era Giovanni De Luca di Castelmenardo (Rieti) , soprannominato ‘Giovannino’ , chissa` perche` dai suoi compaesani .

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con Giovanni De Luca di Castelmenardo (RI) detto ‘Giovannino’ nel mio rifugio di montagna , di ritorno da una bella cacciata a coturnici – (foto marinelli)

Inutile dire che non mi lasciai sfuggire la bella occasione e pochi giorni dopo , cadeva il Natale , mi avventurai per una vacanza , armi e bagagli , nel piccolo villaggio , non piu` di cento anime tra grandi e piccini , dai muri antichi di pietra , dai portoncini ad arco , dai tetti spioventi di coppi ricurvi gia` spolverati di neve , abbarbicato a nido d’aquila sulle pendici di monte San Mauro .
Giovannino mi presento` ai suoi familiari e ai due fratelli appassionati lepraioli , ‘zio Antonio’ , nella cui casa piccola come un guscio di noce , dove viveva con la moglie Fortuna e i cinque figli , ma grande come una villa per l’ospitalita` aperta a tutti , ho trascorso molte delle ore piu` belle della mia vita di cacciatore e Ugo ‘il pastore’ , forte come una roccia sempre a giro col suo sparuto branco di pecore dall’alba al tramonto , sempre vigile per guardarsi dai lupi col sole e con la pioggia , col caldo e col freddo , col bello e col cattivo tempo .

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Antonio De Luca di Castelmenardo (RI) detto ‘zio Antonio’ per l’ospitalita’ della sua casa aperta a tutti , con un superbo gallo catturato sui contrafforti di Monte San Mauro (Basso Cicolano – Rieti) – foto marinelli

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il piccolo villaggio di Castelmenardo (RI) abbarbicato sulle pendici di Monte San Mauro visto dalla Foresta . Sullo sfondo le imponenti Montagne della Duchessa , innevate – (foto marinelli)

Castelmenardo divenne la mia base di caccia per gli accampamenti con le tende sugli aspri contrafforti delle montagne della Duchessa , del massiccio del Murolungo e della catena del Velino alla ricerca delle agognate coturnici e per l’esplorazione delle impervie localita` sconosciute della Marsica e dell’Abruzzo .
Nella bettola affumicata di Bifaretti a strapiombo sull’Apa , il piccolo torrente incassato fra le rocce che scendeva giu` dalla Valle di Malito , dove la sera dopo cena giocavamo a scopone e l’allegro ‘Pretore’ con la sua inseparabile fisarmonica a tracolla intonava qualche divertente marcetta , conobbi cacciatori d’altri tempi come Antonetto detto ‘il Professore’ , eternamente ubriaco dalla mattina alla sera , ‘Angeluccio’ dagli occhi azzurri e dalla mira infallibile che sparava anche … al volo , ‘u Surdu’ , il cui soprannome era tutto dire e tanti , tanti altri personaggi ma primo fra tutti Giovanni Carducci detto ‘il Podesta`’ , il piccolo grande uomo , il mio piu` fedele accompagnatore che mi seguiva come un ombra senza mai abbandonarmi un istante nelle mie scorribande in montagna con lo zaino e la doppietta incollata a spalla , sempre , anche quando frullavano le coturnici .

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Giovanni Carducci di Castelmenardo (RI) detto ‘il Podesta’ , il mio piu’ fedele accompagnatore di caccia in montagna – (foto marinelli)

Adesso la bottega e` chiusa per sempre , la fisarmonica non suona piu` e quei cacciatori di allora sono tutti scomparsi !
Negli anni ’60 , durante una cacciata sulla montagna di Castelmenardo in localita` ‘i Falascari’ , dove ‘zio Antonio’ aveva avuto notizia in via segretissima di un grosso volo di coturnici , mi imbattei in una nutrita squadra di cacciatori di Borgocollefegato (oggi Borgorose) capitanata da Emilio Di Carlo . Il fantomatico branco di pernici era un’invenzione di quest’ultimo che aveva fatto , come il segreto di Pulcinella , il giro di tutti i cacciatori del circondario ma che poi trascorso del tempo si era dimenticato , cadendo lui stesso nella trappola ordita alle spalle degli altri . Cosi` nacque la nostra amicizia e quando seppi la verita` lo battezzai amichevolmente ‘er bugia’ . Emilio e` stato uno dei miei piu` assidui compagni di caccia per oltre mezzo secolo non solo a coturnici in montagna ma anche a beccacce in Sardegna e nel Meridione . Quante incredibili avventure e quanti ricordi ! E quante belle cenette preparate abilmente dalla moglie Maria con menu` principeschi : crostini di beccaccia , bucatini alla ‘amatriciana’ , pernici , quaglie e lepri cucinate in salmi` o alla cacciatora .

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Emilio Di Carlo di Borgocollefegato (oggi Borgorose – RI) ribattezzato amichevolmente ‘er Bugia’ , col risultato di una bella coppiola realizzata sull’ impervio Murolungo mt. 2184 – (foto marinelli)

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sulle montagne della Marsica (AQ) con Bruno De Sisto detto ‘il Tedesco’ – (foto marinelli)

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a coturnici sulla Catena del Velino mt. 2486 con Ugo De Luca di Castelmenardo detto ‘Ugo il Pastore’  – (foto marinelli)

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Aldo Bravi detto ‘Pommidoro’ e Antonio De Luca di Castelmenardo detto ‘zio Antonio’ (alle spalle) nel mio ‘piccolo campo’ allestito a quota 1800 metri in localita` ‘Fonte la Vena’ sulle Montagne della Duchessa (Corvaro – RI) – foto marinelli

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sulle montagne della Marsica (Monte Greco – l’Aquila) insieme a Edmondo Proietti appassionato perniciaro romano detto ‘er Santone’ – (foto marinelli)

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nel regno delle coturnici con Edmondo detto ‘er Santone’ – sullo sfondo la pittoresca e impervia Valle Majelama della Catena del Velino – (foto marinelli)

l’amico Augusto col risultato di una splendida coppiola e gli ausiliari Stella e Siria Della Brecciara , proprietario e allevatore Augusto Antonellini – (augustoantonellini@gmail.com) 

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Leandro ‘er Matto’ e Edmondo ‘er Santone’ a caccia di coturnici sulla Majella mt. 2793 – (foto Antonellini)  

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il rifugio notturno di Leandro in montagna sulla Majella – (foto Antonellini}

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tra gli amici Stefano detto ‘Voce Fina’ e ‘Mauretto della Montagnola’ sul Monte Cava mt. 2000 (Montagne della Duchessa) – foto marinelli 

‘Don Diego’

Quando quella sera sul tardi ricevetti la telefonata di mio cognato Ignazio stavo studiando per un esame che , di li` a pochi giorni , avevo all’Universita` .
mi devi fare un favore’ , – disse in tono deciso , …
-‘anche due , senza problemi !’ , – risposi subito per l’affetto che gli portavo , …
-‘domani viene in riserva un dottore dalla Puglia , io ho degli impegni urgenti di lavoro improrogabili , … lo dovresti accompagnare tu !’ ,
A quei tempi con tutta la selvaggina che c’era in montagna , sprecare una giornata di tempo libero per cacciare in riserva , per lo piu` con uno sconosciuto , francamente non me la sentivo .
-‘ma , … ho un esame importante !’ , – ribattei cercando di fare marcia indietro ,
-‘al diavolo l’esame ! … senti’ , – aggiunse perentorio , – ‘e` un medico condotto al quale tengo particolarmente perche` mi ordina molti prodotti . Il rappresentante di zona (mio cognato era Industriale Farmaceutico) mi ha assicurato che e` un cacciatore bravissimo , ha dei setter e dei pointer eccezionali e caccia quaglie , beccacce e croccoloni tutto l’anno anche quando e` chiusa , … senza problemi !’ .
Queste ultime parole , che mi risuonarono prolungate nelle orecchie come un colpo di gong , mi fecero cambiare immediatamente idea .
-‘va bene !’ , ma le previsioni meteo sono pessime e poi dove lo trovo ? ,
-‘alle sei , al distributore di benzina del laghetto di Monterosi (Viterbo) . Mi raccomando fammi fare bella figura , buonanotte e in bocca al lupo !’ – e attacco` subito per paura che ci ripensassi .
La mattina dopo quando mi alzai tirava uno scirocco pesante , caldo e afoso , e pioveva a dirotto come Dio la manda ! Sembrava che il cielo , rosso e gonfio di nuvole minacciose , avesse rotto gli argini per riversare sulla terra tutta l’acqua in esso contenuta . Fu una giornata di catastrofe nazionale per l’Italia e di lutto per molti Italiani , per la storia il 4 novembre del 1966 , per la cronaca il giorno dell’Alluvione di Firenze !
Durante il tragitto dovetti procedere a passo d’uomo . Non si vedeva a piu` di dieci metri di distanza dai fari dell’auto e i tergicristallo a fatica riuscivano a togliere la pioggia dal parabrezza . Impiegai molto tempo piu` del previsto ma arrivai egualmente all’appuntamento ; come supponevo non c’era nessuno ad aspettarmi , solo un vecchio millecento chiaro , parcheggiato su una piazzola laterale che non dava segni di vita . Certamente il mio ospite sarebbe giunto con forte ritardo o forse , dato il maltempo e la grande distanza , non sarebbe arrivato affatto . – ‘meglio cosi` !’ , – pensai tra me e me , ‘schiaccero` un pisolino’ , – e gia` avevo abbassato lo schienale del sedile quando lo sportello della Fiat in sosta si spalanco` di colpo e scese un individuo alto , stempiato , vigoroso con un cappelletto a visiera calato sulla fronte e un paio di occhiali a stanghetta schiacciati sul naso che , incurante della pioggia battente , si avvicino` .
‘sono il dottor  Vassalli’ … , – si presento` sorridendo con stretta cadenza meridionale , – ‘brutta giornata dottore ! , … la riserva e` a pochi chilometri , mi segua in auto per favore’  , – replicai.
Arrivati alla cantoniera Trenta Miglia lasciammo la strada provinciale imboccando una carrareccia stretta e sterrata e qui cominciarono i guai . I fossetti laterali erano staripati e un mare di fango limaccioso aveva sommerso la carreggiata cancellando la traccia del fondo stradale . Rischiammo piu` volte di impantanarci ma alla fine con molta fortuna riuscimmo a raggiungere la casa di caccia dove all’interno brillava un bel fuoco .
Nello e Righetto , i due guardacaccia , erano sulla porta ad aspettarci preoccupati per il ritardo . –’sono due giorni che piove ininterrottamente , i terreni sono tutti sott’acqua anche mezzo metro , se non smette non e` possibile cacciare !’ – dissero stringendomi la mano . Ci rifugiammo demoralizzati davanti al camino dove soffiava come una locomotiva a vapore una vecchia caffettiera quando mi accorsi che il mio invitato dava segni di insofferenza .
-‘che c’e` dottore ?’ ,  – gli chiesi …
dovrei fare scendere i cani , sono chiusi da ieri sera nel portabagagli e …’ ,
-‘ma certo , non ci sono problemi !’ – e l’accompagnai fuori mentre il tempo anziche` migliorare andava paurosamente peggiorando .
Appena aperto il cofano posteriore dell’auto balzo` fuori una coppia di setter stupendi dal mantello fluente biancoarancio che , impazienti per la lunga prigionia sofferta , presero a correre all’impazzata in lungo e in largo nonostante la pioggia battente .
Stavo rientrando al riparo quando sentii strillare dietro di me – ‘le ‘cane’ so’ punte ! , …  le ‘cane’ so’ punte !’ , – mi girai sorpreso ! Sulla sommita` della collina di fronte , in un erbaio basso sferzato dalla pioggia le due setter , avvolte negli stracci lattiginosi delle nuvole che si rincorrevano veloci , si erano piegate a terra l’una a fianco all’altra naso al vento , le teste stampate in aria , i busti eretti protesi in avanti , i posteriori a strusciare il terreno , impietrite  ! Nello scenario tempestoso di quella burrascosa giornata autunnale sembravano due statue di porcellana bianca , poste ad abbellire con la loro presenza il parco selvaggio di una maestosa villa principesca .
‘che ci puo` essere ?’ , – chiesi al guardia piu` vicino che richiamato dalle grida si era affacciato sull’uscio , – ‘mah ! , … nessun selvatico puo` mettersi cosi` allo scoperto con questo tempaccio !’  – , sentenzio` dubbioso ,
L’ospite fremeva , – ‘dottore se vuole provare , vada pure !’ … , – gli dissi per accontentarlo e quello che forse non aspettava altro non se lo fece ripetere due volte . Tiro` fuori frettolosamente il fucile dal fodero , si calco` con forza la tesa del berretto sugli occhiali e scavalco` la staccionata di legno che limitava il campo impigliandosi in un filo spinato .
‘attento dottore !‘ , – urlai , … troppo tardi ! Uno strattone violento e zac ! , la giacca si sgarro` in due pezzi con un ‘sette’ lungo , lungo . Ma quello , imperterrito , senza scomporsi minimamente continuo` ad avanzare come se nulla fosse . – ‘questo e` matto !‘ , – pensai dentro di me .
C’erano almeno duecento metri per arrivare sulla cima del colle ed era inconsueto , standosene comodamente al coperto , assistere allo spettacolo di quello sconosciuto che , due passi avanti e uno indietro , affondava faticosamente nel terreno fra schizzi d’acqua e di melma fermamente deciso a raggiungere il suo obiettivo .
Intanto le setter non si erano mosse . Incuranti delle raffiche del vento e degli scrosci della pioggia , stagliate sull’orizzonte burrascoso solcato dal bagliore secco dei lampi , seguitavano a guardare lontano , assorte su se stesse in contemplazione , estasiate dall’usta del selvatico , insensibili nella staticita` della ferma .
Centocinquanta metri , … cento , … cinquanta , … trenta , … dieci ! Ora l’uomo si era fermato di fianco ai cani , pronto col fucile imbracciato , … ma non succedeva nulla ! Ero curioso e emozionato nello stesso tempo , … cominciai a dubitare ! Ancora un passo avanti , ed ecco , … improvvisamente , … come usciti dal cappello a cilindro di un fantastico prestigiatore si materializzarono magicamente nell’aria due uccelli , due sagome scure velocissime che impennandosi acrobaticamente nel vortico delle nuvole , ‘sgneccarono’ ripetutamente : beccaccini ! Vidi il fumo delle fucilate , poi le due saette alate afflosciarsi in cielo come foglie secche e infine mi giunse il rumore secco dei colpi confuso col muggito del vento . Vidi i cani correre a recuperare le prede e riportarle sollecite al padrone mentre ridiscendeva lentamente la collina , visibilmente sodddisfatto per la bella azione .
Quell’uomo che in quel momento mi apparve come un gigante , era il dottor Diego Vassalli di Accadia , detto rispettosamente ‘don Diego’ dagli abitanti del suo paese adagiato fra le colline di grano che degradano dolcemente dalle propaggini dell’Appennino Dauno verso il Tavoliere delle Puglie .
Quel giorno non fu possibile cacciare e l’invito fu rimandato ; le uniche prede restarono quei due ‘becchilunghi’ appoggiati sulla trave di legno sopra al camino . Passammo le ore a conversare mentre fuori si consumava a nostra insaputa quella immane tragedia dell’alluvione con vittime e dispersi in molte ragioni dell’Italia Centrale .
Don Diego mi racconto` della sua travagliata vita di medico condotto sempre pronto ad assistere tribolati , moribondi e partorienti nelle masserie sperdute delle campagne , giorno e notte , spesso rischiando la vita sorpreso da improvvisi stravolgimenti di tempo o bufere di neve , ma anche delle sue belle cacce a quaglie , beccacce e croccoloni e dei suoi ricchi carnieri . Rimasi incantato dalla pittoresca descrizione degli episodi , degli incontri e delle azioni dei suoi ausiliari e quando ci lasciammo come due vecchi amici promettemmo di incontrarci di nuovo.
Passarono alcuni mesi e tramite un incaricato che veniva a Roma ricevetti da don Diego una inaspettata e gradita sorpresa : una bellissima cucciola di setter tricolore dai grandi occhi marroni , vivaci e intelligenti . Susy , cosi` la battezzai , e` stata senz’altro uno dei piu` formidabili cani da caccia dei tanti da me posseduti . Dotata di una passione e di una resistenza fisica straordinaria , di una ferma solida , di una guidata felina con la quale controllava i selvatici a grande distanza e di un recupero eccezionale , fu la capostipite di tutti i miei setter che da allora ancora oggi allevo con soddisfazione .

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Susy e’ stata in assoluto uno dei piu’ straordinari ausiliari da me posseduti nella caccia alla coturnice – (foto marinelli)

Per sdebitarmi invitai don Diego nel mese di ottobre a coturnici nel piccolo campo con le tende che avevo piantato sulle montagne della Duchessa , poco al di sotto dei duemila , in localita` suggestiva e selvaggia detta ‘Fonte la Vena’ . Sospinti da una comune passione , coadiuvati da ausiliari instancabili , inseguimmo le ciarliere regine delle rocce di balza in balza , di costa in costa , di rimessa in rimessa , tra i macigni vaganti delle pietraie trascinate dalle slavine , giu` per i canaloni brecciosi che grondano ombre violette e profumano di erbe aromatiche dove la luce del giorno filtra a malapena e sono rifugio segreto delle cotorne , su per le pareti scoscese tappezzate da radi cespugli di ginepro e ciuffi di lamponi selvatici , con le ginocchia che ti arrivano in bocca e il fiato che ti mozza il respiro e ti appanna la vista , … senza tregua , senza sosta , senza resa !

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Diego Vassalli di Accadia (Foggia) detto rispettosamente ‘don Diego’ dai suoi compaesani , ospite nel mio ‘piccolo campo’ con le tende sulle Montagne della Duchessa in localita` ‘Fonte la Vena’ – (foto marinelli)

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E la sera con la schiena e le gambe spezzate dalla fatica a godere il meritato riposo presso il bivacco dell’accampamento davanti alla fiamma allegra del fuoco , circondati da faggi secolari dal diametro gigantesco , in compagnia dei pastori locali che come Re Magi portavano doni in natura , frutto della loro dura vita errabonda : latte di capra , pecorino fresco e ricotta calda appena scolata.

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‘Fonte la Vena’ (Corvaro – Rieti) – preziosa sorgente d’acqua che sgorga dalle rocce del Monte Morrone (mt.2141) e che insieme al Lago della Duchessa (mt. 1788) consente ai pastori di abbeverare le greggi delle pecore e le mandrie del bestiame – (foto marinelli)

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il piccolo Lago della Duchessa a forma di otto (mt. 1788) tristemente famoso per il depistaggio delle Brigate Rosse nel rapimento dell’Onorevole Aldo Moro , visto dalla Torricella – (foto marinelli)  

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il gelido Lago della Duchessa (mt. 1788) con alle spalle il Monte Murolungo e la Grotta dell’Oro

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sosta al Lago della Duchessa col ‘Santone’ , Susy e Nana` – (foto marinelli) 

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il bivacco del ‘piccolo campo’ in compagnia dei pastori locali che come ‘Re Magi’ portavano i loro doni in natura …

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… latte di capra , pecorino fresco e ricotta calda appena scolata – (foto marinelli)

Isolati dal resto del mondo , lontano dagli affanni della vita quotidiana , nella solitudine sperduta degli alpeggi , coadiuvati da ausiliari bravissimi vivemmo emozioni indimenticabili a due passi dal tetto del cielo , azzurro cobalto dall’alba al tramonto , tappezzato da una miriade di galassie e di stelle luminose di notte . Soli ! , noi e i nostri cuori malati di sogni e di speranze , la montagna misteriosa e solitaria e le sue affascinanti creature .

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Zara e Nana` in ferma d’autorita’ e Susy di consenso su branco di 12 coturnici – (foto marinelli)

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Zara (a destra) e Nana` su branco numeroso di coturnici sorprese al pascolo – (foto marinelli) 

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Zara e Nana’  su coturnice di rimessa che regge ostinatamente la ferma e ruzzolera` centrata dalla fucilata sui ginepri sottostanti – (foto marinelli)

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Fido su branco di nove coturnici in localita` ‘la Torricella’  (Monte Morrone – Montagne della Duchessa) – sotto la Valle del Salto dove oggi scorre il tracciato dell’Autostrada Roma – l’Aquila . Sullo sfondo le montagne del Basso Cicolano allora ricche di branchi di starne e di coturnici – (foto marinelli)

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Fido in ferma su coturnici nel pittoresco canalone che scende dolcemente fino a Fonte della Vena (Monte Morrone) – a destra Monte Cava (foto marinelli)

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Susy in guidata su coturnici che si sottraggono di pedina sul bordo dei dirupi – sullo sfondo Valle Amara e la ripida parete di Monte Cava – (foto marinelli)

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eccole ! … – (foto marinelli)

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Charlotte (a sinistra) e Rossa su coturnici sbrancate di rimessa al bordo dei faggi – (foto marinelli)

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Unica su branco di coturnici sorprese al pascolo nel profondo canalone sottostante che precipita nel Vallone di Teve – (foto marinelli)

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… sospinti da una comune passione , coadiuvati da ausiliari instancabili , inseguimmo le ciarliere regine delle rocce tra i macigni vaganti delle pietraie trascinate dalle slavine , giu’ per i canaloni brecciosi che grondano ombre violette e profumano di erbe aromatiche , su per le pareti scoscese tappezzate da radi cespugli di ginepro e da ciuffi di lamponi selvatici … – (sopra , Kaff su coturnice di rimessa al limite della faggeta) – foto marinelli

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la mia indimenticabile Zara grande ‘perniciara’ – recupero perfetto e riporto – (foto marinelli) 

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il ‘vecchio Fido’ e il ‘vecchio gallo’ sulla cima del Monte Morrone mt. 2141 , localita` ‘ la Torricella’ (Montagne della Duchessa) – sotto la Valle del Salto dove oggi scorre il tracciato dell’Autostrada Roma-l’Aquila  (foto marinelli)

Dopo pochi giorni , pressato dagli impegni professionali , don Diego dovette rientrare a malincuore a casa , stanco ma soddisfatto con un carniere di ventiquattro coturnici una piu` bella e superba dell’altra e la solenne promessa che al piu` presto sarei sceso a trovarlo . Cosa che feci quasi subito il mese successivo appena ricevetti la sua telefonata che con la borea erano arrivate le beccacce .

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Accadia (Foggia) – di ritorno da una buona giornata a beccacce con ‘don Diego’

Non mi sarei mai immaginato una cosi` patriarcale ospitalita` ! Nella tenuta della sua villa signorile , circondata da un parco di molti ettari con vigneti e frutteti , don Diego aveva un ‘casino di caccia’ con ogni comfort a disposizione degli ospiti . Ma la cosa che piu` mi colpi` durante le cacciate era che bastava avvicinarsi a qualche masseria , anche la piu` sperduta e remota , per vedere uscire i fattori e le mogli e offrirgli ogni ben di Dio : agnelli , conigli , polli , caciocavallo , mozzarelle , uova fresche , … che si aggiungevano alla selvaggina abbattuta . Don Diego ricambiava accorrendo come un missionario a ogni chiamata , a qualunque ora del giorno e della notte , con ogni tempo ma sempre col fucile a spalla e appresso i suoi fedeli ausiliari . Caccia aperta o caccia chiusa non faceva differenza , nessuno , nemmeno la Legge si sarebbe permessa di sbarrargli il passo , era intoccabile ! , e con lui i suoi ospiti .
Per me si aprirono di colpo le porte del Paradiso , (mi perdoni San Pietro !) . Nel vasto territorio di Accadia ho trascorso molti dei capitoli piu` belli della mia vita di cacciatore : a quaglie nelle alte stoppie e negli sporchi , a beccacce nei boschi impaludati di querce e di ginestre , a croccoloni nelle marane di piante palustri , di fiori e di acque piovane che delimitano a primavera i verdi campi di grano tenero .
Purtroppo da tempo anche ‘don Diego’ e` venuto a mancare all’affetto dei suoi cari , della sua gente e di tutti quelli che gli volevano bene , a me sono rimasti il ricordo del nostro primo incontro di quel burrascoso giorno di novembre e l’eredita` dei suoi meravigliosi ausiliari .

– ‘er Cocaina’

Quel sabato sera , era la fine di novembre di molti anni fa , aspettavo presso la biglietteria del traghetto delle Ferrovie dello Stato per la Sardegna , nel porto di Civitavecchia , il mio compagno di caccia Florenzo , detto ‘Marco Polo’ , per le sue avveniristiche quanto fantasiose e inconcludenti spedizioni venatorie all’Estero che come al solito tardava all’appuntamento .
Cacciare da solo e in montagna e nel bosco non mi dispiace , anzi mi da il massimo del piacere ma poiche` da pochi giorni mi era scaduta la patente di guida avventurarmi nell’Isola coi numerosi posti di blocco di Carabinieri e Polizia che si incontrano sarebbe stata una grave imprudenza , … tra l’altro anche il mio porto d’armi non era perfettamente in regola con la Legge !
Intanto , a gruppetti di due o tre , gli abituali amici pendolari del fine settimana , tutti appassionati e valenti ‘beccacciari’ , si imbarcavano muniti di zaini e cani invitandomi a unirmi a loro . Per non essere di impaccio a nessuno avevo gia` messo in moto l’auto e stavo per tornarmene a casa quando si avvicino` un tizio che conoscevo di vista per essermi intrattenuto piu` volte a conversare con lui durante la traversata che , saputo del mio inconveniente , si offri` gentilmente di farmi compagnia.
Alto , segaligno , scuro di pelle , coi capelli corvini spettinati calati a meta` sulla fronte e sugli occhi e un paio di grossi baffoni neri che lo facevano somigliare a un bandito dell’Ottocento si chiamava Adrio ma era soprannominato , non ho mai saputo il perche` , ‘er Cocaina’ , mentre il termine giusto sarebbe stato ‘er Nicotina’ perche` fumava come un turco e non appena finiva una sigaretta ne accendeva subito un’altra ancora piu` appestante della prima . Comunque non avevo scelta , o rinunciare alla partenza o accettare l’invito del mio improvvisato ospite . Optai , anche se un po` titubante , per quest’ultima soluzione e non ebbi poi a pentirmene perche` il mio occasionale accompagnatore si rivelo` un simpatico , piacevole e corretto compagno di caccia . ‘Er Cocaina’ aveva al seguito una setterina bianconera di origini incerte , di cui non ricordo il nome ma ribattezzata ‘Scopetta’ perche` spazzava velocemente il terreno da una parte all’altra e qualche volta fermava pure , con la testa in giu` e la coda diritta all’insu` ‘a manico di scopa’ .
Per l’occasione decisi di battere una localita` lontana , selvaggia e solitaria , ma ad alto rischio a causa delle frequenti ‘grassazioni’ che si verificavano spesso ai danni dei cacciatori forestieri con rapine dei fucili , delle cartucce e degli oggetti personali . Gli stessi Carabinieri e le guardie Forestali in servizio di pattugliamento mi avevano piu` volte ammonito di stare alla larga da quella pericolosa zona . Io pero` godevo della protezione di un pastore locale , Pietro , che girava sempre armato fino ai denti , – aveva perduto il figlio maggiore in una sparatoria fra bande di malavitosi – , e mi faceva parcheggiare l’auto al sicuro nella sua tanca . Fuori dalla sua proprieta` pero` era terra di nessuno e il mio protettore e i suoi familiari si erano raccomandati di non opporre alcuna resistenza se individui armati e col volto coperto da passamontagna mi avessero fermato per depredarmi . Bisognava consegnare tutto e non voltarsi mai indietro a guardare !
Arrivammo alla capanna , circondata da lecci e ulivi secolari , tardi , passate le dieci del mattino e dopo i convenevoli d’uso che non devono mai mancare con questa gente selvaggia e primitiva ma fiera e ospitale , ci avviammo sotto la vaccheria del bestiame che scolava abbondantemente letame fino al margine del bosco .
I cani presero subito una ‘passata’ a cui non detti eccessivo peso perche` sapevo che la zona era ricca di volpi , lepri nonche` di numerosi conigli . A ogni buon conto stavo ancora caricando il fucile quando si alzo`dal prato della marcita una coppia di beccacce che sfarfallando velocemente si infilo` tra la ramaglia e le rocce . Sparai due colpi di imbracciata , molto incerto sulla riuscita , percio` grande fu la sorpresa e la soddisfazione nel vedere ritornare le mie setterine ognuna con una ‘regina’ in bocca . Entusiasti per questo primo successo entrammo nella selva , in quel punto intricata e scoscesa , ma dopo un paio d’ore delle quattro o cinque beccacce che avevamo levato e ribattuto piu` volte ne avevamo incarnierate appena altre due . Soltanto quando ci fermammo per organizzarci mi accorsi che sulla costa piu` alta della montagna , quasi sotto la vetta , un incendio di vaste proporzioni aveva causato , a macchia di leopardo , dei larghi vuoti nella vegetazione dove pascolavano placidamente alcuni branchi di vaccine brade . Inoltre le abbondanti piogge dei giorni precedenti avevano creato sul terreno e sotto al cespugliato un pantaniccio nerastro ricco di humus sul quale stava ricrescendo un verde sottobosco di cisto e teneri germogli . Si sa che il bruciato attira le regine ! Ed infatti le cose cambiarono da bene in meglio , le beccacce non solo erano molto piu` numerose ma lavorate magistralmente dai cani diventavano facile preda dei nostri colpi . Eravamo capitati casualmente nel luogo giusto al momento giusto ! Fu un susseguirsi di ferme , di guidate , di consensi , di frulli , di schioppettate e di riporti a cui facevano eco le grida di entusiamo del mio amico che non stava piu` nella pelle per la gioia . Alle tre del pomeriggio avevo nel tascone della giacca quattordici ‘regine’ ma neanche una sola cartuccia delle due manciate che , nella fretta di cacciare , mi ero messo in tasca . Chiesi aiuto al Cocaina che , pur trovandosi nella medesima situazione , molto sportivamente apri` il fucile dandomi una delle sue due ultime cariche a piombo fino ma poi frugando nel gilet ne trovo` altrettante a pallettoni che pure ci dividemmo da buoni amici . La tanca del pastore era troppo lontana per rifornirci e cosi` con questo strano e insolito caricamento proseguimmo la cacciata .
Non passo` molto tempo che le setter , il cui pelo arruffato e nero di fuliggine era ridotto a uno stato pietoso , presero l’emanazione di un’altra beccaccia . Questa pedinando a lungo nel cisto si infilo` in un groviglio di vegetazione contorta e semibruciacchiata dove , sentendosi al sicuro , si arrospo` . Salii su un masso di granito dal quale avevo una buona visuale e un ottima possibilita`di tiro e feci segno al mio ospite di avvicinarsi ai cani in ferma . Infatti non appena mise piede fra i cespugli la ‘regina’ , con un gran sbattere d’ali , gli frullo` proprio sotto la canna del fucile.
Si dice che l’emozione gioca brutti scherzi , ed e` vero ! La fucilata del Cocaina fu talmente precipitosa che la beccaccia sulla botta scarto` improvvisa e mi venne diritta incontro al pulito . Cosi` sotto i tenui raggi del pallido sole invernale sembrava una pennellata rossiccia che la mano invisibile di un mirabile artista tirava velocemente in contrasto sullo scenario infernale del bosco scheletrico annerito dall’incendio ! In un attimo mi era giunta talmente vicino che distinguevo distintamente le striature del petto e i grandi occhi vellutati che , dilatati dallo spavento , brillavano come due enormi perle nere . Ora soltanto il mio intervento poteva spezzare la fragilita` di quell’incantesimo ! Imbracciai il fucile e la mirai con calma ma forse la calma gioca dei tiri ancora piu` brutti dell’emozione perche` , quando abbassai il grilletto , l’uccello seguito` a volare incolume come se nulla fosse , inseguito in rapida successione dalle nostre due cariche da cinghiali che spezzando la ramaglia fuligginosa dei lecci andarono a perdersi lontano .
Il Cocaina ed io ci guardammo esterrefatti , ma poi abbracciandoci affettuosamente scoppiammo in una sonora risata . La caccia era finita ! Ci ponemmo i fucili a tracolla ridiscendendo piano la montagna e commentando gli episodi piu` eclatanti della giornata . Ironia della sorte da sotto un muretto franato coperto da macchioni di lentisco sbuco` improvvisamente un branco di pernici che per nulla intimorite dalla presenza nostra e dei cani si misero a correre a testa alta in fila indiana sullo stradello avanti a noi .
Ma il mio pensiero tornava lassu` a quella beccaccia che ci aveva cosi` sonoramente beffato . E` proprio vero che non tutti i mali vengono per nuocere ! Ritornai per cercarla insieme al mio abituale compagno di caccia e nelle due giornate successsive ne uccidemmo altre ventuno .

 

 

C’era una volta , … in Italia

LA  STARNA  APPENNINICA

Ho conosciuto questo stupendo selvatico negli anni della mia giovinezza e nel momento piu` intenso della mia vita venatoria inseguendo le coturnici sugli aspri contrafforti dell’Alto Lazio e dell’Appennino Abruzzese , ho provato la bellezza della sua caccia , ne ho subito il fascino e ne ho apprezzato la durezza . Ho assistito , quasi senza rendermene conto , al rapido declino della specie iniziato negli anni sessanta e terminato in poco piu` di un decennio . Oggi a distanza di tempo mi chiedo perche` , avendone avuto la possibilita` , non sono stato uno ‘starnista’ anch’io nel vero senso della parola , probabilmente perche` c’erano le piu` allettanti coturnici a turbare i miei sogni giovanili o forse perche` non avrei mai immaginato che la starna appenninica potesse fare una fine cosi` brusca e repentina .
Pochissimi erano gli appassionati che si dedicavano esclusivamente a questa caccia dall’apertura alla chiusura della stagione venatoria che allora avveniva il 1 gennaio di ogni anno . Per lo piu` le starne si cacciavano nel mese di settembre fino all’apertura della caccia alla coturnice che avveniva la seconda domenica di ottobre o all’arrivo delle beccacce , ai primi di novembre . Cosi` accadeva di imbattersi a stagione inoltrata in branchi vergini o quasi che passavano interamente all’anno successivo .
Allora si trovava , d’estate , in brigate numerose dai fondovalle nelle stoppie tagliate a mano col falcetto , nei coltivati di granoturco e nelle piccole vigne in prossimita` dei paesi fino alle vette delle montagne piu` alte , in autunno inoltrato . La starna appenninica era fortemente legata all’agricoltura montana e alla pastorizia , questo binomio era l’ecosistema indispensabile per la sua sopravvivenza . La prima portava le colture cerealicole e granicole anche sopra i 1500 metri di altezza . Su tutte le montagne della dorsale Appenninica Centrale , fra boschi di querce e di castagni e foreste di faggi , in ogni piccolo pianoro o declivio scosceso c’erano campetti di grano e di cereali sparsi a macchia di leopardo , coltivati a terrazze sovrapposte , circondati da muretti di pietre a secco rivestiti da cespugli di more e di rovi indispensabili per l’alimentazione della starna fatta di semi , di erbe , di bacche e di insetti . Ogni famiglia di contadini e di montanari aveva buoi per l’aratura della terra , mucche per il fabbisogno di latte , somari , muli e cavalli per la raccolta della legna , delle ghiande , delle castagne e degli altri prodotti della natura . Tutto bestiame che l’estate e in autunno veniva lasciato brado negli alpeggi montani e favoriva con il pascolo l’habitat indispensabile per la vita della starna .

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cosi’ si aravano e si seminavano i terreni negli anni ’60 , senza pesticidi e senza fertilizzanti , nel Basso Cicolano (Rieti) , … ecco perche’ c’erano le starne !  – (foto marinelli)

 

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il borgo di Castelmenardo (Rieti) visto dal torrente Apa , a destra Monte San Mauro rifugio di coturnici in inverno inoltrato a seguito di abbondanti nevicate sulle Montagne della Duchessa – (foto marinelli) 

Ma erano anche i grossi branchi di ovini , pecore , capre e montoni , oggi scomparsi a favorire con la loro presenza la crescita di erbe fresche , ricche di larve , di grilli e di insetti , nelle coste aride e brecciose delle montagne tappezzate di ginepri dove le starne amavano razzolare in cerca di cibo o dove erano solite rimettersi se disturbate .

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i grossi branchi di ovini (pecore , capre e montoni) , oggi pressocche’ scomparsi , favorivano con la loro presenza , nelle coste aride delle montagne e nei pascoli ad alta quota , la crescita di erbe fresche ricche di cavallette , di insetti e di larve , indispensabili per l’alimentazione e la sopravvivenza delle starne e delle coturnici – (foto marinelli)

 

I  PASTORI

Settembre , andiamo . E` tempo di migrare .

Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori

lascian gli stazzi e vanno verso il mare :

scendono all’Adriatico selvaggio

che verde e` come i pascoli dei monti .

 

Han bevuto profondamente ai fonti

alpestri , che sapor d’acqua natia

rimanga ne’ cuori esuli a conforto ,

che lungo illuda la lor sete in via .

Rinnovato hanno verga d’avellano .

 

E vanno pel tratturo antico al piano ,

quasi per un erbal fiume silente ,

su le vestigia degli antichi padri .

O voce di colui che primamente

conosce il tremolar della marina !

 

Ora lunghesso il litoral cammina

la greggia . Senza mutamento e` l’aria .

Il sole imbionda si’ la viva lana

che quasi dalla sabbia non divaria .

Isciacquio , calpestio , dolci romori .

 

Ah perche` non son io co’ miei pastori ?

                                                                                                                                                                                      Gabriele D’Annunzio

 

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‘ i pastori sono i custodi delle montagne , le pecore sono i giardinieri ! ‘ , senza la loro presenza sull’Appennino i pascoli  inaridiscono , le erbe putriscono , gli insetti si rarefanno e le coturnici stentano a trovare il cibo necessario per sopravvivere ! – (foto marinelli)   

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il recinto dello stazzo con le pecore e i cani pastori a difesa degli attacchi dei lupi – (foto marinelli)

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il ‘Campitello’ (Montagne della Duchessa) e le faggete d’alta quota della Valle dell’Asino e del Bosco di Cerasolo , ottimo punto di appoggio per le beccacce nel mese di ottobre-novembre  durante la migrazione verso Sud – (foto marinelli)

 

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una mattina nel ribattere sui dirupi un ‘branco di coturnici’ mi sono scontrato faccia a faccia con … un ‘branco di capre’ ! – (foto marinelli) 

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tipica capanna di pietre e frasche dei pastori dell’Alto Lazio , localita` ‘Fonte la Vena’ , (Corvaro – Rieti) – foto marinelli

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rustica e umile capanna dei pastori Abruzzesi della Magnola (l’Aquila) , alle spalle a sinistra il Monte Cafornia (mt. 2424) , al centro i Pratoni del Cafornia , a destra Costa Stellata (mt. 2151) , sotto tra le due cime la spettacolare e pittoresca Valle Majelama e il Vallone del Bicchero , dominio incontrastato di caccia dell’aquila reale . Notare il rigoglio dello stazzo , quando i pastori in autunno lo abbandonano le coturnici lo occupano subito per cibarsi di erbe fresche , di semi vari ,  di larve , di bruchi , di cavallette (famiglia Acridi*) e di altri insetti – (foto marinelli) 

* Un giorno nel gozzo fortemente rigonfio di una coturnice ghiottona ho riscontrato oltre una cinquantina di queste minicavallette verdi e panciute dalle antenne corte , oltre a alcuni bacherozzoli neri di roccia , piccoli ragni e lumachine .  

 

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caratteristica capanna ricavata nella roccia per difendere il gregge delle pecore dall’attacco dei lupi , (Valle Amara – Corvaro , Rieti) – foto marinelli

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Castelmenardo (Rieti) , vecchie tradizioni paesane oggi pressocche` scomparse : la ‘tosatura’ delle pecore – (foto marinelli)

La starna appenninica , piu` piccola della media , dalle ali corte e tonde , dal petto screziato di grigio e dalla testa arancione , detta in dialetto locale ‘gineprola’ , sopportava i rigori di inverni rigidissimi come quello eccezionalmente freddo del 1956 che ricopri` per mesi tutta la dorsale dell’Appennino Centrale di muraglie di neve alte alcuni metri con temperature polari di molte decine di gradi al di sotto dello zero . Le condizioni ambientali divennero proibitive . I branchi , insediati dai nocivi a quattro zampe e dai rapaci ripararono in cerca di cibo al limite dei paesi e dei villaggi montani , sulle aie , nei fienili e perfino dentro le stalle dove vennero decimati dalle tagliole e dalle fucilate di sconsiderati bracconieri . Sembrava che per la starna ‘gineprola’ fosse arrivata la fine ! Invece alcuni gruppi riuscirono a salvarsi , a sopravvivere e a riprodursi molto bene negli anni successivi .
La caccia a questo selvatico richiedeva ausiliari superlativi assoluti , grandi fermatori , eccellenti guidatori , forti recuperatori , resistenti alla sete , al caldo e al freddo , dai polmoni e dalle zampe d’acciaio , dai polpastrelli inviolabili alle spedature sulla roccia , appassionati e instancabili nella cerca .
Incalzate dal pericolo le starne pedinavano a lungo per centinaia di metri , sempre in salita , sfruttando tutte le asperita` del terreno : rocce , ginepri , cespugli , ceppaie , arbusti e altri ostacoli che frapponevano con abilita` e con astuzia ai loro inseguitori . Quando dopo la filata finale affiancavo i miei cani statuari nella staticita` atavica della ferma , tesi in avanti inebriati dall’usta del selvatico , era il momento piu` emozionante . Sapevo che le starne sarebbero volate simultaneamente da pochi metri quadrati di terreno , avvitandosi a imbuto con un frullo fragoroso e possente . Era una vera esplosione della terra , un battito frenetico di ali metalliche , una girandola vivente di bolidi colore tabacco , un ventaglio di ventagli di code rossicce!
Guai a sparare nel mucchio ! In una frazione di secondo bisognava imbracciare , mirare , centrare un solo bersaglio e passare subito su un altro . Difficile e entusiasmante la coppiola , quasi impossibile la tripletta , le starne erano oramai fuori tiro fiondate a valle a velocita` vertiginosa . Spesso nel ribatterle si mischiavano coi voli piu` bassi delle coturnici , la specie che viveva al di sotto dei pascoli alpini , legata anch’essa all’agricoltura montana e a sera si contavano carnieri misti con contorno di qualche bella ‘orecchiona’ .

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Zara della Marciola e Fido di Sorbo , i miei insuperabili e indimenticabili ausiliari col risultato di una fortunata giornata di caccia sulla montagna di Val De Varri  (Basso Cicolano – Rieti) – foto marinelli

Ma erano altri tempi , oggi tutto questo non esiste piu` ! Qualche sporadico branco sopravvive relegato nei brulli declivi pietrosi o nelle fasce pedemontane steppose delle Riserve Naturali Appenniniche e del Parco Nazionale d’Abruzzo ma poiche` anche in queste aree non si fa nulla da parte delle Autorita` preposte per la ricostituzione dell’habitat perduto , il loro numero e` pressoche` stazionario e a rischio di estinzione .
Un solo episodio fra i tanti vissuti a dimostrare la rusticita` di questo selvatico detto molto appropriatamente ‘pernice grigia’ . Ero da solo a caccia di coturnici sulla catena del monte Velino in localita` ‘Costa Stellata’ , arida e scoscesa , quando scorsi sopra di me proprio sulla vetta i miei cani immobili in ferma tra i ginepri e le rocce . Mentre mi arrampicavo cautamente cercando di non fare il minimo rumore e di non muovere pietre fui investito da una nuvola piu` bassa delle altre e mi trovai avvolto in una spessa coltre di nebbia .
Le coturnici , una buona decina , frullarono silenziosamente da sole e sfiorando il crinale della montagna mi sfilarono davanti a giusto tiro di fucile . Cosi` , nella luce evanescente e diafana della foschia lattigginosa , sembravano un gioco di ombre cinesi proiettate su un gigantesco e irreale schermo biancastro . Non mi lasciai sorprendere , tirai velocemente alle due immagini sfocate piu` vicine e mi riusci` una bellissima coppiola ma quando i miei kurzhaar tornarono ciascuno con una preda , rimasi a bocca aperta : avevo abbattuto senza rendermene conto due stupende starne , dal ferro di cavallo bianco immacolato una e completamente nero l’altra , all’incredibile altezza di duemilacento metri !
Ecco , questa era la famosa starna di montagna , la mitica starna appenninica , la leggendaria starna del secondo millennio che , a causa del progresso , dell’incuria e della stupidita` dell’uomo il terzo millennio non vedra ` piu` !

 

 

UNA  CACCIATA  IN  MONTAGNA  con  Leandro ‘er matto’  

 

disegni del pittore romano Roberto Di Jullo

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‘in memoria di Leandro Colangeli’ 

Questo il suo pensiero sul cane da montagna : ‘ la caccia alla coturnice non ammette ‘mezze calzette’ … , per i cani da caccia la via del Paradiso passa per la montagna e le coturnici sono il mezzo per guadagnarsi la vita eterna ! ‘  

Come succede spesso per tutti i grandi personaggi , cosi` anche nel nostro mondo venatorio , conobbi Leandro prima per la fama che lo circondava e poi di persona .
Me ne parlo` ‘Pommidoro’ nella sua caratteristica trattoria omonima del quartiere San Lorenzo a Roma dove eravamo soliti riunirci per parlare di caccia , di cani e di carnieri .
– C’e` un ‘matto’ di Testaccio (rione popolare della vecchia Roma Tiberina) , – mi disse una sera tra un bicchiere di vino rosso e un altro , – che va a ‘cotorne’ con un fucile senza calcio alleggerito da una intelaiatura tipo mitra , mette le scarpette di pelle ai cani per non farli spedare sulle rocce , si accampa in montagna e dorme nelle grotte come i lupi , invece degli scarponi calza scarpe da ginnastica e usa mille altre diavolerie di sua invenzione contro la fame , la sete e il freddo , … – e subito aggiunse la cosa piu` incredibile , – ah ! , se il tempo e` buono , per mantenersi in allenamento , parte in bicicletta da Roma pedalando per oltre 150 chilometri fino a Villetta Barrea in Abruzzo … .

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Leandro Colangeli con la sua setter Azzurra a coturnici sugli impervi contrafforti della Majella (notare le scarpe da ginnastica che calzava in luogo degli scarponi da montagna !) – foto dell’amico Augusto Antonellini

Mi sentii punto nell’orgoglio ! Io a quei tempi avevo un fiato e una gamba bestiali e ausiliari instancabili , addestrati per la difficile caccia in montagna dove non ci si puo` improvvisare ed un banale imprevisto o un solo sbaglio puo` compromettere l’esito dell’intera cacciata .
Passavo tutto il mio tempo libero a inseguire le coturnici dalla primavera , subito dopo lo scioglimento delle nevi , all’inverno inoltrato , correvo in salita piu` delle lepri , saltavo da una roccia all’altra come i camosci , mi caricavo sulle spalle uno zaino con una dozzina di litri d’acqua per crearmi delle preziose provviste in quota , scarpinavo anche dieci ore filate senza mangiare talche` pochi amici mi seguivano e quei rari paesani ai quali pagavo la giornata a poco a poco con una scusa o con un’altra mi avevano scaricato definitivamente lasciandomi solo coi miei cani .
Cacciare con un bravo compagno che ha la stessa passione e dal quale si puo` imparare sicuramente qualcosa di piu` mi ha sempre affascinato , cosi` con la complicita` di Pommidoro tentai un abboccamento con Leandro invitandolo a cena .
Allora non esistevano ne` divieti ne` limitazioni , ne` Riserve Naturali ne` Parchi , ne` Bandite ne` Rifugi , ne` Oasi ne`Ambiti Territoriali , ne` tesserini regionali ne` altre diavolerie imposte dalle Leggi protezionistiche . Tutte le montagne della dorsale Appenninica Centrale erano aperte alla libera caccia , di posti buoni dove spezzarsi le gambe e la schiena ce n’erano tanti e di branchi di coturnici pure . Per me che gia` prima dell’apertura sapevo piu` di dieci covate non c’era che l’imbarazzo della scelta cosi` dopo l’invito a cena non manco` l’invito a caccia e Leandro senza esitazione accetto`.
Per mettere alla prova l’ospite scelsi una zona che conoscevo come le mie tasche ma impervia e difficile al di sopra dei duemila : il massiccio del Murolungo che tra le montagne della Duchessa e la catena del Velino si incunea coi suoi precipizi terrificanti , dominio dell’aquila reale , verso i Piani di Campo Felice . Non c’era migliore anzi peggiore palestra per noi e per i cani che` da quei sbalzi rocciosi precipito` un brutto giorno anche la mia esuberante setterina Selly , lesionandosi un paio di costole e rompendosi alcuni denti ma salvando miracolosamente la pelle .
All’ultimo momento si uni` alla spedizione anche l’amico Edmondo detto ‘il Santone’ per il suo aspetto macilento e per la sua eccessiva magrezza , appassionato perniciaro e compagno di vecchia data di tante belle avventure di caccia .
Partimmo a notte fonda con un tempo che non prometteva nulla di buono dalla piccola frazione di Cartore , un insieme di antichi casali di pietra al confine della provincia di Rieti con quella dell’Aquila , abitato da un nucleo familiare di una ventina di persone tra uomini , donne e bambini e dopo una faticosa arrampicata mozzafiato di quasi mille metri di dislivello per un irto sentiero da capre , tra passaggi obbligati su orridi dirupi e alberi secolari dal diametro gigantesco , raggiungemmo in un paio d’ore il pascolo sopra la faggeta .
Sapevo che li` , nei pressi dello ‘Iaccio dei Montoni’ , albergava una bella brigata di coturnici dalla quale nelle settimane precedenti ne avevo staccate alcune . Ed infatti i miei cani pratici della zona presero subito una ‘passata’ fresca , da quella risalirono alla pastura del branco e dopo una lunga e prudente guidata in salita , tra i ginepri e le erbe montane , caddero in ferma sotto un gruppo di roccette frastagliate disposte a terrazza . Anche la cagna di Leandro , una setter di nome Azzurra , non si era comportata da meno ed era immobile piu` indietro a testa alta inchiodata in un rispettoso consenso .
Estasiati per la stupenda occasione che ci si offriva davanti ci arrampicammo cautamente a piccoli passi senza fare il minimo rumore , trattenendo il fiato per l’emozione . Ma le pernici , forse sentendo il tempo che stava volgendo al peggio , frullarono fragorosamente da sole a limite di tiro e sfiancando la costa della montagna , planarono a ali tese in ordine sparso , sparendo dietro il crinale .
Mi morsi le labbra dalla rabbia per la bella occasione perduta : erano sette magnifiche ‘galline’ , grosse e stupende prede ! Ma conoscevo bene la zona , gli scogli scoscesi , franosi , che sovrastano dall’alto il gelido e minuscolo lago della Duchessa . Una situazione ideale per noi e una vera trappola per il branco se solo fossimo intervenuti tempestivamente impedendogli di rimbrancarsi.
Intanto la situazione meteorologica stava bruscamente precipitando . S’era alzato un ventaccio forte e freddo e la cuspide triangolare del Velino e le cime delle montagne tutt’intorno erano sparite ingoiate da grossi nuvoloni neri carichi di pioggia . Anche Leandro da buon montanaro capi` subito che non c’era un minuto da perdere ! Col cuore in gola percorremmo la distanza che ci separava dalla rimessa ed infatti non appena ci affacciammo dal versante opposto i cani puntarono e cominciarono a gattonare prudentemente fra i massi e i pertugi delle rocce .
Era la nostra unica possibilita` perche` conoscevo bene la direzione che le pernici avrebbero preso in volo verso i rifugi inaccessibili della grotta dell’Oro dove nessuno , ne` uomini ne` cani , le avrebbero piu` potute stanare . Ero pronto , col fucile imbracciato e il dito sul grilletto , quando improvvisamente un enorme fascio di luce , bianca e lucente come la lama di un coltello , sbuco` silenziosamente dal nulla e attraversando con un guizzo velocissimo lo specchio d’aria davanti a noi ci acceco` la vista togliendoci il respiro .
Mi sentii sollevato e scaraventato a terra da una forza gigantesca e invisibile mentre una tremenda esplosione , seguita da un boato assordante , fece tremare le rocce sotto i nostri piedi e tutt’intorno si diffondeva un acre puzzo di zolfo bruciato : la lunga falce della Morte ci aveva sfiorati volendoci risparmiare !
Prima che ci rendessimo conto di quello che stava accadendo lo scenario si fece apocalittico e irreale : la vasta conca morenica della Valle del Paradiso che avevamo di fronte fu avvolta da una luce pallida e spettrale , il sole si oscuro` repentinamente , il cielo divento` buio come la pece , l’aria si fermo` e preceduta da un rumore sordo e strisciante che avanzava piano piano ma che aumentava rapidamente d’intensita` comincio` a cadere una pioggia violentissima frammista a chicchi di grandine e a pulviscoli di nevischio .
In quel mentre a pochi passi di distanza frullo` il branco delle coturnici che incolonnandosi , con uno scrosciare metallico d’ali sulle nostre teste , si fiondo` in picchiata verso la faggeta ma nessuno di noi , ammutoliti dallo spavento e paralizzati dalla paura , ebbe la forza di alzare il fucile .
Feci cenno ai miei compagni di girarsi e presi a scendere precipitosamente a valle , fra le nuvole e la nebbia , tra il bagliore secco dei lampi e il fragore assordante dei tuoni , sotto un’acqua gelata e inclemente , mentre alle nostre spalle si scatenava l’inferno degli elementi e della Natura.
Ai primi faggi i cani abbozzarono una ferma , appena il tempo di togliermi il fucile di spalla che partirono bassi bassi , incrociandosi in volo , tre o quattro cotorni . Tirai d’imbracciata a uno lungo fra i tronchi e con sorpresa lo vidi cadere rotto d’ala , ruzzolare sui ginepri , ma subito rialzarsi e correre veloce di piede verso i salti insidiosi del vallone di Teve , inseguito dai cani che in breve sparirono ingoiati nella bufera .
Cercammo riparo sotto una croda sporgente che formava una piccola grotta nella roccia mentre in alto la montagna ruggiva come un leone e il vento ululava come un branco di lupi affamati , scuotendo con violenza le piante e strappando dai rami le ultime foglie secche che si avvitavano in aria in vorticosi mulinelli giganteschi .
Erano oramai trascorsi buoni dieci minuti ed ero in ansia per le mie canine quando vidi inerpicarsi fra gli scogli la piccola sagoma marrone di Nana` con la pernice in bocca che , allungando il collo e pedalando le zampette rosse , si divincolava per tentare di liberarsi dalla stretta delle fauci . Appena mi fu accanto Leandro mi abbraccio` affettuosamente e mi disse contento – bravo !
Mi sentii orgoglioso e lusingato per quell’apprezzamento che ritenni sincero ma in quel mentre , … tutt’intorno , … come in un concerto di preghiere in una cattedrale avvolta nella nebbia , si richiamarono , salmodiando sommessamente , le coturnici . Leandro si irrigidi` su se stesso simile a un’aringa affumicata e stringendomi forte il braccio quasi a farmi male – andiamo a tirargli ! – mi bisbiglio` sottovoce in un orecchio .

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in quel mentre , tutt’intorno , come in un concerto di preghiere in una cattedrale avvolta nella nebbia si richiamarono , salmodiando sommessamente , le coturnici …

-ho le mani gelate ! – ribattei , ma in realta` sapevo che su quelle rimesse ripide e scivolose e con quel tempaccio era impossibile tentare . Leandro non si scompose , si frugo` nel tascone della cacciatora e ne tiro` fuori alcune scatolette di metallo , poi svitandone una piu` grande e rotonda – mettiti questa ! – disse perentorio .
Era una pomata densa e oleosa , di colore rosso scuro pari al sanguinaccio di maiale e non appena presi a spalmarla fra le dita e sul dorso delle mani sentii un forte calore e un grande sollievo .
Intanto le pernici quasi a sfidarci nella tormenta ricantarono in coro , piu` in alto , piu` lontane .
-stanno risalendo , … sbrighiamoci ! – incalzo` Leandro .
Mi girai verso il ‘Santone’ , era rannicchito in un angolo della grotta con gli occhi sbarrati e le guance incavate e batteva i denti per il freddo . Mi fece cenno con la testa che non ci avrebbe seguiti , ero indeciso , anche a me sembrava una pazzia .
Leandro intui` la situazione – vado da solo e se ritardo ci vediamo alla macchina … , – bofonchio` contrariato e togliendosi il fucile di spalla lo carico` con due cartuccioni viola corazzati . Non feci in tempo a fermarlo per cercare di dissuaderlo ch’era gia` sparito come un fantasma nella nebbia.
Passo` del tempo , forse una mezz’ora o piu` ma Leandro non si vedeva . Uscii allo scoperto , diluviava e la visibilita` era oramai ridotta a zero . Tesi l’orecchio per percepire l’eco di eventuali colpi di fucile , nulla ! , solo un enorme silenzio , opprimente e pesante , reso ancora piu` spavento dal muggito del vento che a folate saliva dal vallone sottostante .
Avevo paura , si` paura ! L’anno prima , proprio su quelle pareti a strapiombo , sorpresi con Ugo il pastore da una violenta tormenta di neve e dalla notte , eravamo rimasti incrodati al buio senza possibilita` di muoverci col rischio di fare un passo falso e di precipitare nel vuoto . E se non fosse stato per i soccorsi provvidenziali di ‘zio Antonio’ giunti dopo alcune ore con una potente lanterna ad aprirci la strada per la salvezza , quando oramai avevamo perso le forze e ogni speranza , forse oggi non sarei a raccontarla .
Tornai indietro al nostro rifugio . – l’hai trovato ? , – strillo` da lontano Edmondo appena mi intravide , …
– noo ! …
– porca miseria ! , ma e` un pazzo criminale , si sara` certamente perso e adesso che facciamo ? – mi interrogo` con ansia e battendo ripetutamente gli scarponi sul terreno mentre in viso s’era fatto terreo , piagnucolo` con voce spezzata – sto` gelando di freddo , muoio ! , …
Gli presi le mani e cominciai a sfregarle energicamente con le mie per cercare di riattivargli la circolazione e m’accorsi che erano collose e appiccicaticce , mi insospettii – che hai fatto ? – gli chiesi , …
– c’ho pisciato sopra … pe’ senti` un po’ de` calore , – balbetto` ingenuamente , …
– ma va’ a fa` ’nculo ! , sei proprio uno zozzo ! … porco ! , … basta , andiamocene !
Oramai ero deciso , non potevamo piu` aspettare neanche un minuto , la situazione poteva precipitare da un momento all’altro .
La discesa fu piu` dura della salita . In alcuni punti scabrosi dovemmo aiutarci mani e piedi per non scivolare sul muschio e sulla roccia resa viscida dalla pioggia mentre i cani ci si stringevano fra le gambe per cercare riparo rischiando di farci cadere . L’acqua arrivava da tutte le parti , entrava nel collo della giacca , scendeva lungo la schiena e scolando dentro i pantaloni rigurgitava dagli scarponi perche` i calzettoni di lana erano saturi come due spugne .
Ma piu` che la ‘zuppa’ , a quei tempi c’ero abituato , mi impensieriva la sorte del mio ospite . Avevo uno strano presentimento che ben presto , a mano a mano che ci abbassavamo in vista dell’auto si rivelo` in drammatica realta` : Leandro mancava all’appuntamento !
Mi girai preoccupato verso la solitudine sperduta della montagna rischiarata dal tracciato luminoso dei fulmini e dal boato sordo dei tuoni , lassu` nella tempesta stava calando il buio pauroso di una notte lunga e spaventosa , ma Leandro dov’era ?
I cani saltarono esausti nel vano posteriore dell’auto , si attorcigliarono nelle copertine di lana e fumando come sigari presero a leccarsi l’un l’altro , mentre il Santone si rincantuccio` sul sedile davanti digrignando i denti e farfugliando qualcosa di incomprensibile che non doveva essere certo un complimento all’indirizzo del nostro amico .
Bussai all’uscio del casale piu` grande . Passo` un attimo lungo un’eternita` , poi la porta si apri` cigolando e un ondata di calore e un buon profumo di cucina mi investirono facendomi fantasticare.
L’uomo di mezza eta` , robusto , dai lineamenti rozzi e dalla barba sfatta , dal forte odore caprino , sgrano` gli occhi nell’oscurita` come per vederci meglio , stentando forse a riconoscermi .
– sor Arbe’ , ma … non e` tempo d’andare a caccia , questo ! , – esclamo` finalmente con voce possente , poi spingendosi sulla soglia e scrutando il cielo plumbeo e lattiginoso , – stanotte fa la neve ! – sentenzio` .
– entra sor Arbe’ ! entra , … viette a scalda` ! , – e si tiro` di lato per farmi passare .
Sbirciai dentro e mi venne l’acquolina in bocca . Dal soffitto di grosse travi di legno annerite dal fumo penzolavano dei lardi attorcigliati con lo spago , alcune file di salsicce fresche e delle ‘spallette’ di maiale affumicate . Al centro della stanza , sulla tavola semiapparecchiata , spiccava una mezza forma di cacio pecorino con una pagnotta di pane casareccio mentre nel camino di fronte si consumava lentamente un grosso ciocco di quercia , rosso di brace viva , sul quale arrostivano in una griglia , sfrigolando di grasso , alcune bistecche di castrato .
– sto` cercando un amico , … hai visto qualcuno ? , – tagliai bruscamente per non cadere in tentazione , …
– n’oretta fa s’e` visto nu` cacciatore , solo , gironzola` attorno alla macchina , tutto bagnato e mezzo scalzo , … nu` tipo strano ! …
– aveva un cane ? …
– si` sor Arbe` , nu` cane bianco e nero , peloso ! …
– c’hai parlato ?
– si` sor Arbe` , ha voluto indicata la via pe’ lu` Castello (Castelmenardo di Borgocollefegato) , poi s’e` messo a corre’ come un matto cor cane appresso e non lo so visto piu` … ! , entra sor Arbe` , fatte armeno nu` bicchiero de vino bono … , – insistette ,
– sara` per la prossima volta , grazie ! come se avessi accettato … , – ribattei a malincuore e prima che il portone si richiudesse dietro di me ero gia` in auto .
– allora ? – biascico` il Santone con un filo di voce , …
– e` andato al paese , …
– al paese ?! … ma quale paese se non sa neppure dove sta` ! , … e poi sono buoni buoni una quindicina di chilometri , …
– lo incontreremo sicuramente per strada , almeno spero ! – risposi , pentendomi un poco dentro di me per quell’invito fatto forse troppo affrettatamente a quello strano individuo sconosciuto e misi in moto ma nello stringere il volante provai un acuto malessere alle mani . Le guardai e mi accorsi che erano gonfie e arrossate , provai a chiudere i pugni e il dolore si fece piu` forte : doveva essere la reazione della pomata di Leandro che era penetrata nella pelle a causa delle screpolature provocate dalla pioggia e dal freddo , – bah ! , passera` , pensai tra me e me .
Il violento nubifragio aveva divelto il fondo della carrareccia creando a tratti cumuli di detriti e di sassi con solchi d’acqua profondi pieni di fanghiglia e di terriccio mentre i rami piu` bassi delle piante , inzuppati di pioggia , s’erano arcuati sulla via e battevano rumorosamente sul parabrezza rischiando di piegare i tergicristalli .
Dovevo procedere a passo d’uomo e dietro ogni curva della straduzza stretta e tortuosa speravo di vedere sbucare all’improvviso la figura alta e atletica di Leandro ma arrivammo alla Provinciale senza incontrare anima viva . D’altronde chi poteva girare con quel tempo infernale ?
Dopo alcuni chilometri di asfalto che sembravano non finire mai , imboccai sulla destra la strada bianca , tutta curve e giravolte , che ci avrebbe portati a ‘Castello’ ma per quanto aguzzassi la vista davanti alla luce bassa e scialba dei fari , di Leandro nessuna traccia .
Superato l’ultimo tornante la via saliva ripida inerpicandosi stretta tra le prime stalle odorose di stabbio e di bestiame fino alla piazzetta principale , grande quanto un guscio di noce , in bilico tra la salita e la scarpata , dove parcheggiare pero` non era un problema perche` allora le auto e il progresso erano ancora di la` da venire .
Il paese , meno di cento anime tra grandi e piccini , avvolto nella foschia e dalla monotonia invernale , illuminato fiocamente dalla luce di pochi lampioni tremolanti , deserto , coi suoi tetti di coppi spioventi , i muri spessi di pietra e in portoncini ad arco guarniti di stemmi a ricordo di antichi domini Ducali , sembrava un fantastico presepe addormentato nel fianco scosceso e dirupato della montagna .
Guardai a destra e a sinistra , non c’era anima viva ! Solo pioggia e un paio di segugi che scappavano frettolosamente a rifugiarsi per la notte tra le balle di paglia di qualche fienile . Oramai non c’erano dubbi , Leandro si era perso e chissa` dov’era finito , bisognava organizzare subito le ricerche !
Corremmo trafelati col cuore in gola , il Santone ed io , coi cani appresso e i fucili ‘stracollati’ quelle poche decine di metri di discesa che ci separavano dalla casa di ‘zio Antonio’ . Picchiai due volte sull’uscio com’era mio solito , girando subito la chiave nella toppa , ma quando spalancai la porta rimasi a bocca aperta .
Leandro era la` , seduto tranquillamente su una seggiola di legno impagliata , accanto al fuoco del camino con a fianco la sua Azzurra , in una casa dove non era mai stato , in un paese di cui conosceva solo lontanamente il nome , per una strada che non aveva mai percorso .
Era incredibile , ero ammutolito e strabiliato ! Avrei voluto urlare la mia rabbia e anche la mia gioia , non sapevo ne` che dire ne` che fare , se ridere o piangere , se imprecare o rallegrarmi .
-a tavola , la cena e` pronta ! , – esclamo` Fortuna con quel suo sorriso dolce e buono che incantava gli ospiti come le sirene i marinai , togliendomi involontariamente dall’imbarazzo del momento . E comincio` , girando attorno alla tavola , a versare la minestra bollente di ‘stracciotte’ fatte in casa nelle scodelle di coccio di antica memoria , sbeccate dall’usura .
Feci finta di nulla , mi asciugai il naso gocciolante di pioggia , tolsi la pernice dal tascone della cacciatora , l’allisciai frettolosamente e la posi col capo all’ingiu `sulla trave di castagno del camino per farla asciugare .
– una sola ? , – bofonchio` Ugo , con la cicca della sigaretta a penzoloni delle labbra mentre tramestava con le mani il latte nel paiolo di rame appeso al centro del fuoco per scolare il formaggio e trarne il ‘sorcittu’ (piccolo pezzo di formaggio che stretto nel pugno della mano prende la forma di un topino) ancora caldo da offrire ai commensali .
– per miracolo ! , – risposi a denti stretti ripensando a quello che c’era successo e a tutto quello che sarebbe potuto succedere se solo la sorte ci si fosse voltata contro .
‘Giovannino’ si alzo` , prese la ‘cotorna’ , la soppeso` piu` volte tra le mani – bella ! , – mormoro` , poi soffiandole sui fianchi sotto l’ala per sollevargli le piume grigie dalle bande nere e corallo , ne stacco` un paio piu` lunghe e le infilo` delicatamente nella tesa del cappello .
Avevo fame ! Sedersi con gli amici attorno a una tavola imbandita di leccornie paesane : pane casareccio , pecorino stagionato , salsicce di fegato e prosciutto di montagna , davanti a un buon bicchiere di vino di botte , schietto e genuino , di ritorno da una faticosa giornata di caccia e` certamente la cosa piu` bella che ci sia .
Volevo raccontare ma soprattutto sapere da Leandro che fine aveva fatto lui , le pernici e tutto il resto ma ora lo stomaco reclamava la sua parte , … afferrai il cucchiaio e rimasi sconcerto . Le mie mani avevano perso ogni sembianza , erano grosse come due pagnotte di pane e rosse come due peperoni arrostiti . Fra me e me mi chiesi che … ‘cavolo’ avesse mai mescolato Leandro dentro a quello strano unguento colorato dalle proprieta` miracolose .
-che hai fatto Alberto ? … , che e` successo ? – m’apostrofo` timorosa Fortuna che con la sua percezione femminile capiva sempre se qualcosa non andava per il verso giusto , …
-niente ! , … sara` l’allergia al freddo e alla pioggia , – risposi cercando di minimizzare ma in realta` mi sembrava di avere il fuoco nelle vene perche` il bruciore aumentava e la sensibilita` al tatto diminuiva . A fatica riuscii a finire la minestra con le mie forze ma quando si tratto` di tagliare l’arrosto di maiale al forno dovetti farmi imboccare dalla padrona di casa perche` oramai le mie estremita` erano come paralizzate e il dolore si era fatto insopportabile .
L’unico che invece sembrava non essersi accorto di nulla era proprio Leandro . Aveva familiarizzato con ‘zio Antonio’ che gli versava di continuo il suo spumeggiante rosso frizzantino e che , additandoci a scherno al ‘Santone’ e a me , gli ripeteva in ritornello – lasciali perdere ! … sono due matti ! , … quelli ti fanno perdere la vita , sono matti ! – senza sapere , ingenuamente , che se c’era uno un po’ piu` anormale degli altri , almeno per quella sera , questi era proprio Leandro.
Quando dopo alcune ore decidemmo di ripartire per Roma nevicava fitto fitto ed aveva gia` ricoperto buoni dieci centimetri ma non potendo guidare , data la mia infermita` , mi aggiustai alla meno peggio sul sedile posteriore abbracciato ai cani e mi addormentai pesantemente sognando le pernici nella bufera .
Ecco , questo era Leandro cosi` come lo ricordo al termine di quella drammatica giornata di caccia di quell’anno lontano che dirvi non so . Un personaggio stravagante e bizzarro , un compagno simpatico e sincero , un formidabile camminatore , un appassionato e profondo conoscitore dei segreti della montagna e delle sue grigie regine alate dal becco e dalle zampe forgiate d’acciaio scarlatto col quale , un giorno , spero di tornare a cacciare assieme .
Se il Signore lo vorra` !

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S A N  M A U R O
~ la grotta dei frati ~

 

Quella sera , davanti al fuoco , mentre la fiamma arrossava i volti proiettando sulle pareti ingiallite e screpolate ombre gigantesche e bizzarre e nell’aria si spandeva il profumo delle salsicce di fegato che , lasciando cadere piccole goccioline di grasso , si struggevano lentamente nello spiedo sopra la brace , Ugo e Giovannino detto il Podesta` ci raccontarono di avere levato , poche centinaia di metri sotto la chiesetta di San Mauro , una bella brigata di coturnici .
… I due amici seguivano silenziosamente le tracce che un incauta lepre aveva lasciato sulla neve fresca e farinosa allorquando si erano trovati improvvisamente nel bel mezzo della volata . Le pernici , una buona decina , che la tormenta dei giorni precedenti aveva scacciato giu` dalle coste di monte Cava , erano frullate rumorose dai ginepri circostanti una , due per volta ed essi le avevano padellate ignobilmente prima sulla levata , poi sulla rimessa .
Emilio ed io ascoltavamo increduli e estasiati con nell’animo il comune e segreto desiderio di non lasciarci sfuggire la bella occasione anche se la caccia alla stanziale , chiusasi da qualche giorno , e le abbondanti nevicate dell’Epifania avevano precluso ogni forma di attivita` venatoria . Ma a quei tempi felici e lontani si poteva stare tranquilli , la sorveglianza venatoria era affidata a pochi guardacaccia provinciali di Rieti distanti oltre cinquanta chilometri e ai Carabinieri della vicina stazione di Borgocollefegato (oggi Borgorose) che con tutta quella neve erano sicuramente in tutt’altre faccende affaccendati .
Passo` il tocco e tra una partita di carte , una bruschetta all’aglio e al prosciutto e un bicchiere di vino , aspro ma sincero come la gente che ci ospitava , suonarono anche le due . Quando ci alzammo da tavola per andare a dormire la testa mi girava come una trottola e a nulla valse l’aria gelida che soffiava al di fuori , in quel momento il termometro sulla porta di casa di ‘zio Antonio’ , minuscolo guscio di noce in bilico sulla scarpata , segnava undici gradi sottozero , a farmi snebbiare la vista .
Tentoni per non scivolare sul ghiaccio imboccammo uno stretto corridoio scavato nella neve e raggiunta , al chiarore pallido di una falce di luna , la nostra dimora ci infilammo subito a letto con in testa il passamontagna e completamente vestiti per il grande freddo !
Il mattino seguente , quando trillo` la sveglia sulla mensola del vecchio e traballante como` , era gia` tardi e un timido raggio di sole penetrava attraverso le fessure delle imposte proiettando sul pavimento di mattoni sconnessi tenui riverberi di luci biancastre . Mi alzai a fatica ancora stordito dai fumi dell’alcool ma l’acqua nelle tubature era gelata e non riuscii a lavarmi la neanche la faccia. Allora spalancai la finestra affacciandomi dal piccolo balcone in ferro battuto , tappezzato di lunghi ghiaccioli che luccicavano ai raggi del sole come giganteschi diamanti , respirando ad ampie boccate l’aria pura e frizzantina che saliva dalla valle .
Lo scenario era stupendo e insolito , quasi irreale ! Non piu` boschi , ne` rocce , ne` forre , ne` rumori di macchine , di uomini e di animali , sul paesaggio bianco e uniforme gravava un profondo silenzio . Ovunque , dai tetti spioventi delle delle case all’Apa , il piccolo torrente incassato fra le rocce dove l’estate i miei cani facevano il bagno e guizzavano veloci le trote dai riflessi argentati , dalla costa di fronte alla cima delle montagne della Duchessa , del Murolungo e del Velino e oltre fino a dove lo sguardo poteva spaziare , la candida coltre aveva sommerso ogni cosa : era la piu` grande nevicata che avessi mai visto nella mia vita !
In quel mentre si udi` sul pianerottolo di ingresso uno scalpiccio pesante di passi e nella luce incerta della penombra apparve la piccola figura del Podesta` , tutto infagottato in una cacciatora di velluto marrone rattoppata , un baschetto di lana blu` calato sulla fronte bassa e rugosa , un paio di stivali al ginocchio e la doppietta in spalla con le canne in giu` che quasi toccavano terra tant’erano lunghe rispetto alla persona .
-‘sbrigatevi’ , – borbotto` contrariato nel vedere Emilio che ancora si rigirava nelle coperte , – ‘e` tardi e mia moglie ha gia` pronta la tavola’ .
Dopo una ricca colazione a base di uova e pancetta , pecorino fresco , pane casareccio , caffe` e grappa partimmo baldanzosi alla volta della montagna di San Mauro dividendoci in due gruppi , il Podesta` ed io ci incamminammo verso la parte alta , Emilio e Ugo si tennero in basso sul sentiero sopra al torrente .
Per strada non c’era anima viva e se non fosse stato per il fumo grigiastro che usciva dai bassi comignoli sembrava che il paese fosse disabitato . Ai lati della ripida viuzza , incassata lungo i muri di pietra delle case , la neve ammassata in grossi mucchi si scioglieva lentamente al sole in piccoli rigagnoli di acqua sporca nella quale razzolavano inzaccherate alcune grosse galline chioccianti .
In breve raggiungemmo la zona che la mattina precedente era stata teatro delle gesta dei nostri amici , battemmo una costa brecciosa e assolata molto promettente , frugammo le adiacenze di alcune grotticelle a riparo del vento , risalimmo un canalone irto di rocce che affioravano dalla neve come lame di affilati coltelli ma delle pernici nessuna traccia .
D’un tratto sotto di noi , quasi a rompere l’incanto , ecco una scarica rabbiosa di colpi , prima uno , … poi un altro , … poi altri due , non v’erano dubbi , la brigata era stata finalmente scoperta dai nostri amici . Non lontano da me il Podesta` , in vedetta sopra un macigno , mi chiamava gesticolando goffamente con le mani .
-‘so` la rimessa’ , – mi grido` – ‘affrettati , per di qua , … per di qua !’
Lo seguii trepidante ed infatti dopo un centinaio di metri i cani fecero buono , prima Fido che comincio` a guidare con sospetto poi anche Zara che piu` lontana si arresto` in ferma . Cercai di prendere posizione per non farmi cogliere di sorpresa ma non feci in tempo , una grossa coturnice frullo` silenziosa a mezzo tiro di schioppo , quando l’incannai era gia` sparita dietro uno sperone roccioso.
Mentre correvo ad affacciarmi per seguirne la rimessa mi trovai faccia a faccia con Ugo che risaliva tutto affannato dalla parte opposta .
– ‘le abbiamo trovate ! … , le abbiamo trovate !’ – ripete` col fiato in gola …
– ‘dove ? … , quante ?’ … , – ma una coppiola serrata sparata a pochi passi di distanza ci fece sobbalzare in tempo per vedere cinque belle cotorne che planavano ad ali tese verso il fondovalle: il piombo del Podesta` non le aveva neppure lontanamente sfiorate !
Intanto Ugo aveva tirato fuori dallo zainetto militare due superbe prede , – ‘una Emilio e una io’ – disse soddisfatto mentre le soppesavo e mi racconto` brevemente com’era andata . Quand’ebbe finito ci riunimmo tutti e quattro , disponendoci a rastrello , per ribattere le superstiti che si erano rifugiate in una canalone dirupato e macchioso .
Le coturnici frullarono lunghe per due volte senza che nessuno di noi riuscisse a mettergli addosso le canne del fucile ma alla terza levata , quando oramai stavamo per abbandonarle al loro destino , tornarono indietro . Una mi passo` meno lontana delle altre , azzardai un colpo e con grande meraviglia la vidi rigirarsi in aria e ruzzolare giu` per la china sbattendo convulsamente le ali sulla neve immacolata che si macchio` di sangue per un lungo tratto .
Quando Zara me la porse un raggio di sole illumino` per un istante le piccole pupille cerchiate di rosso , dilatate nello spasmo della morte , nelle quali si rifletteva come in uno specchio l’azzurro del cielo e le fece brillare come due gemme . Era una vecchia gallina dal becco corallo e dalle zampe callose , la starnai con un bastoncino di ginepro , gettai le budellina fumanti ai cani e rassettandole le piume soffici e scomposte la riposi con cura nel tascone del gilet .

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quando Zara me la porse un raggio di sole illumino’ per un istante le piccole pupille cerchiate di rosso nelle quali si rifletteva come in uno specchio l’azzurro del cielo e le fece brillare come due gemme … – (foto marinelli)

Intanto si era fatto tardi e poiche` avevamo promesso di rientrare in paese per il pranzo ci incamminammo frettolosi sulla via del ritorno . Ugo e Emilio che ci precedevano avanti erano gia` spariti sullo stradello dietro la svolta di Cerreto Piano , piccola terrazza di terra coltivata nel fianco piu` impervio della montagna , quando il Podesta` che mi seguiva passo passo mi tiro` improvvisamente per un braccio ; mi voltai sorpreso , – ‘ascolta !’ – mi disse con un filo di voce , …
Una bava sottile di vento frusciava tra i cespugli di ginepro facendo cadere dai rami , carichi di bei grappoli di bacche vermiglie , piccole pallottoline di neve che ruzzolavano leggere giu` per la scarpata , … tesi l’orecchio ma non sentii nulla ,
– ‘ecco ! ecco ! , … adesso !’ – ribatte` il Podesta` tendendo la mano verso l’alto ,
– “chicchele` , … chicchele` , … chicchele`” , …
Questa volta avevo udito anch’io , la` proprio sotto la chiesetta di San Mauro una coturnice cantava!
– “chicchele` , … chicchele` , … chicchele`” , – il verso si ripete` ora piu` forte e squillante , ora piu` flebile e stentato , sembrava un appello disperato , un richiamo angoscioso alla vita , poi tacque e fu di nuovo silenzio .
– ‘cosa facciamo ?’ – m’apostrofo` il Podesta` , – ‘lassu` la neve e` molto alta’ …
– ‘tu piazzati di vedetta e se vola guarda bene dove va , io vado a tirargli’ , – e cominciai a salire col cuore in gola per l’emozione .
Un trentina di metri sopra lo stradello trovai le tracce della coturnice : una fila indiana di impronte stampate profondamente sulla neve che puntavano diritte verso l’alto . Per un po’ ne indovinai senza difficolta` il percorso poi , a mano a mano che avanzavo , l’inseguimento si fece piu` difficile. La neve aumentava di altezza e ad ogni passo vi sprofondavo dentro fino al ginocchio faticando non poco per tirarmi fuori , anche la macchia cedua di rovere si infitti` formando una barriera quasi invalicabile . Le forze cominciarono a scemare e il sudore a colarmi giu` per la schiena , persi di vista le orme della coturnice , strinsi i denti e seguitai a arrampicarmi alla cieca, quasi d’intuito . Oramai ero quasi sulla vetta in vista di San Mauro , scorsi da lontano il piccolo campanile e la cappella con sopra la croce in ferro battuto tutta ammantata di neve . Anche il piazzale antistante dove sostavano i fedeli durante la processione del primo maggio , i muretti di pietre a secco che vi correvano tutt’intorno e il recinto di filo spinato coi pini da rimboschimento erano sommersi dalla bianca coltre che aveva formato in quel tratto dei cumuli altissimi ammucchiati dal vento .
Mi fermai un attimo per riprendere fiato indeciso se desistere o avanzare ancora , ma … dov’erano i cani ? … , li avevo intravisti poco prima passarmi vicino ma ora tutto era fermo e immobile , statico , e nel pianoro c’era un profondo silenzio , ….. troppo silenzio ! Ebbi come un presentimento, … feci un passo avanti , un altro , … fu allora che la coturnice frullo` rumorosa a dieci metri di distanza sollevando piccoli spruzzi di neve e impennandosi veloce nel cielo turchino. La seguii un istante col mirino del fucile mentre batteva freneticamente le ali sui fianchi possenti coperti di bande variopinte , la testa col bel collare nero protesa verso l’alto , la coda rossiccia aperta a ventaglio , … poi premetti il grilletto . L’uccello investito in pieno dal piombo perse visibilmente quota ma a un palmo da terra sembro` riprendere vitalita` , tese le ali e si fiondo` giu` per la scarpata. Nel girarmi per tirargli un secondo colpo la canna del fucile sbatte` ai rami di un querciolo e si riempi` di neve , ebbi un attimo di incertezza , mi fu fatale !
– ‘a te ! , … a te !’ – gridai al mio compagno di caccia ,
– a te ! , … a te ! – ripete` l’eco da lontano . Ma il Podesta` non fece neanche il segno di togliersi il fucile di spalla , la pernice lo sfioro` con le ali e prosegui` la sua folle corsa verso il basso .
– ‘perche` non gli hai tirato ?’ – lo ripresi bruscamente quando gli fui vicino , …
– ‘non l’avrei mai colta , … era cosi` ‘impennata’ che a quella velocita` non l’avrei mai potuta cogliere !’ – fu la sola cosa che riusci` a balbettare .
Conoscevo il Podesta` da pochi anni ma era stati sufficenti a darmi prova della sua amicizia e della sua fedelta` . Piccolo , tarchiato , olivastro era un formidabile camminatore quanto un pessimo tiratore , le coturnici poi erano la sua dannazione ! Quell’anno ne avevo uccise moltissime ma lui che aveva diviso con me quelle meravigliose giornate di caccia non era riuscito a incarnierarne nemmeno una . Pero` se il suo contributo al carniere era pressoche` nullo , la sua collaborazione sul terreno di caccia era altissima , sempre pronto a caricarsi sulle spalle lo zaino piu` pesante , sempre in vedetta con la sua infallibile vista d’aquila , sempre in ascolto .
– ‘dov’e` andata ?’ – gli chiesi cercando di dominarmi , …
– ‘l’ho vista sparire laggiu` , dietro quel crinale’ ,
– rispose mortificato .
Scendemmo . I cani eccitati dall’incontro avevano raddoppiato la cerca , battevano con passione fra le rocce e i ginepri , risalivano i canaloni brecciosi e innevati , rovistavano fra i ciuffi della macchia a volte rada a volte scapigliata ma senza trovare traccia .
Era oramai trascorsa una buona mezz’ora quando il mio compagno mi chiamo` -‘dobbiamo andare’ , – mi disse , – ‘l’ora del pranzo e` trascorsa da un pezzo e a casa non vedendoci rientrare potrebbero preoccuparsi’ .
L’idea di abbandonare la preda mi tormentava , sentivo dentro di me che non poteva essere lontana. Decisi di non darmi per vinto , misi al guinzaglio il vecchio Fido che dava segni di stanchezza e l’affidai al mio accompagnatore .
– ‘io resto qui , tu torna in paese’ , – l’apostrofai , – ‘rassicura gli amici che tutto e` bene e questa sera venitemi incontro sulla via del ritorno’ – . Il Podesta` tento` di ribellarsi alla mia decisione poi pressato dalla mia insistenza si rassegno` avviandosi mogio mogio giu` per il sentiero . In breve divenne un piccolo puntino scuro sulla neve , sempre piu` piccolo , poi spari` del tutto .
Seguitai a salire e a scendere , a frugare e a cercare senza sosta mentre il tempo trascorreva lento e inesorabile . Il sole basso sull’orizzonte a poco a poco si era celato dentro una caligine grigia , non dava piu` calore ! , il cielo impallidi` , scolori` , imbianco`, mi fermai a meditare sul da farsi .
Il silenzio della solitudine che gravava tutt’intorno era divenuto opprimente . Le folate della tramontana che a tratti scendeva dalle gole innevate scotendo i rami scheletrici dei faggi sembrava un lamento di voci umane , un coro sommesso di preghiere lontane . Mi sentii spiato da mille occhi invisibili e un senso di turbamento e di sgomento mi assali` !

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correva una strana leggenda da quelle parti che come tutte le credenze popolari paesane aveva origine nel tempo remoto … – (foto marinelli)

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in una grotta scavata nel fianco piu’ selvaggio e inaccessibile della montagna erano stati ritrovati i resti di alcuni scheletri umani … – (foto marinelli)

Correva una strana leggenda da quelle parti che come tutte le credenze popolari paesane aveva origine nel tempo remoto e si tramandava dagli antenati di generazione in generazione , di bocca in bocca , di padre in figlio . Nei pressi della zona in cui mi trovavo , in una grotta scavata nel fianco piu` selvaggio e inaccessibile della montagna , che si raggiungeva solamente per un impervio sentiero da capre , erano stati rinvenuti i resti di alcuni scheletri umani . Un muro antichissimo di pietre , in parte crollato , chiudeva l’ingresso della caverna , nella quale si trovava una enorme tavola di roccia mirabilmente levigata , sulla quale un abile scalpello aveva inciso strane e misteriose iscrizioni . Si diceva che le misere spoglie appartenevano a quelle di alcuni monaci eremiti ritiratisi cola` in condizioni di vita proibitive molti secoli prima , la gelida dimora era stata il loro luogo di penitenza e di ritiro spirituale , certamente la loro tomba ! Fattosta` che gli abitanti di Castelmenardo per venerare il Patrono del paese , San Mauro , che proteggeva la montagna , i suoi viandanti e gli animali che su di essa vivevano , avevano eretto poco sopra la grotta dei frati una piccola cappella e vi si recavano ogni anno in processione il primo giorno di maggio .

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gli abitanti di Castelmenardo per venerare San Mauro , Patrono del paese , avevano eretto poco sopra la Grotta dei Frati una piccola Cappella e vi si recavano in processione ogni anno il primo giorno di maggio … – (foto marinelli)

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la processione di San Mauro del 1 maggio con le offerte per la Chiesa , la riffa e il sorteggio dei premi sulla montagna di Castelmenardo (Rieti)  . Al centro Don Mario il Parroco di Castelmenardo – foto marinelli

Avevo profanato la pace di quei luoghi di culto e di preghiera , avevo infranto le leggi della Natura! Sentii nell’animo un profondo rimorso che mi spinse a formulare un’umile promessa : giurai a me stesso e a San Mauro che se avessi ritrovato la mia coturnice non avrei piu` cacciato con la neve .
Un barlume di speranza mi si accese nel cuore e mi spinse a cercare nel ripido canalone che correva sotto la caverna . Il terreno era scosceso e gelato , scesi puntellando i piedi appoggiandomi con le mani alle sporgenze delle rocce mentre le pietre si staccavano numerose al mio passaggio e ruzzolavano a valle tracciando dei lunghi solchi sopra la coltre nevosa .
D’un tratto sopra la mia testa , da una cavita` di una parete erosa dalla pioggia e dai venti , si libro` maestosamente nell’aria un’enorme poiana . Li` per li` non ci feci caso ma mentre si allontanava mi accorsi che teneva qualcosa stretta saldamente fra gli artigli . Il rapace era oramai fuori tiro allorche` lo vidi planare e posarsi sulla costa di fronte sopra un piccolo spiazzo scoperto . Cercai di avvicinarmi furtivamente ma al bordo dell’Apa dovetti fermarmi : il torrente , in quel tratto completamente ghiacciato mi sbarrava insidioso il passo .
L’uccello era a poco meno di cento metri , aveva alzato la testa dalla mia parte e spiava timoroso le mie mosse , quando lo vidi drizzarsi sul corpo e serrare le ali pronto a spiccare nuovamente il volo non esitai a fare fuoco . Al rumore dello sparo , investito dalla scarica dei pallini , il grosso falcone si libro` in alto impaurito e scomparve a larghe spirali nella foschia plumbea del cielo . La preda misteriosa era rimasta a terra , ne scorgevo distintamente la macchia scura sopra al candore della neve .
Provai a guadare ma avevo fatto pochi passi che la sottile crosta di ghiaccio si ruppe e sbattei forte i ginocchi sugli scogli sprofondando nella corrente fino alla cinta dei pantaloni . Arretrai dolorante con gli scarponi pieni d’acqua e le gambe intirizzite dal gelo , l’impresa era impossibile!
Calava la notte , sfarfallo` nell’aria un timido fiocco bianco premonitore e dalla valle sali` il rintocco delle campane dell’Ave Maria che chiamavano a raccolta i fedeli .
Mi voltai verso Zara che era rimasta in disparte a osservarmi stremata dalla fatica e dal freddo , coi polpastrelli che per il lungo logorio lasciavano impronte rosse di sangue sulla neve . Era la sola, la mia ultima speranza , l’accarezzai , le sussurrai in un orecchio – ‘va` Zara , … va` porta !’ – La bestiola aveva capito , salto` sulla superfice ghiacciata ma scivolo` sulle zampe posteriori e torno` indietro mugolando impaurita poi , dietro i miei incitamenti , riprovo` piu` avanti e finalmente con alcuni balzi spericolati fu sull’altra sponda . La vidi correre verso la preda abbandonata , abboccarla decisa e tornare indietro trionfante , quando mi fu accanto non credetti ai miei occhi : dalle fauci dolcemente serrate penzolava la mia coturnice !
Fui preso da una gioia incontenibile e irrefrenabile , abbracciai stretta forte al petto la mia canina e la baciai piu` volte sulla testina nervosa : grande , stupenda , indimenticabile amica !
Ora aveva preso a nevicare fitto , grossi fiocchi soffici e leggeri che scendevano turbinando allegramente con un brusio tenue e ovattato . San Mauro aveva esaudito la mia preghiera , forse mi avra` anche perdonato perche` io non ho mai mantenuto la mia promessa !

 

 

LA  ‘REGINA’  MISTERIOSA

sitar de padure

Appoggiato alla balaustra della nave , solo , mentre l’urlo lacerante delle sirene andava a confondersi lontano col rumore della scogliera di Capo Figari , quando la sagoma di un gabbiano solitario si dileguo` nel buio della notte e il fascio della luce del faro traverso` velocemente , come la lama di una sciabola d’argento , quel tratto del mare di Sardegna che bagna Golfo Aranci , il mio cuore si riempi` di tristezza per quell’Isola meravigliosa e selvaggia dalla quale mi stavo allontanando e nella quale avevo vissuto la piu` incredibile avventura di caccia della mia vita .
Fu allora che , tra gli stracci della nebbia , al di sopra delle luci basse e tremolanti delle casupole del porto , la` dove la scia della nave si perdeva nei fondali marini , mi parve di scorgere il volo fugace e incerto di un uccello che mi seguiva silenziosamente .
Fu un attimo ! Investita in pieno dalle raffiche violente dello scirocco che fischiava lamentoso tra i ponti e le armature , il traghetto ebbe uno scossone improvviso , si piego` su un lato , beccheggio` paurosamente da prora a poppa , si alzo` sulla cresta delle onde , sprofondo` tra i flutti , si impenno` di nuovo : stava per affrontare il mare aperto !
Passo` barcollando un marinaio che reggendosi la mantella fradicia di pioggia mi fece cenno di chiudere il ponte e di ritirarmi sotto coperta . Quando mi voltai l’uccello misterioso era scomparso nelle vastita` delle tenebre : forse era soltanto il frutto della mia mente malata di fantasia e di ricordi !
Ora dal mare in burrasca si levavano alti spruzzi di spuma biancastra che trascinati dalla furia del vento si dissolvevano nell’aria in una miriade di minuscole bollicine , le onde si inseguivano in un carosello vertiginoso sempre piu` alte e piu` minacciose , sembrava volessero sommergere la nave. In lontananza tra il bagliore secco e luminoso dei lampi che rischiaravano sinistramente l’orizzonte si udiva brontolare paurosamente il tuono : si annunciava una brutta traversata !
Scesi nella mia cuccetta per coricarmi ma piu` mi rigiravo nelle coperte piu` il dubbio dell’avventura vissuta mi assaliva e mi tormentava impedendomi di prendere sonno . Inconsciamente il mio pensiero torno` indietro nel tempo a rivivere emozioni lontane : le immagini mi apparvero dapprima velate e confuse poi sempre piu` nitide e vicine .
… Avevamo gia` ucciso un paio di beccacce quando decidemmo di battere una zona nella quale sapevo che ne albergavano alcune . Si trattava di una lunga costa di montagna costituita in parte da bosco ceduo di querce e in parte da vallette di sughere rugose , tappezzate da distese di cisto nelle quali scorrevano , tra massi di granito ricoperti di muschio , minuscoli rigagnoli di acqua stillanti giu` da una serra brulla e rocciosa .
Il costone , limitato in basso da un fiume lungo la cui sponda ricca di tamerici e di canneti correva un sentiero , accessibile soltanto da un antico ponte di pietra gettato a cavallo fra scogli spumeggianti di acque , costituiva un eccellente punto di appoggio per le beccacce che vi si appaesavano trovando ottima pastura anche per il numeroso bestiame bovino lasciato al pascolo brado .
Molte ‘regine’ erano calate in novembre e nella prima decade di dicembre e parte ne avevo incarnierate in questa solitaria zona all’infuori di alcune , tra cui una coppia allocata nell’angolo piu` folto e selvaggio della selva . Piu` volte trovandomi a cacciare solo , queste due beccacce avevano beffato me e i cani avanti ai quali pedinavano a lungo tra i meandri del sottobosco riuscendo sempre a farla franca . Un giorno che ero riuscito finalmente a sorprenderle nella loro inespugnabile dimora le avevo sonoramente padellate , un altro si erano salvate volando sulla sponda opposta del fiume che non si poteva traversare , spesso dopo la prima levata erano misteriosamente sparite lasciandomi con un palmo di naso .
Quel giorno di dicembre , era la vigilia di Natale di un anno lontano che dirvi non so` , avevo convinto gli amici Riccardo e Vittorio , impegnati tutta la stagione a cacciare quaglie e beccaccini nelle risaie dell’Oristanese , a rastrellare insieme le beccacce appaesate compresa la coppia che aveva fatto impazzire me e i cani . A quei tempi beati pochi nell’Isola praticavano questa caccia e le ‘regine’ svernanti che non venivano incarnierate subito si ritrovavano sempre negli stessi posti, in qualunque periodo e con qualunque tempo , anche con avverse condizioni meteorologiche .
Quando i due amici , che per la loro passione per la piana e la palude avevano accettato l’invito a denti stretti , si furono impostati , Vittorio dabbasso sul sentiero lungo il fiume , Riccardo in alto al limite del bosco , entrai nella selva .
Il tiepido sole invernale filtrava a stento tra le chiome della vegetazione accendendo sul variopinto mosaico di foglie cadute tenui contrasti di luci velate , nei punti piu` aperti indorava le ragnatele tese fra i rami facendo luccicare come perle le gocce di brina cristallizzate durante la notte . Dalle barbe verdastre degli alberi trasudava un’acquerugiola sottile che la borraccina del terreno raccoglieva in piccoli rigagnoli palpitanti tra le rocce e i tronchi rossicci delle sughere scortecciate. Qua e la` qualche olivastro selvatico e grossi macchioni di corbezzolo carichi di bacche vermiglie, saporito pasto di uccelli silvani , e ovunque la pace piu` profonda , rotta soltanto dai rintocchi lontani delle mandrie sperdute al pascolo .
Un pettirosso sbuco` da un cespuglio di mirto e saltellando impettito su` una roccia imbevuta di licheni piego` la testina a osservarmi incuriosito coi suoi occhietti neri e vivaci , anche le ghiandaie sembravano non gradire la mia presenza e fuggivano via di ramo in ramo schiamazzando sgraziate in segno di allarme . Alcuni frulli rumorosi e improvvisi mi fecero sobbalzare ! , un branchetto di colombacci spollo` disordinatamente da un seccarone riempendo l’aria di veloci pennellate grigiastre .
Ora nella quiete del silenzio il tintinnio del campano si era arrestato ! Furtivamente mi feci sotto alla sagoma marrone del cane , immobile nella staticita` della ferma , fusa nell’insieme della vegetazione circostante . Improvvisa una beccaccia si dileguo` da dietro una fascina di rami secchi rasentando bassa il terreno forse per rimettersi , ma il colpo la fece ruzzolare fra un ciuffetto di piume e Fido fu lesto a riportarmela ancora palpitante di vita . La presi per il becco sporco di sangue , le rassettai le penne scomposte e la riposi nel tascone posteriore della cacciatora .
Ecco che il terreno diventava piu` scosceso e la macchia incupiva ! , stavo entrando in punta di piedi nel regno delle due inafferrabili ‘regine’ che tante volte mi avevano gabbato . Speravo nell’incontro , sentivo nell’animo che non poteva mancare e infatti dopo poco il cane si fermo` circospetto a pasturare su alcune fatte biancastre che non lasciavano dubbi , poi prese a avanzare cautamente con lo sguardo fisso avanti nella penombra ingannevole del sottobosco , si blocco` di nuovo con una zampa alzata e l’abbasso` lentamente , a significare senz’ombra di dubbio che il selvatico era li` davanti , ma la selva rimase muta , … voleva conservare il suo segreto ! E comincio` la guidata lunga , silenziosa , appassionante e il mio cuore vinto dall’emozione cesso` di battere per non fare rumore !
Un filo tirato da una mano invisibile scorreva sul soffice tappeto di muschio e il mosaico di foglie colorate , sotto le felci ramate , lungo gli steli lucidi dei pungitopo , fra i dedali delle rocce e i ceppi frondosi delle piante . Capii di avere davanti la fantomatica coppia e cercai di non perdere il contatto col cane mentre le frasche mi incollavano sulla faccia fili di ragnatele viscide e appiccicose .
Fido avanzava lentamente con la testa protesa , le pupille dilatate , le labbra che a tratti si schiudevano a masticare l’effluvio del selvatico ma le ‘regine’ padrone dei recessi del bosco sfuggivano al pericolo pedinando sicure diritte verso il fiume dove c’era appostato il mio compagno di caccia .
A pochi passi dallo stradello ecco il caratteristico frullo ! , uno piu` forte e vicino , l’altro piu` leggero e ovattato : due ombre sfuggenti e due spari veloci rimbombarono lungo il costone . L’eco corse veloce su per le balze scoscese della montagna a gridare che l’incantesimo era spezzato e mentre la sua voce si spegneva lontano uscii allo scoperto in tempo per vedere la spinona di Vittorio che riportava una beccaccia .
-‘ho tirato anche all’altra’ – disse concitato mentre mi avvicinavo e accompagnando le parole col movimento convulso della mano per mimare un uccello che scende in volo , aggiunse –‘e` calata lassu` , … forse l’ho toccata !’ –
Alto , magro , dinoccolato con la barba sfatta e brizzolata , un viso lungo tagliato da una bocca larga dalla quale spuntavano due incisivi enormi e traballanti che sembravano zanne di un vecchio elefante , Vittorio era il prototipo del cacciatore toscano appassionato di tutte le cacce da quelle da fermo ai colombi , ai tordi e alle anatre a quelle vaganti col cane a pernici , quaglie e beccaccini . Ogni anno durante il periodo piu` propizio per il passo degli uccelli piantava la famiglia e il lavoro e si imbarcava per la Sardegna dove trascorreva nella base di caccia di Riccardo , nell’Oristanese, tutta la stagione venatoria .
-‘dove ?’ … – l’interrogai ,
-‘guarda !’ … – esclamo` imbracciando il fucile e puntandolo subito verso l’alto seguito` – ‘vedi quella quercia piu` alta che spunta fuori dalle altre ?’ – , …
gli passai alle spalle e seguendo la linea di mira della canna alzai lo sguardo verso il punto indicato,
-‘ebbene ?’, … – ribattei ,
-‘non ti puoi sbagliare , si e` buttata la` , … proprio vicino alla pianta’ .
La beccaccia si era ficcata in una roccaforte boscosa , sospesa a mezza costa come una terrazza , circondata da una fila di rocce di granito viscide e sdrucciolevoli . Dovetti destreggiarmi con prudenza per raggiungere la rimessa mentre da sotto l’amico mi guidava –‘piu` su` ! , … piu` in la`!’ – ma il cane scorreva e avevo un bel da fare a richiamarlo , nessun sentore , nessun accenno, nessuna traccia , la ‘regina’ era misteriosamente sparita ! Forse Vittorio si era sbagliato cosi` allargai la cerca fino al limite del bosco ma anche qui senza miglior risultato . Dall’alto della mia posizione scorgevo distintamente il mio compagno appoggiato a un albero che fumava a ampie boccate col cane accucciato ai piedi , alle sue spalle il letto tortuoso del fiume che si snodava sotto i raggi del sole sembrava un sottile nastro di seta argentata sul quale una coppia enorme di poiane fischiava maestosa facendo la ruota .
Dove si era cacciata quella maledetta beccaccia ? , forse era morta a terra , cosi` decisi di tornare indietro ripercorrendo la strada fatta . Sotto la grande quercia il cane sembro` avvertire un’emanazione e alzo` sospettoso la testa ad annasare l’aria sulla scia di una sottile bava di vento, scansai una fronda sporgente per seguirlo quando , … oh meraviglia ! , da sopra al ramo che avevo afferrato , a un palmo dalla mia faccia la beccaccia frullo` sbattendo rumorosa le ali e facendomi sobbalzare per lo stupore .
Ecco ! , crollavano d’un colpo tutte le esperienze di vita vissuta perche` una cosa cosi` io non l’avevo mai sentita dire neanche dai piu` anziani nelle veglie d’inverno davanti al fuoco o dagli amici di caccia nelle riunioni serali in armeria dove si narravano le storie piu` inverosimili e incredibili.
Eppure la beccaccia era li` , davanti a me , che si incolonnava veloce tra il fogliame rossiccio e il turchino del cielo . Sparai veloce d’imbracciata , la fucilata stacco` di netto un ramo che resto` a fare l’altalena in aria quasi a prendermi in giro perche` avevo mancato la preda e a riprova che non stavo sognando la voce eccitata di Vittorio che gridava da sotto – ‘eccola ! , … eccola !’ – , …
-‘dov’e` andata ?’ – gli urlai di rimando , …
-‘ha girato dietro al crinale’ – e subito aggiunse mentre si incamminava sullo stradello per andare a piazzarsi – ‘mantieniti alto !’ – .
Dopo il costone il bosco si allargava in una serie di vallette umide e promettenti , ognuna poteva essere la rimessa buona ! Fido eccitato dall’incontro aveva raddoppiato la cerca e io lo seguivo col fiato sospeso e il cuore rotto dall’emozione . Ora piu` che mai volevo quella ‘regina’ per ammirarla, per confrontarla con le altre , per vedere se era diversa ma non ebbi molto tempo per pensare perche` la beccaccia volo` inaspettatamente da una piccola forcella che il tronco nodoso di un leccio formava a altezza d’uomo . Ancora la rivedo sfarfallarmi davanti come un folletto capriccioso e schivare abilmente i rami scheletrici degli alberi sparendo la` da dove era venuta , inseguita invano dalla mia fucilata ancora una volta andata a vuoto .
Quella fantomatica beccaccia voleva farmi ammattire e in cuor mio giurai che l’avrei uccisa invece per quanto la cercassi non la trovai piu` . Gli amici spazientiti per l’attesa e per il tempo perso non vollero sentire ragioni e tornarono indietro alle loro cacce di pianura ed io proseguii da solo la cacciata .
A sera sulla via del ritorno , volli ripassare sotto al costone . Spinto dalla mia passione di scoprire e di vedere mi ero portato lontano in perlustrazione verso zone nuove e sconosciute e la mia costanza era stata premiata . Avevo vissuto una giornata ricca di incontri , di emozioni , di lavori appassionanti da parte del cane e avevo incarnierato otto stupende ‘regine’ ma nel mio animo non ero affatto soddisfatto .
Ad un piccolo spiazzo che il sentiero formava con un ansa del fiume mi fermai ancora incredulo a ripensare a cio` che era accaduto . Alle mie spalle l’acqua che si infrangeva rumorosa contro gli scogli sembrava la risata ironica e beffarda di un invisibile gigante !
Fido , instancabile , batteva meticolosamente la macchia . Il campano lanciava nel silenzio piccoli rintocchi metallici : il suono si accentuava , si affievoliva , sembrava spegnersi , poi riprendeva piu` sonoro e squillante di prima , a ogni arresto era un tuffo al cuore !
Calavano rapidamente le ombre della notte . Un ultimo raggio di sole illumino` per qualche istante tutta la selva che si accese di rosso fuoco e mi si rivelo` nella sua piu` selvaggia e segreta bellezza. Dal folto nascosto di un canneto una gallinella d’acqua lancio` il suo stridulo richiamo , un grosso branco di colombi plano` sulla cima della serra in cerca dell’appollo , i tordi e i merli rientravano frettolosi in cerca di un rifugio sicuro dove passare la notte .
Un colpo forte di vento fece stormire bruscamente le fronde delle piante , tutto il bosco fu percorso da un fremito . Guardai in alto verso la cima degli alberi e un dubbio traverso` la mia mente : Vittorio e io avevamo preso un abbaglio , la beccaccia era forse ferita o la Natura l’aveva dotata di una straordinaria scaltrezza ? , forse in quel momento , coi suoi grandi occhi neri vellutati , mi stava furtivamente spiando !

 

 

MARZAIOLE  DI  RIPASSO
~una giornata in botte~

Certo per uno come me che viene dalla montagna , appassionato della caccia col cane da ferma , abituato a inseguire il selvatico dalla mattina alla sera , trovarsi rinchiuso in un piccolo spazio di poco piu` di un metro e` stata una sensazione nuova . Ma poiche` nella vita bisogna sempre provare prima di parlare e trarre delle conclusioni spesso affrettate , ho voluto provare anche io e diro` subito che le emozioni non sono state poche e mi hanno riportato indietro nel tempo , ai primi anni della giovinezza , quando la caccia in palude in Italia chiudeva alla fine di marzo . Allora , studente universitario , frequentavo le riunioni serali nell’armeria di Ciro Bonvicini , in Via Sabotino nei pressi di piazza Mazzini a Roma , e la caccia ai palmipedi e ai trampolieri di ripasso , molto seguita dai cacciatori romani , veniva esercitata con passione e con successo nelle zone acquitrinose retrodunali del litorale Laziale , nelle piane allagate del fiume Tevere , nell’Agro Romano e Pontino e nelle famose paduli di Campo di Mare , di Maccarese , di Fondi e dei Gricilli .
E` stato Fulvio la sera prima a cena che , tra una portata e l’altra , mi ha detto all’improvviso – domani c’e` un posto libero nella botte gemellare perche` non vieni anche tu ?
– chi c’e` con noi ? …
– due cacciatori di Milano …
– vengo volentieri ma senza fucile , non mi interessa di sparare , … dove ci vediamo ?
– domani mattina alle tre al solito posto , mi raccomando di non tardare , ‘noapte buna’ !
– buona notte !
Era gia` da qualche giorno che la temperatura rigida dei primi di marzo , sempre intorno allo zero , aveva subito una brusca impennata che , dopo le abbondanti nevicate di gennaio e i freddi Siberiani di febbraio , faceva sperare bene nella risalita dei migratori alati . Si sentivano nell’aria i tepori della primavera ed erano apparse in cielo le lunghe formazioni triangolari delle oche lombardelle e granaiole che seguivano alte il corso fluviale del Danubio e quelle fruscianti e armoniose dei regali cigni selvatici . Anche le prime coppie di cicogne avevano occupato i vecchi nidi sui pali della luce abbandonati alla fine dell’estate : segnale inconfondibile che il grande popolo degli uccelli acquatici , percorrendo le rotte ataviche , si era messo in movimento dirigendosi a settentrione verso gli immmensi territori stepposi e acquitrinosi del nord Europa , della Russia e dell’Eurasia .

2
Fa freddo la mattina appena scendiamo dai nostri fuoristrada sulla sponda dello specchio scuro del lago , rischiarato timidamente da uno spicchio di luna calante che riflette la sua immagine , pallida e spettrale , sullo sciabordio tremolante delle onde della risacca e in piu` tira un fastidioso venticello gelido da grecale .
Penso al piacevole calore delle coperte e quasi mi pento di avere accettato l’invito mentre Fulvio , togliendosi la sigaretta di bocca alza la mano in alto per vedere la direzione presa dal fumo . E subito aggiunge deciso – con questo tempo sono buone le botti di sinistra , sottovento … , sbrighiamoci !
I nostri ospiti di Milano , Riccardo e Tancredi , padre e figlio , simpatici e alla mano coi quali durante il viaggio ho subito familiarizzato non stanno piu`nella pelle. Afferrano i fucili e le loro cose e calano in fretta , l’uno dopo l’altro , le rampe della viscida scaletta di ferro saltando di peso nella piccola imbarcazione a forma di piroga che si inclina di lato e ondeggia paurosamente . Per un attimo ho il timore che la nostra avventura finisca prima ancora di cominciare ma Florin il barcaiolo , un ragazzone alto e robusto , non si lascia sorprendere , accende risoluto il motore e prende il largo senza perdere tempo . Mentre li seguo allontanarsi nel buio fitto delle tenebre mi affaccio nella stalla della masseria dove al fioco barlume di una lampada a petrolio , tra un fragrante profumo di fieno e un forte lezzo di letame , il vaccaro sta mungendo le vacche . Le mani spremono ritmicamente , in un rituale antico, le mammelle turgide di latte che schizza con uno zampillo rumoroso in un secchione di latta di dubbia pulizia producendo uno strano gorgoglio schiumoso . L‘uomo alza la testa , mi sorride e farfuglia a fior di labbra una frase sconnessa e incomprensibile : capisco che mi invita a bere la tiepida bevanda ma gli faccio cenno di no col capo .
ma dove diavolo ti sei cacciato ? – strilla imperioso Fulvio che subito incalza – dai muoviti che e` tardi , … oh , ma ti sei coperto bene ?
La traversata del lago che e` una valle di pesca dura un buon quarto d’ora e quando raggiungiamo la sponda opposta scorgo nell’oscurita`una massa uniforme giallastra celata ai bordi della vegetazione palustre . Florin spegne il motore e si avvicina piano piano aiutandosi con la pertica fino ad accostarla , e` la nostra botte ! Salto dentro da una parte mentre il mio compagno si sistema borbottando nell’altra , accanto a me.
Il barcaiolo srotola lestamente le cordicelle coi piombi dagli stampi e li getta in acqua disponendoli nel chiaro , poi riparte speditamente che gia` ad oriente la faccia cerulea del cielo si incipria le guance di porpora e si adorna di sottili baffi violacei . Un magico spegnitoio guidato da una mano invisibile smorza lentamente dalla volta buia dell’Universo le stelle ad una ad una , come il chierichetto di una Chiesa , mentre la luna fa frettolosa fagotto e se ne va` in soffitta a riposare , ….. rinchiudendosi dentro un baule per non essere disturbata ! E` l’alba , e per gli uomini della valle e` il momento piu` atteso ed emozionante !

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Ma non ho tempo di divagare che la palude e le sue creature si svegliano frettolose dal sonno della notte . Ed e` la risata di un germano , lo strombettio di una folaga , il bacio di un beccaccino , il piagnucolare di una pavoncella , il lamento di un chiurlo , il fischio di un piviere , il verso sgraziato di una gallinella che si intrecciano con la folata improvvisa di un branchetto di alzavole che come folletti appaiono e subito scompaiono , col rumore strisciante di un branco di storni , col volo lento e maestoso di un airone . Solo pochi attimi e uno spiraglio di luce penetra timidamente tra le canne del nostro rifugio galleggiante ed e` la voce sommessa di Fulvio che mi bisbiglia in un orecchio – c’e` un’anatra posata tra i richiami ! …

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… ed e’ la voce sommessa di Fulvio che mi bisbiglia in un orecchio : ‘c’e` un anatra posata tra i richiami’ … – (foto marinelli)

come fai a dirlo ? … – le ho contate , ce n’e` una di piu` !
Scorro con gli occhi ad una ad una le sagome beccheggianti sulle onde , sembrano un branco di ubriachi che barcollano e che stanno per cadere da un momento all’altro e non scorgo nulla mentre la canna del fucile al mio fianco si allunga lentamente minacciosa in avanti . Trattengo il fiato , … poi una pausa che dura un’eternita` , … e all’improvviso una fiammata che lacera la penombra e solleva una lunga striscia d’acqua dentro la quale un corpo prende inaspettatamente forma , si divincola sbattendo convulsamente le ali , si rigira piu` volte su se stesso mostrando il ventre e resta immobile .
figlia di puttana e` arrivata zitta zitta , … se non stiamo in campana non te ne accorgi – mormora soddisfatto il mio collega e subito replica – attento ! … giu`! … giu`!
Adesso le ho viste anche io . E` un grosso branco , sembrano marzaiole . Volano veloci ma sono lontane . Si alzano , si abbassano , si rialzano , sono uccelli nuovi che cercano pastura . Ecco ! Hanno avvistato la tesa e virano improvvise passando di fianco , alte . Le seguo attraverso la cannicciata frastagliata della botte , accucciato per paura di essere scorto . Mi giro , … sparite ! Per un attimo ho il timore che siano andate . Ma eccole riapparire di nuovo , basse basse , rasente l’acqua … , hanno preso il vento favorevole e vengono di punta diritte sugli stampi … , credono fiduciose ai richiami incuranti dell’insidia … , ora sono a mezzo tiro ! Planano a semicerchio ad ali semiaperte a pochi metri davanti a noi e si fermano un attimo in aria in verticale tirando giu` le zampette palmate per posarsi ma il mio amico non aspetta , si alza in piedi e spara ripetutamente . Un tonfo nell’acqua , … due , … tre !
Anche dall’altra botte , a monte , i colpi si susseguono ritmicamente . E` una giornata di forte passo !
– Senti come sparano i nostri amici del nord ! – esclama soddisfatto Fulvio e subito aggiunge scotendo la testa – quella e` una posta strategica perche` prende tutti gli uccelli che vengono dai laghi dietro la collina e … – ma non fa in tempo a finire che un rumore assordante mi fa trasalire . I branchi delle oche posate nelle acque alte dove hanno passato la notte , come ad un segnale convenuto , si alzano in volo per andare al pascolo .
E` uno spettacolo imponente vederle sollevare in cielo mentre il lago spumeggia sotto la spinta di centinaia e centinaia di possenti ali . Cerco di contarle , e` impossibile , sono tante , sono troppe ! E la linea rossa dell’orizzonte prende vita e si anima in controluce di lunghe file di processioni strombazzanti e di triangoli mobili piu` o meno numerosi che si alternano la guida .
– Vanno a mangiare ! – bisbiglia Fulvio ma la parola gli si strozza in bocca e lo vedo abbassarsi improvvisamente . Una punta di moriglioni e` sopra di noi  a una decina di metri . Ci hanno visto ! Si impennano velocissimi per guadagnare quota ma il mio amico si gira con sorprendente agilita` . Un tiro di stoccata e un grosso maschio variopinto precipita in acqua con un ala rotta . Cerca di allontarsi subito a nuoto ma il colpo di grazia lo ferma , … per sempre !
E` il momento forte della giornata ! Gli arrivi si alternano con maggiore frequenza e sono soprattutto le marzaiole a pagare il tributo piu` pesante ma anche alzavole , codoni , fischioni , mestoloni , c’e` di tutto ! Davanti a noi e` un galleggiare di corpi colorati che vanno alla deriva come piccole barche senza timone sospinte da una bava di vento . Ecco ! Scorgo una coppia di anatrelle che arriva silenziosa sul pelo del lago e la segnalo al mio amico che invece guarda attorno col binocolo . Oramai sono cosi` vicine che sembrano entrare nella botte . Elegante il maschio con la sua livrea primaverile dai toni marrone screziati di nero e la benda bianca sugli occhi , piu` dimessa la femmina ma pur sempre attraente .
Fulvio colto alla sprovvista s’impaccia e perde tempo e le due marzaiole fuggono via . Un colpo all’ultimo momento ne ferisce una che cade lontano tra una serie di imprecazioni del mio compagno perche` l’automatico si e` inceppato ! L’altra compie un piccolo giro , torna indietro e si posa vicino alla compagna morente . Gli nuota intorno , cerca di spronarla a volare ma inutilmente e il mio cuore a quella vista si riempie di una infinita tristezza . La scena della piccola anatra che va e che ritorna si ripete un paio di volte e non sfugge all’occhio vigile di un branco di gabbiani che arrivano alla chetichella e si fiondano sulla preda agonizzante facendo a gara per contendersela . Uno piu` arrogante l’afferra tra le zampe e cerca di trascinarla lontano ma gli altri non demordono ed e`una girandola di ali , di corpi , di becchi che si azzuffano e che termina soltanto quando non c’e` piu` niente da spartire.
Non ce la faccio piu ! Sono intirizzito dalla troppa imobilita` , l’umidita` mi e` entrata nelle ossa e ho i piedi gelati . Prendo a calci il fondo della botte per cercare di riattivare la circolazione , tutto inutile ! Voglio uscire dalla mia prigione , accendere un bel fuoco e fare una lunga corsa all’aria aperta e mi viene da ridere per la mia sciocca stupidita`. Guardo l’ora , e` tardi e ho promesso agli amici di Milano di accompagnarli all’aeroporto . Per loro e` l’ultimo giorno di caccia , devono necessariamente rientrare in Italia al loro lavoro .
Un fruscio leggero di seta sopra la testa mi riporta alla realta` . Alzo gli occhi e rimango incantato , una coppia di volpoche , superbe , bellissime , regali , ci sorvola a bassa quota . Un raggio di sole le investe e il loro piumaggio bianco , ocra e nero appare ancora piu` smagliante : sembrano due giovincelli bardati a festa con in capo un cappellino verde che si rincorrono nell’azzurro del cielo .
Mi volto timoroso verso il mio amico che mordicchia avidamente un boccone di pane e le sbircia di sottecchi , accarezzando il grilletto del fucile . Ma la ragione vince sull’istinto ! E i due uccelli proseguono indisturbati il loro viaggio d’amore , ignari del pericolo scampato , … bravo Fulvio !

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Finalmente spunta all’orizzonte un puntino scuro che a mano a mano ingrandisce sempre piu` . E` ora di rientrare ! , ma prima di avvicinarsi alla botte il barcaiolo zigzaga abilmente in lungo ed in largo nel chiaro e con un retino raccoglie le prede buttandole a bordo.
– mergem ! (andiamo) , … entra’ su` ! – esclama Florin in un italiano stentato e subito aggiunge – ti hai divertito ?
– e` stata una bella esperienza , sono contento !
Io resto ancora un paio d’ore , aspetto le oche che rientrano dal pascolo , … ci vediamo poi – grida Fulvio mentre ci allontaniamo velocemente tra il rombo del motore .
All’attracco trovo Riccardo e Tancredi ad aspettarmi . Sono ansiosi per il ritardo ma soddisfatti dell’emozionante giornata trascorsa e nell’attesa hanno disposto in bella posa il loro carniere per una foto ricordo da immortalare . Uno scatto veloce della macchinetta e poi via che il tempo stringe e la strada da percorrere non e` poca .
La mia avventura per oggi e` finita , domani ne comincera` un altra ! Se Dio vorra !

 


IL  BOSCO  DELLE  MERAVIGLIE
~l’ultimo giorno di dicembre del 1972~

 

‘in memoria di Susy morta cieca all’eta` di cinque anni uccisa da un diabete incurabile’

Vai piano ! la strada e` ghiacciata , …
– piu` piano di cosi` , Vittorio !
– quanto manca , …
– dalla palude tre , quattro chilometri . Ecco ! , si cominciano a vedere gli acquitrini coi canneti e i chiari con le folaghe , vediamo meglio dopo la curva , …
– attento ! … attento !!! …
Frenai di colpo ! Una mandria di bufale brade ricoperte di melma aveva invaso la carreggiata , alcune ruminavano sdraiate placidamente sul fondo stradale altre in piedi , dalla corporatura muscolosa con al collo dei spessi collari di cuoio e dei lunghi campanacci sonanti , ci guardavano immobili e minacciose con la testa dalle possenti corna rivolte all’indietro . Guardai a destra e a sinistra , non c’era anima viva !
‘e siam del gatto’ ! , – esclamo` Vittorio in stretto accento toscano , – forse e` meglio tornare un’altra volta , – aggiunse preoccupato , …
ma no , sono innocue ! , cerchero` di passare di fianco , – replicai prontamente per timore di rinunciare alla giornata di caccia .
Con alcune manovre azzardate bordo strada avanti e a retromarcia per non rischiare di rimanere impantanato , riuscii fortunatamente a aggirare lo scomodo ostacolo vivente . Poi sbirciai con curiosita` nello specchietto retrovisore per vedere la reazione del nostro anziano guardiano dalla barba ispida e brizzolata che invece , seduto di traverso sul sedile posteriore , era rimasto muto e impassibile come una statua di pietra senza scomporsi minimamente .
Quel bosco d’alto fusto , che dal colore rossiccio doveva essere di querce e di rovere e fasciava in lungo una serie di colline verdi coltivate a grano , l’avevamo visto da sotto giorni addietro tornando dalla caccia e c’era subito piaciuto per la sua posizione strategica , e a Vittorio e a me . Cosi` avevamo deciso di batterlo alla prima occasione .
Finalmente ! , dopo un breve rettilineo scorsi il bivio e la strada bianca tutta buche , sconnessa e fangosa , che si dipartava dalla provinciale salendo a serpentina per alcuni chilometri fino a un villaggio di misere casupole dai tetti incannucciati d’argilla e dai bassi camini fumosi , simile a un gigantesco presepio incorniciato con l’ambiente e la natura circostante .
Prima dell’entrata in paese parcheggiai l’auto , non l’avessi mai fatto ! In un attimo venimmo circondati da una moltitudine schiamazzante di ragazzini sudici e laceri che arrivavano da tutte le parti e che alla vista dei nostri cani nel vano posteriore della volkswagen familiare presero a battere sui vetri laterali facendoli abbaiare furiosamente . Nella confusione era apparso anche un cacciatore , in abiti borghesi e una grande scoppola in testa , che ostentava a tracolla un fucile ad un colpo con la canna lunga come una spingarda e una cartuccera alla vita completamente vuota ! Dopo un concitato parlottare incomprensibile con il nostro uomo , che aveva il compito di sorvegliare la macchina durante la caccia per impedire che venisse saccheggiata , punto` l’indice verso il bosco e fece cenno piu` volte con il capo di si , il che’ … forse , voleva dire che le beccacce c’erano !

foto

… nella confusione era apparso anche un cacciatore , in abiti borghesi e una grande scoppola in testa , che ostentava a tracolla un fucile a un colpo con la canna lunga come una spingarda e una cartuccera alla vita completamente vuota … 

allora si prova ! , – disse sogghignando Vittorio scoprendo i grandi denti sporgenti , ingialliti e lunghi come le zanne di un tricheco .
che ora e` ? , – ribattei , …
– sono le nove passate , – e continuo` , – facciamo un giro e se non si trova nulla fra un paio d’ore ci vediamo alla macchina . Il cacciatore lo porto con me , … cosi` non mi perdo !
Io mi capai , nella marmaglia chiassosa , un ragazzotto alto e robusto dagli occhi vivaci e intelligenti che a differenza degli altri semiscalzi , malgrado la mota e il gelo pungente , aveva un paio di stivali marroni al ginocchio rattoppati e mezzi sfondati . Gli diedi la bacchetta di legno e lo zainetto con un pacco di venticinque cartucce , un altro lo distribuii nelle tasche della cacciatora : era la dose giornaliera che ci eravamo imposta per razionare la nostra riserva di munizioni italiane che purtroppo stava per finire . Poi di nascosto afferrai nel borsone sotto al sedile un paio di manciate di quelle comprate nell’armeria locale , di cartone grossolano che incastravano l’automatico e del piombo numero cinque che era il piu` piccolo disponibile sul mercato , in piu` facevano una fumata nera e densa che appestava l’aria e annebbiava la vista d’intorno per qualche minuto !
– che cane porti ? , – m’apostrofo` il mio amico mentre si calcava con forza sulla testa il colbacco di pelliccia , …
Susy la setter , e` la piu` giovane e la meno stanca , le bracche sono a pezzi ! , … e tu ?
– la pointerina bianca e nera , l’altra la lascio a riposo per domani .
Il bosco era a poche centinaia di metri , bordava il paese di lato e saliva alle pendici di un monte roccioso e dirupato , spruzzato di neve .
Mentre stavamo per avviarci sentimmo dietro di noi un richiamo di voci . Dall’unica casa in muratura a un piano pitturata di azzurro e di giallo , probabilmente del capo villaggio , sulla quale sventolava una bandiera rossa lacera con una mezzaluna e una stella bianca , era uscito un bimbetto con un vassoio traballante di metallo e due bicchierini di vetro a forma di clessidra fumanti di the scuro .
ah , … ci voleva proprio ! , – esclamo` soddisfatto Vittorio mentre rigirava con piacere il piccolo contenitore bollente fra le mani per scaldarsi un po’ , – dagli qualcosa , …
Frugai nel portafoglio e ne trassi due biglietti di colore amaranto , sgualciti , con una effigie maschile dai lineamenti duri e autoritari che sapevo valevano poco . Il bimbo invece spalanco` gli occhi , li afferro` stringendoli forte nelle manine e corse subito indietro , intravidi nel vano socchiuso della porta una figura di donna con il volto coperto da un velo che si ritraeva furtivamente nell’ombra e m’accorsi che anche da dietro le tendine delle finestre basse altri sguardi indiscreti ci spiavano …
Alle prime piante ci fermammo per dividerci com’era nostra abitudine per gustare meglio il lavoro dei cani e il piacere sublime della caccia in solitudine .
Fu ancora il mio compagno che mi chiese mentre il fiato per il freddo si condensava nell’aria , – come vuoi fare ? , …
– costeggio il bosco e mi arrampico su fino in cima , cosi` dall’alto posso rendermi meglio conto della situazione , …
bene , io ho i soliti doloretti e non voglio faticare troppo ! , prendo diritto a mezza costa – , e subito aggiunse , – oh , ricordati di tornare prima di mezzogiorno , … non fare il tuo solito !
– certo , se non si trova nulla , ‘ in bocca al lupo’ !
– crepi !
Misi il campano alla cagna e mi diressi verso un branco di mucche che pascolavano tranquille a poca distanza . Il prato era vaccinato abbondantemente dalle loro fatte che avevano formato con la pioggia e la neve dei giorni precedenti una vasta marcita sbrodolante lungo il declivio in piccoli rigagnoli di acqua sporca e melmosa , cercai di scoprire qualche traccia ma non scorsi nulla di interessante limitandomi a raccattare alcuni ciottoli di pietra che riposi nelle tasche del gilet .

pasare

avvicinandomi piano piano scorsi a una diecina di passi una beccaccia accovacciata nell’erba con la testa piegata in basso e il becco quasi a toccare terra , sembrava assorta in raccoglimento , come fanno i credenti col capo chino in preghiera sui banchi di Chiesa , il suo mimetismo era perfetto …

Quando mi girai vidi la setter immobile verso un grosso cerro isolato al limite del bosco , qualcosa aveva attratto la sua attenzione ! Avvicinandomi piano piano scorsi a una diecina di passi una beccaccia accovacciata nell’erba con la testa piegata leggermente in basso e il becco quasi a toccare terra , sembrava assorta in raccoglimento , come fanno i credenti col capo chino in preghiera sui banchi di chiesa . Il suo mimetismo era perfetto , solo i grandi occhi vellutati brillavano di una luce intensa simile a due preziose perle nere poggiate su un cuscino irreale di foglie screziate . Era impietrita ! , a un metro di distanza allungai la canna del fucile . Fu allora che con una rapida battuta d’ala si levo` volando pesantemente a farfalla a altezza d’uomo , la lasciai allontanare ma quando tirai il grilletto prosegui` incolume come se nulla fosse , cercai con rabbia il secondo colpo , inutilmente , l’automatico si era inceppato , … maledette cartucce !
-io Alberto , – dissi rivolto al giovane , battendomi ripetutamente la mano sul petto per fargli capire come mi chiamavo , – tu ? … tu ? … , – Erdogan ! … Erdogan ! , – ripete` orgoglioso . Mi feci dare la bacchetta di legno e infilandola in cima dalla bocca della canna riuscii con un po` di difficolta` a estrarre il bossolo rigonfio nell’otturatore . Non era neanche caduto a terra che il mio accompagnatore si tuffo` a raccattarlo mettendolo prontamente in tasca !
La beccaccia si era rimessa subito , riparti` con calma , diritta , ma investita in pieno dalla rosata rimbalzo` sul prato e la cagna fu lesta a riportarla . Era stupenda ! , l’allisciai con delicatezza lungo la livrea e mentre gli occhi si appannavano lentamente nel sonno della morte sentii un profondo rimorso dentro di me , ….. forse meritava la vita !
Appena entrato nel bosco la setter punto`, al frullo tirai veloce d’imbracciata , e due ! Dopo un centinaio di metri , altra ferma . Questa volta la ‘regina’ si incolonno` sulla cima scheletrica delle piante , l’accompagnai col mirino del fucile e intanto che s’avvitava tra una girandola di penne ne scorsi con la coda dell’occhio una seconda che si allontanava bassa alla mia destra . Nel frattempo mi giunse da sotto l’eco ovattato di un colpo secco e poco dopo quello piu` nitido di una coppiola serrata , segno che anche Vittorio stava incontrando !
Volevo ribattere quella che avevo intravisto ma Susy aveva preso a gattonare in salita , arrestandosi felina di tanto in tanto sull’usta del selvatico che pedinava furtivo nel sottobosco . La guidata fu lunga , al momento opportuno lanciai un sasso nel folto e la beccaccia si alzo` coprendosi subito dietro la chioma di un albero . Sparai nel mezzo e la vidi cadere insieme a una pioggia di arbusti ma quando la cagna corse avanti , inaspettatamente … riprese il volo ! Non mi lasciai sorprendere e sulla seconda fucilata cappotto` in aria venendo giu’ con un’ala rotta sbattendo qua e la` ai rami delle piante . Quando l’ebbi in mano la consegnai a Erdogan per riporla nello zaino ma mentre ricaricavo rimasi stupefatto : Susy era seduta davanti a me con un’altra preda a fior di labbra , erano una coppia e le avevo prese entrambe !
3.Susy

Susy era seduta davanti a me con un’altra preda a fior di labbra , erano una coppia e le avevo prese entrambe … 

Cinque ‘regine’ in poco meno di mezz’ora non lasciavano dubbi , il nostro intuito aveva fatto centro ! Intanto anche Vittorio sparava , ora pero` il rumore dei colpi arrivava attenuato , certamente ci stavamo allontanando l’uno dall’altro .
Il bosco era bellissimo : un mosaico meraviglioso della Natura ! In parte ceduo fitto e folto con liane , pungitopo e sempreverdi , in parte rado con roveri di alto fusto che sfociavano in piccole radure silenziose con querce secolari dalla corteccia rugosa e dalle enormi radici attorcigliate che fuoriuscivano dal terreno , rivestite alla base da distese di felci ruggine e da soffici tappeti di muschio e di foglie giallastre . Di quando in quando , quasi a stemperare l’asprezza della selva , si ergeva qualche castagno solitario dalla chioma imponente con ai piedi un folta corolla di verdi ricci spinosi che lasciavano intravedere dalle loro ferite i saporiti frutti marroni . In questo scenario fantastico di giochi di luci e di contrasti di colori al confine tra realta` e immaginazione , dove tutto era immobile e statico , l’unica forma di vita era la macchia bianca di Susy che scivolava dolcemente da una parte all’altra come il pennello di un estroso pittore che tira con destrezza la sua opera sul riquadro della tela e quando la mano dell’artista si fermava io ero li` pronto , con l’emozione di sempre , a rompere l’incantesimo ! Incarnierai cosi` di seguito , una ad una , ancora cinque beccacce , sbagliai la sesta e al colpo il fucile si blocco` ! , ma avevo marcato il punto preciso della rimessa , appena vi giunsi la canina prese la ‘passata’ del selvatico e dopo una breve filata cadde in ferma . Non mi fu difficile abbatterla ma nel voltarmi intravidi sul terreno una macchia rossiccia : ebbi un tuffo al cuore ! , avvicinandomi scorsi la prima ‘regina’ irrigidita ad ali aperte che era andata a morire vicino all’altra .
Poco dopo udii nel silenzio uno scalpiccio indistinto di passi e un vocio gioioso di grida infantili . Guardando meglio vidi salire da un minuscolo sentiero tra gli alberi una donna alta dal portamento fiero , avvolta in una lunga veste severa , con in testa un’anfora di rame che reggeva saldamente con la mano destra . Al suo seguito , in fila indiana , cinque ragazzini ricurvi con una sparuta fascina di sterpi sulle spalle meno l’ultimo , una femminuccia con una grossa treccia di capelli neri che portava a spalla un bastone con annodato in cima un fardello di stoffa colorata .
Non si erano accorti minimamente della mia presenza e quando me li trovai improvvisamente davanti la donna trasali` visibilmente voltandosi repentina dall’altra parte e coprendosi il viso col bordo del fazzolettone che aveva sciolto sul petto , i fanciulli invece erano rimasti incantati , con la bocca spalancata e gli occhi sgranati , e seguivano con meraviglia le evoluzioni di Susy che correva frenetica alla ricerca del selvatico . Mi sentii imbarazzato ! , feci una rapida inversione e riparai nel folto . Quando sbirciai da dietro il tronco di una pianta vidi la piccola comitiva che , in processione ordinata , aveva ripreso rapidamente il cammino sparendo evanescente alla mia vista cosi ‘ come era apparsa .
Notai che la cagna leccava l’erba , aveva sete ! Mi rivolsi a Erdogan e , muovendo piu` volte il pollice della mano girato verso la bocca , gli feci capire che aveva bisogno di bere , – su` ! … su` ! … – , rispose prontamente , indicando in basso lo stradello da dove era apparsa la donna . Ero perplesso ! … su o giu` ? , poi in un lampo mi ricordai che ‘su’ nella lingua del mio interlocutore significava acqua .
Scendemmo in una gola stretta e ripida dove il bosco incupiva . Nell’attraversare di corsa il sentiero Susy si butto` improvvisamente a terra con la testa rivolta verso un ciuffo di felci verdastre e la coda macchiata di sangue schiacciata sulle foglie , tutto il corpo era attraversato da un leggero tremore mentre gli occhi sfavillanti di bramosia erano schizzati quasi fuori dalle orbite ! La scavalcai accarezzandola sul dorso ma non si mosse , feci ancora qualche passo e la beccaccia frullo` velocissima ma diritta . Quando la cagna la riporto` l’abbracciai affettuosamente e la premiai baciandola sul muso .
foto 1
Calammo nella forra , da una grossa roccia spaccata in due incrostata di licheni gialli e verdi , sgorgava una vena d’acqua cristallina raccolta in una rudimentale corteccia concava che faceva da bocchetta prima di cadere al suolo . Bevvi a piccoli sorsi , era gelida da crepare i denti ! In quel mentre sentii strattonarmi forte per la giacca , mi voltai sorpreso ! , Erdogan aveva teso la mano verso la setter irrigidita davanti a una recinzione di legno che correva lungo il bosco sulla spalla opposta . Guardai sul terreno e scorsi nel fango le impronte e le fatte biancocalce della beccaccia . Mi accostai con cautela sicuro che il selvatico fosse celato dietro la staccionata e lanciai un sasso al di la` per farlo levare in alto , invece la ‘regina’ volo` rasente a riparo delle traverse sconnesse , la vedevo male ma sparai ugualmente , la presi con qualche pallino in un punto vitale perche` percorsi una cinquantina di metri perse quota visibilmente ferita , Susy la rincorse e dopo tre o quattro tentativi riusci` a afferrarla .
Mi ero allontanato troppo dalla mia direzione di marcia , decisi di tornare indietro sui miei passi per battere , come mi ero prefisso , la fascia esterna del bosco e salire sulla cima del monte .
Sul tragitto la setter incontro` tre beccacce , due le incarnierai , la terza mi vuoto` il fucile e non ci fu verso di rintracciarla . Poi fu la volta di un’altra fermata sotto una rovere colossale avvinghiata strettamente a un’edera come due amanti appassionati abbracciati morbosamente l’uno all’altro . Mentre mi avvicinavo la sorpresi che , con un breve voletto raso terra , si portava furtivamente in una ceppaia di fianco alla cagna che non si era accorta di nulla , … e fini’ in carniere !

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… da tempo non sentivo piu` il campano , guardando meglio intravidi la sagoma bianca di Susy distesa a terra dietro un ammasso di tronchi e di rocce franose … 

Ricominciai a cacciare ma da tempo non sentivo piu` il campano , guardando meglio intravidi la sagoma bianca di Susy distesa a terra dietro un ammasso di tronchi e di rocce franose . Feci segno a Erdogan di girare alla larga e di avanzare lentamente nella mia direzione , la beccaccia supero` sfarfallando l’ostacolo di pietre e mi venne in faccia sbattendo quasi con un ala sulla canna del fucile . Mentre mi voltavo atterro` tranquilla a pochi passi e con una veloce corsettina si infilo` nel frascame del sottobosco , … e segui` la sorte delle compagne ! Ma il mio giovane portatore mi fece segno che nello zaino oramai non c’era piu` posto , allora rovesciai il sacco col suo prezioso contenuto , presi le ‘regine’ una ad una e tenendole per il lungo becco grigio piombo gli allisciai le penne arruffate e scomposte , poi le allineai a terra in bella fila ordinata : erano diciotto una piu` superba dell’altra !
Prima del margine del bosco Susy ne trovo` ancora una coppia e le ebbi tutte e due ma mentre uscivo al pulito sentii sopra di me il richiamo lamentoso delle oche . Un branco di lombardelle disposte a triangolo mi stava sorvolando a bassa quota : le riconobbi facilmente dalle macchie nere sul petto . Notai i maschi piu` possenti che , con i lunghi colli tesi in avanti e il battito ritmico delle ali , si alternavano faticosamente alla guida con sincronia e eleganza , girando gli occhi ne scorsi appresso un lungo filare e piu` lontano altri stuoli numerosi di molte centinaia che tornavano dal pascolo e si dirigevano verso la palude per bere e lavarsi le zampe dal fango nelle acque alte interne . Erdogan mi spronava a sparare , feci segno di no con la testa e sorrisi tra me e me , … ma lui certamente non capi` !
Nella mia distrazione non mi ero accorto che Susy era in ferma alla base sporca di un albero . La affiancai , la beccaccia sali` a campanile lungo il fusto della pianta con grande battito d’ali e cadde lasciandosi dietro una cascata di foglie secche . Seguitai a salire verso l’alto tenendomi al pulito nel grano tenero da dove potevo seguire il lavoro della setter all’interno del bosco e servirla tempestivamente in caso di bisogno , e ne uccisi un’altra , bellissima , dopo una lunga azione entusiasmante .
Intanto ero giunto presso un gruppo di querce maestose che si ergevano come il torrione di un castello al disopra delle altre . Un sole scialbo e pallido filtrava a stento nella penombra del sottobosco illuminando tenuamente d’argento le ragnatele tese tra i rami mentre piccoli arcobaleni di luci gialle e azzurrine si rincorrevano tra le felci imperlate di brina e le pietre coperte di muschio . Ovunque un silenzio arcano , anche il tintinnio del campano taceva ! , e scorsi Susy puntata sopra di me . Ero piazzato bene , mi rovistai nelle tasche ma non avevo nulla da tirare , … che fare ? Passarono degli attimi che sembravano eterni , allora strappai dai piedi un ciuffo d’erba pregna di terriccio e feci segno a Erdogan di lanciarlo tra le frasche . Parti` rapida una beccaccia che in controluce , librandosi agilmente come una libellula tra i tronchi , mi sembro` ancora piu` grande , mentre cadeva nella stessa traiettoria ne volo` un’altra che colpii facilmente subito seguita da una terza ma nella fretta , … mi ero dimenticato di ricaricare il fucile !
Il bosco d’alto fusto finiva li` . Dalla cima del colle mi fermai estasiato a ammirare lo scenario spettacolare e selvaggio che si spalancava davanti ai miei occhi . Vidi sotto il piccolo villaggio quasi mimetico fra i rilievi dolci delle colline e piu` giu` il tracciato tortuoso della strada da dove eravamo venuti che , simile a una lunga biscia d’acqua , serpeggiava tra i campi allagati e i riquadri simmetrici delle parcelle delle risaie . Di lato luccicava l’immensa palude coi forteti , i pantani , i chiari , le marcite , i giuncheti , i falaschi e i folti canneti che circondavano tutt’intorno il grande lago tenebroso dalle acque limacciose e profonde . A destra si apriva la sconfinata pianura acquitrinosa velata di nebbia con le foreste di pioppi e di frassini dove avevamo cacciato con alterne vicende i giorni precedenti e alle mie spalle , dietro il monte pietroso e ripido , si innalzava un’imponente catena di alte vette innevate che si rincorrevano , come una gigantesca muraglia bianca , lungo la linea dell’orizzonte da nord a sud senza soluzione di continuita`. Sentii un brivido di freddo corrermi lungo la schiena !
Mi affacciai dal versante opposto , il bosco scendeva dolcemente per alcune centinaia di metri in un ampio vallone e dopo una curva a ferro di cavallo risaliva sulla costa di fronte per perdersi a perdita d’occhio nei contrafforti della montagna . Decisi di battere le rimesse alte sicuramente le piu` interessanti e di abbassarmi poi sulla via del ritorno .
In quel mentre scorsi tra gli steli dell’erba la spennata di una beccaccia e poco piu` avanti una piu` larga con le piume ancora fresche . Ero incredulo , chi poteva essersi arrampicato lassu` ? , sicuramente nessuno ! … e allora ?
Interrogai il mio compagno ed egli rivolto verso il sole , basso nel cielo , disegno` con la mano nell’aria una curva discendente : il tramonto , certo ! … , pero` seguitavo a non capire . Allora pulendosi il moccio del naso con le dita , mi indico` in alto le enormi cavita` nei tronchi rugosi delle querce . Ora tutto era chiaro ! , quei buchi profondi erano la tana oscura di grossi rapaci notturni , certamente gufi reali e allocchi , che al crepuscolo insidiavano le ‘regine’ in pastura facendone scempio .
Tagliammo nel grano per raggiungere la spalla dirimpetto e da li` riprendere la cacciata ma col calore del giorno lo strato di brina gelata si stava squagliando rendendo il terreno cedevole e appiccicoso . Camminavamo a fatica sprofondando nelle zolle , solo Susy correva leggera . Ad un tratto la vidi cambiare improvvisamente direzione e , dopo una veloce filata a testa alta sulla bava leggera del vento , cadere in ferma verso un muretto di pietre a secco coperto da una folta siepe di rovi che divideva il campo in orizzontale : una lepre al covo o le dinamiche starne ? Salendo avevo notato a terra le fatte dell’una e delle altre ma non volevo sprecare inutilmente le cartucce oramai preziose ! , percio` mi ripromisi di sparare un colpo solo , la lepre per regalarla al mio fedele seguace , le starne per premiare la canina della bella azione . Invece da sotto la chioma intricata della vegetazione , tra i sassi impantanati e l’erba , volo` placidamente una beccaccia che per nulla intimorita dalla mia presenza mi sfianco` a mezzo tiro di fucile , al rumore dello sparo dallo stesso punto se ne alzo` un’altra che rimase per una frazione di secondo impigliata con le ali nel fitto della spinara , gli tirai praticamente a fermo , … al volo !
Avevo fatto appena in tempo a riporre nella cacciatora le due prede che Susy si era infilata tra le prime piante , rimanendo puntata . Tentai di avvicinarmi ma ad ogni passo affondavo sempre piu` nel terreno insidioso come una sabbia mobile . La ‘regina’ frullo` e mi venne in testa al pulito , era talmente facile che la sbagliai ! , nel girarmi gli scaricai dietro altri due colpi e mordendomi le labbra la seguii mentre volava via sicura ma bruscamente sali` alta in verticale e annaspando nell’aria precipito` a piombo nel prato . Fortuna che la cagna l’aveva vista cadere e corse a recuperarla !
Guardai l’ora , era quasi l’una , dovevo prendere rapidamente una decisione , tornare indietro o andare avanti verso l’ignoto spinto dalla mia sete insaziabile di scoprire e di vedere ? Contai i colpi che avevo in tasca piu` quelli nel fucile , ventuno in tutto , poi tirai fuori dal tascone le beccacce e le riunii con le altre riposte nello zaino , erano ventisette . Mi rivolsi a Erdogan e gli feci capire che avrei proseguito da solo , lui doveva tornare alla macchina , scaricare la selvaggina , farsi dare dal guardiano una scatola di cartucce e venire a riprendermi . Per premiarlo gli diedi un biglietto nuovo fiammante da cinque dollari , rimase quasi senza fiato per l’emozione , accenno` di si con la testa e in breve lo vidi sparire .

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Mi inoltrai fra gli alberi , qui` la natura del bosco cambiava , prevaleva il carpino dal tronco liscio e grigio e il cerreto ceduo , basso e frondoso , che terminava in alto tra pietraie e ginepri . Il terreno era un susseguirsi ondulato di piccole vallette promettenti in ognuna delle quali scorreva , tra erica e felci , una impercettibile vena d’acqua circondata da scogli di roccia vellutata e ciuffi di minuscoli fiori montani . Un habitat da fiaba ! , sentii dentro di me che la mia fantastica avventura solitaria sarebbe stata premiata .
Susy era instancabile e straordinaria . Oltre alla resistenza fisica , alla passione smisurata , alla potenza d’olfatto , alla guidata fluente e alla ferma decisa aveva l’abilita` di seguire sorniona il selvatico mantenendolo a debita distanza senza insospettirlo , ammaliandolo e soggiogandolo infine alla mia volonta` . Anche la ‘regina’ piu` scaltra e smaliziata diventava un gioco da ragazzi , … e comincio` un carosello di beccacce ! Uccelli confidenti e appaesati che dal comportamento arguii non avevamo mai sentito il suono del campano del cane e l’odore acre della polvere da sparo : una che avevo sbagliato la vidi poco dopo tornare silenziosamente in volo e posarsi nel punto esatto da cui si era levata ! Dopo un’ora di caccia avevo perso il conto delle prede che avevo nella giacca ; una cosa pero` era certa , le cartucce stavano per finire e Erdogan ancora non si vedeva !
Uscii dalla macchia arrampicandomi su un grosso macigno dal quale la vista poteva spaziare , intanto la cagna mi si era rifugiata stretta tra le gambe tremando timorosa e guaiolando sommessamente col pelo della schiena arricciato . Mi voltai allarmato ! , due cani pecorai con un largo collare chiodato con le punte all’esterno , cosi` enormi che avrebbero messo paura a un branco di lupi , si erano avvicinati furtivamente fiutandomi guardinghi . Subito apparve il gregge delle pecore guidato dal pastore coperto dalla testa ai piedi in un lungo mantello di capra , talmente rinchiuso per il vento gelido nel cappuccio peloso che non riuscii a scorgerlo in volto . Allora alzai la mano in segno di saluto ed egli mi rispose muto , scuotendo piu` volte in aria il bastone nodoso .
Appena si fu allontanato tirai fuori dalla cacciatora le beccacce e le deposi delicatamente sulla roccia col petto variegato e il becco schiumato di sangue rivolto verso il grigio plumbeo del cielo come un prezioso dipinto nella cornice di un quadro : le ‘regine’ , il bosco e la montagna . Erano nove , stupende ! , un dono meraviglioso che la Natura e le sue creature mi avevano voluto regalare . Mentre le ammiravo cercai di ricordarmi che giorno era perche` avevo perso la nozione del tempo . Cominciai a contare da quando eravamo arrivati , … e poi dopo il Natale uno , due , tre , … sei , faceva trentuno , allora conclusi che era il 31 di dicembre l’ultimo giorno dell’Anno ! , e subito il mio pensiero volo` lontano all’Italia , alla mamma , ai parenti , agli affetti e agli amici . Chissa` cosa stavano facendo in quel momento mentre io ero li` da solo con la mia Susy in quel luogo sperduto e selvaggio , dimenticato da Dio e dagli uomini ? Con la fantasia sognai di essere seduto coi miei cari , la sera del tradizionale cenone , attorno alla tavola imbandita ricca di prelibatezze e mi venne l’acquolina in bocca ! Mi vidi davanti a una scodella fumante di tortellini in brodo di pollo e un piatto saporito di spaghetti al sugo di tonno e poi un coscio dorato d’agnello con le patate croccanti al forno e la spigola lessa con la maionese fatta in casa e in ultimo il torrone di mandorle , il panettone coi canditi e l’uvetta , e di udire nella confusione il rumore caratteristico delle bottiglie di spumante bianco frizzantino stappate fra brindisi e auguri , ….. ma tutto improvvisamente divento` evanescente e tornai alla realta` del momento ! E mi chiesi come avremmo festeggiato , Vittorio ed io , il cenone di fine anno nel piccolo ristorante fumoso del baffuto e simpatico Ozden dove da quando eravamo arrivati non avevamo mai visto una donna seduta al tavolino ? , e quale il menu` ? Oltre la solita sfogliata ripiena di carne di montone o di formaggio acido , la gustosa insalata russa e le gigantesche melanzane ripiene di pomodori e di olive piccanti , ci sarebbe stata quella sera qualche sorpresa culinaria ? , forse lo storione di contrabbando che ci era stato piu` volte promesso ! Di sicuro , invece delle due bottiglie di vino rosso che il proprietario procurava con difficolta` perche` nessuno degli avventori le ordinava , ce ne saremmo scolata una terza alla salute di chi ci voleva bene e alla meravigliosa giornata trascorsa , poi subito a letto per tentare l’indomani una nuova avventura .
Scrutai in lontananza per vedere se arrivava il mio uomo ma per quanto aguzzassi la vista non scorsi nulla , anche il guardiano con le pecore era sparito dietro la costa della montagna e tutt’intorno era calata una quiete profonda . Pensai con rimorso che forse avevo commesso una grossa imprudenza ad affidare a Erdogan la caccia col carniere . E se invece di tornare alla macchina si fosse dileguato nel dedalo di stradine anguste fra le casupole del villaggio , tutte uguali e tutte diverse , chi lo avrebbe piu` ritrovato ? , guardai l’orologio , erano da poco passate le due . Decisi di andare avanti ancora una mezz’ora nella direzione da dove era apparso il pastore con il gregge e poi prendere la via del ritorno .
Al limite dei ginepri con la macchia Susy fermo` , la servii con calma . Parti` una beccaccia rossiccia in netto contrasto col colore verde tenero delle erbe montane , cadendo rimase impigliata a penzoloni nella forcina di un querciolo facendo l’altalena e la canina prese a abbaiare eccitata perche` non riusciva a raggiungerla . La staccai come un fiore selvatico e per premio gliela feci abboccare . Poi fu la volta di una coppia che si involo` simultaneamente ala contro ala formando un bersaglio allungato , anomalo e informe , che per un attimo mi disoriento` , colpii quella di sinistra ma padellai la compagna che guadagnai poi sulla ribattuta . Non passarono dieci minuti che Susy ne trovo` un’altra attaccata al terreno come una sanguisuga alla pelle . Il sottobosco in quel tratto formava fra i radi alberi un basso tappeto di ceppi fogliosi che mi consentiva di seguire la setter nei suoi movimenti e di intuire il percorso della beccaccia che gli scorreva avanti ma ogni volta che cercavo di farla alzare era gia` scappata via di pedina ! La guidata duro` un cinquantina di metri poi la vegetazione terminava in una conca con un praticello d’erba , era in trappola ! Avanzai sicuro al limite del cespugliato e mi frullo` fra i piedi cercando di scavalcarmi velocissima a un palmo sopra la testa . Non c’era ne` tempo ne` spazio per mirare , tirai sbracciato e per fortuna la presi di struscio sul dietro tritandogli le zampette , se l’avessi centrata sarebbe scoppiata in aria !
Frugai con cura e con nervosismo nelle tasche della giacca , del gilet e dei pantaloni . Inutilmente ! , le cartucce erano finite , avevo solo due colpi nel fucile , dovevo a malincuore rientrare .
Scesi in basso , in prossimita` del bosco di alto fusto , sotto la chioma di un’enorme quercia secca caduta a marcire sul terreno , il campano si arresto` . Raccattai un ciocco di legno putrido lanciandolo tra le frasche e i tronchi spezzati ma quando la ‘regina’ sali` zigzagando nella ramaglia sfrangiata ebbi la strana sensazione di sparare in ombra a un selvatico fosco e tenebroso , e appena l’ebbi in mano rimasi di stucco .

111114beccaccia melanica

Era una beccaccia melanica con il piumaggio del dorso , la testa , il petto e il sottogola quasi nero mai vista prima di allora nella mia vita !
M’era rimasta una cartuccia , inutile perdere altro tempo e stancare ulteriormente la canina . Gli tolsi il campano e sfilandomi la cinta dei pantaloni gliela infilai nel collare a mo’ di guinzaglio , poi presi a passo rapido un viottolo fangoso scavato profondamente nel fianco ripido della montagna , battuto dalle impronte degli uomini e dagli zoccoli degli animali , che si snodava in direzione del villaggio . Dopo poco Susy mi strattono` puntando le zampe sul terreno facendosi trascinare , mi girai sorpreso e vidi che mi guardava umilmente coi suoi grandi occhi umidi e dolci : aveva qualche necessita` impellente e la sciolsi . Invece balzo` repentina sulla spalla scoscesa del sentiero , gattono` felina in salita per una decina di metri e si distese a terra , puntata verso l’alto . Ero esterrefatto ! , mi inerpicai barcollando sull’erta scivolosa rischiando di perdere l’equilibrio e di compromettere tutto . A un passo dalla cagna la beccaccia si incolonno` tra il chiarore degli alberi , forse chiusi gli occhi , … e quando li riaprii la vidi che ruzzolava giu` per la china rincorsa da Susy mentre nell’aria sfarfallava lentamente una nuvola di soffici piume color tabacco : era l’ultima meraviglia del bosco delle meraviglie !
Quando giunsi al villaggio trovai Vittorio seduto in macchina che fumava con volutta` a larghe boccate mentre il guardiano russava profondamente sul sedile di dietro appoggiato su un gomito .
Gli chiesi subito se il mio accompagnatore aveva portato la selvaggina e mi tranquillizzo` indicandomi nel vano posteriore il tascapane rigonfio e un mazzo di beccacce legate al collo con una cordicella .
gli avevo detto di tornare a prendermi ! …
– macche` prenderti ! , era stanco morto dalla fatica ed e` scappato via di corsa , – e accarezzandosi la barba sfatta e incolta , mi apostrofo` , – com’e` andata ? …
– bene Vittorio , ma ho finito le cartucce , con queste che ho addosso sono quarantadue ! … e tu ? , …
ne ho levate parecchie ! , poi mi e` preso un crampo al polpaccio e non ho voluto stressare di piu` la pointer se no domani non caccia . E` un po’ che aspetto , … sbrigati , andiamo via ! – piagnucolo` , sfregando forte le mani tra loro e soffiandovi sopra con l’alito per scaldarle .
e ne hai prese ? …
– ah , non lo so ! sono sotto al sedile e qualcuna e` ancora nella cacciatora , …
– ora le conto , …
– ma va la` ! , lo fai dopo , non perdiamo altro tempo . Abbiamo un sacco di cose da fare , sistemare la caccia nel congelatore , preparare la mangianza ai cani , darci una rassettata alla meno peggio e andare a cena , mi e` venuto freddo, ho fame e fra un po’ e` notte e gela tutto ! …
– faccio presto ! intanto metto in moto e apro il riscaldamento .
Contai le beccacce piu` quelle nella giacca erano ventinove .
Vittorio , sono ventinove e con le mie , settantuno ! e` un gran bel carniere !
– e le altre in cella ? …
– ho fatto il conto ieri sera , duecentoquindici , piu` quelle di oggi fa , … fa , …
Col dito raschiai sul vetro del finestrino sporco di mota 215 + 71 ,
in tutto duecentottantasei , se seguita cosi` per la Befana passiamo le cinquecento , …
– e di cosa ce se ne fa ! , a me ne bastano una ventina per i crostini e per mangiarle assieme a la mi’ moglie e ai miei figlioli , del resto non so che farne . Ma lo sai che cinquecento beccacce pesano quasi duecento chili e i cani passano i cento , e noi con le nostre bisogna sono ancora piu` di duecento . Dobbiamo percorrere migliaia di chilometri per rientrare in Italia , ti sei scordato le muraglie di neve che abbiamo incontrato a venire , la tormenta e il ghiaccio sulla strada , la nebbia impenetrabile , la fanghiglia sul parabrezza giorno e notte e poi tutte le frontiere che dobbiamo attraversare coi doganieri e le loro vessazioni , e …
Per non sentirlo piu` borbottare , anche se la sua prudente saggezza si scontrava spesso con la mia esuberante passione giovanile , partii in tromba .
All’ultima curva prima di imboccare il bivio con la strada principale guardai in alto verso le luci basse e tremolanti del villaggio , sul bosco delle meraviglie calavano lentamente le ombre cupe e misteriose della notte . D’improvviso due sagome scure , beccute , che scendevano velocissime giu` dalla montagna si stagliarono nitide sul chiarore livido e violaceo del tramonto , fu un attimo !
le beccacce ! , le hai viste ? , … vanno a mangiare , …
beate loro ! , – rispose sbuffando il mio compagno ,
a proposito Vittorio , ma lo sai che giorno e` oggi ? …
– no ! , perche` , che giorno e` ? …
– oggi e` l’ultimo dell’Anno ! , … l’ultimo giorno di dicembre del millenovecentosettantadue .

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