LA  COTURNICE  DELL’APPENNINO  CENTRALE
~ alectoris graeca orlandoi ~

 

esperienze di vita vissuta , … piccoli drammi della mia passione ! 

 La coturnice e` un selvatico nobile stanziale , superbo nei colori e nelle forme , rustico e elegante nello stesso tempo , presente sui contrafforti montuosi dell’Italia Centrale che richiede per la sua caccia grande passione e forza fisica e da parte del cacciatore e del cane .
Nel dopoguerra fino intorno agli anni settanta l’area di diffusione della coturnice era vastissima estendendosi ai rilievi piu` bassi dell’Appennino Laziale , Abruzzese e Umbro-Marchigiano . Il rapido declino da queste localita` e` iniziato con l’esodo delle popolazioni montane verso le grandi metropoli (anni 1960-70) e il conseguente abbandono delle coltivazioni cerealicole d’alta quota che portavano il grano , in piccoli campi a terrazze sovrapposte con muretti di pietre a secco tra boschi di faggio e di querce , a oltre 1500 metri di altitudine fino al limite delle rocce .

dove una volta c’era il grano oggi c’e` l’abbandono , l’incolto e le erbacce . Di conseguenza sono sparite le starne e le coturnici !

le coltivazioni cerealicole d’alta quota portavano il grano in piccoli campi a terrazze sovrapposte fino a 1500 metri di altezza fino al limite delle rocce . Com’era incredibilmente bella e ricca di selvaggina allora la montagna !  Il Basso Cicolano (Rieti) nel 1960 – (foto marinelli)  

In pratica , pur essendo ‘specie unica’ , si potevano distinguere due ‘habitat’ caratteristici della coturnice con due forme di vita diverse : quella legata all’agricoltura montana che albergava insieme alla ‘starna appenninica’ e che oggi non esiste piu` (le prime coturnici della mia vita le ho incontrate sul monte Scalambra , mt. 1420 , in provincia di Roma , e sul monte Cervia , mt. 1431 , in provincia di Rieti) e quella che viveva al di sopra delle faggete , allogata insieme alla pastorizia negli alti pascoli alpini , che ancora resiste sebbene in leggero declino riguardo al numero di individui del gruppo familiare , 8-12 rispetto ai 12-16 di una volta !
Cosi` a quei tempi felici e lontani non era difficile realizzare nella stessa giornata carnieri misti di coturnici e starne con contorno di qualche leprone .

a quei tempi felici e lontani legati all’agricoltura montana non era difficile realizzare nella stessa giornata carnieri misti di coturnici e starne con contorno di qualche leprone – Zara e Fido (a destra) posano soddisfatti dopo una fortunata cacciata sulla montagna di Val De Varri (Nesce – Rieti) – foto marinelli

Altro elemento negativo che ha contribuito alla restrizione dell’areale della coturnice in concomitanza con l’abbandono della coltura montana e` quello della fine della ‘transumanza’  .
Quest’ultima spingeva a primavera alcune coppie di coturnici a conquistare nuovi ‘domini’ nidificando nei pressi degli ‘stazzi’ e dei ‘tratturi erbosi’ tracciati dalle greggi nel loro lungo viaggio di andata (e ritorno) dall’Abruzzo verso la Puglia e il Meridione , ma anche questo antico fenomeno migratorio-pastorale appartiene alla memoria del passato !  (l’ultimo spostamento a piedi di pastori e pecore pare sia avvenuto circa mezzo secolo fa nel 1972) .
Pure due superbi predatori , l’aquila reale e il lupo , per ragioni di caccia e di sopravvivenza hanno risentito fortemente della scomparsa della transumanza , la prima la spiava dall’alto dei cieli , il secondo la seguiva da terra ma questo e` un altro argomento da trattare a parte !    



– i sessi

I sessi della coturnice sono simili . Il maschio ha il ‘collare nero’ sul collo leggermente piu` lungo della femmina (breve e corto) e sempre uno ‘sperone’ conico e calloso sul tarso . E’ di mole maggiore ma generalmente e` ‘specie’ di corporatura molto variabile con minimi e massimi di peso che oscillano dai 400-450 grammi a 700-750 ; al di sopra ci si trova di fronte a casi rarissimi riscontrati in vecchigalli’ in ottime condizioni di forma o a eccezionali anomalie morfologiche digigantismo’, (quando le dimensioni del corpo risultano di gran lunga superiori alla media) , come succede anche nel genere umano .
Una cattura straordinaria , al di fuori del comune , che merita di esssere evidenziata e` quella effettuata dall’amico Augusto Antonellini , appassionato ‘perniciaro’ romano .
Riporto le foto e lo scritto che mi ha inviato : “ ciao Alberto , ti voglio segnalare l’abbattimento di un ‘gallo’ di coturnice di enormi dimensioni e di peso incredibile , effettuato insieme agli amici Angelo Valentini e Luigi Dall’Oglio in una zona impervia dell’Appennino Centrale .
Al nostro rientro da caccia ci siamo fermati a cena alla trattoria ‘la Popolese’ di Borgorose , Rieti ,  che tu ben conosci e prima di viscerarlo l’abbiamo pesato : l’ago della bilancia ha segnato il peso abnorme di un chilogrammo e un grammo !!!
Ti e` mai capitato nella vita qualcosa del genere ? Fammi sapere e in bocca la lupo ! , augusto ”.

Angelo Valentini con il gallo di coturnice del peso straordinario di un chilogrammo abbattuto insieme agli amici Luigi Dall’Oglio e Augusto Antonellini – (foto A. Antonellini)  

il gallo di coturnice di un chilogrammo con Jack Della Brecciara , proprietario e allevatore Augusto Antonellini – (augustoantonellini@gmail.com)

-“ caro Augusto , francamente no !  Ho incarnierato maschi superbi di coturnice del peso superiore ai 700 grammi come quello nella foto con Zara : notare la grossezza corporea , la lunghezza della coda e i voluminosi calli ossei . Pertanto reputo questa tua cattura un evento di importante rilevanza ornitologica che sono lieto di ospitare su queste pagine .
Ti consiglio di farne segnalazione al Laboratorio di Biologia applicata alla Caccia presso l’Universita` di Bologna (Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste) .
Congratulazioni a te e ai tuoi amici , un grande abbraccio , alberto ” .


Zara con una splendida coturnice del peso superiore ai 700 grammi , notare la grossezza corporea , la lunga coda e i voluminosi calli ossei – (foto marinelli)

Le coppie sono ‘monogame’ e non di rado rimangono unite e sono fedeli per varie stagioni . La nidificazione avviene di solito nel mese di giugno ; l’incubazione e` curata solo dalla femmina . E` di rito una covata , se le uova vanno distrutte per cause varie (eventi atmosferici , predazione o altro) c’e` quasi sempre una rideposizione .

– il nido

Osservazioni personali : nido semplice e umile , largo come un cappello , spesso diversi centimetri , formato da steli di erba secca , rivestito di poche foglie e piume , poggiato saldamente in una leggera depressione del terreno in declivio , riparato da pianticelle montane oppure (osservazioni dirette) posizionato sotto massi (anche) isolati di roccia con apertura frontale sporgente  , sempre pero` su pendio scosceso per motivi di sicurezza .

il nido umile e semplice della coturnice dell’Appennino Centrale – (foto marinelli)

La fascia altimetrica ottimale per la costruzione del nido e` quella compresa alcune centinaia di metri sotto la vetta della montagna (mt. 1200-1600) e per motivi di difesa dai rapaci alati e per la  piu` facile ricerca di cibo da parte dei pulcini .

– le uova

Osservazioni personali : uova di colore biancogiallastro lucido con picchiettature e piccole macchie marrone chiaro di varia intensita` , da un numero minimo di 8-10 fino a 16 e piu`. Il periodo di incubazione varia dai 23-24  ai  25-26 giorni .

le uova della coturnice dell’Appennino Centrale – (foto marinelli)

– il nutrimento

Osservazioni personali , proteico e vegetariano a seconda delle stagioni : semi di piante montane , ciuffetti d’erba tenera di diversa grandezza , gemme , germogli , bacche di ginepro e di altri arbusti selvatici , invertebrati , larve , bruchi , ragni , chioccioline , bacherozzoli neri di roccia , insetti vari specialmente ‘acridi’ , minicavallette e grilli (rinvenuti nel gozzo di alcuni individui oltre una cinquantina di questi insetti di cui le coturnici sono ghiottissime) .


insetti ‘acridi’ : minicavallette e grilli – rinvenuti nel gozzo rigonfio di alcuni individui oltre una cinquantina di questi insetti 

Nel periodo prenidificatorio , in primavera e in estate l’alimento a base  ‘proteica’  ha percentuali maggiori ; in autunno e in inverno prevale l’alimentazione ‘vegetariana’.

– gli amori

A primavera inizia il periodo degli amori . Per la conquista della femmina e per la difesa del territorio si verificano baruffe e lotte furiose dalle quali i maschi escono spesso malconci o mutilati .

per la conquista della femmina e per la difesa del territorio a primavera si verificano lotte furiose dalle quali i maschi  escono spesso malconci o mutilati 

Non sono ammessi compromessi di vicinanza dei ‘domini’  ! Ogni coppia deve disporre di un’area di spazio vitale per la costruzione del nido , la deposizione delle uova , la cova e l’alimentazione della prole affinche` questa si procuri con facilita` il cibo necessario .

coppia di coturnici intenta alla costruzione del nido – (foto marinelli)

coturnice sul nido intenta alla cova – (foto marinelli)

I pulcini sono ‘nidifughi’ , cioe` autosufficenti dalla nascita nell’assunzione del cibo .

– i domini

Il rigido rispetto per la supremazia dei  ‘domini’  l’ho constatato piu` volte ai tempi della  ‘caccia libera’  (prima dell’Istituzione Feudale degli Ambiti Territoriali di Caccia che hanno stravolto l’essenza dell’attivita` venatoria confinando i cacciatori , col preciso scopo di estirparne la ‘razza’ , in angusti ‘Lager’  limitati da arbitrarie frontiere detti squallidamente e ironicamente ATC (dove la ‘C’ sta a significare ‘Campi di Concentramento’ ) quando , lasciando branchi di coturnici quasi vergini in una circoscritta zona montana , speravo l’anno successivo di trovarvi due-tre covate .
Vana illusione ! , in quella localita` conquistata da una sola coppia a primavera c’era sempre una sola brigata , gli altri individui della famiglia erano stati scacciati al di fuori dei confini territoriali .

le Montagne della Duchessa . A sinistra il Monte Morrone (assolato) con la Torricella mt. 2141 , al centro la cuspide triangolare del Murolungo mt. 2184 , (tra le due vette il minuscolo Lago della Duchessa mt. 1788 tristemente famoso per il depistaggio delle Brigate Rosse nel rapimento dell’Onorevole Aldo Moro) , a destra semicoperto dalle nuvole il massiccio del Monte Velino mt. 2487 , con Monte Rozza mt. 2064 , Monte Sevice mt. 2355 e Monte Cafornia m. 2424 – (foto marinelli)

– la neve

Bisogna distinguere due diverse situazioni : le precoci precipitazioni autunnali di ottobre e di novembre con neve soffice e farinosa e quelle invernali accompagnate da venti Siberiani , tormente , temperature di molti gradi sottozero , gelo intenso e neve ghiacciata .
– quando le prime nevicate imbiancano le montagne fino alle pendici molti cacciatori credono che le coturnici per procurarsi il cibo necessario alla loro sopravvivenza siano costrette a abbassarsi nei fondivalle diventando facile preda .
Anch’io all’inizio della mia passione la pensavo cosi`e le cercavo , senza successo , fra le pietraie e i ginepri delle propaggini montuose poi con l’esperienza mi dovetti convincere che e` esattamente il contrario : la coturnice non teme la neve , la sua alimentazione in autunno diviene (quasi) totalmente ‘vegetariana’ e si procura facilmente il cibo nelle pareti a picco , nei canaloni scoscesi , negli orridi dirupati , nelle grotticelle , negli anfratti delle rocce sporgenti , nelle pietraie e nelle morene e la sua caccia , oltre che vietata per Legge , diventa pressocche` impossibile .

 

~ la tormenta ~

 “ Una mattina mi alzai piu` presto del solito , la notte aveva nevicato fitto fitto ma non faceva freddo . Mi affacciai dalla finestra della patriarcale casa paesana e guardai la montagna da sotto in su , era tutta ricoperta da un lenzuolo bianco candido che scintillava sotto la luce pallida e spettrale della luna .

guardai la montagna da sotto in su , era tutta ricoperta da un lenzuolo bianco candido … – (foto marinelli)

 

Conoscevo una grossa punta di coturnici poco sotto i ‘duemila’ che bazzicava nei dintorni di un rifugio di pastori , oramai scesi a valle da tempo , detto ‘lo stazzo di Mezzanotte’ .
Senza pensarci su due volte calzai gli stivali al ginocchio , presi il fucile e la mia setterina Susy e decisi di arrampicarmi fino a quella sperduta localita` per accertarmi una volta per tutte che fine facevano con quel tempo le rustiche ‘regine delle rocce’ .
– ‘ ma dove vai da solo ? , … tu’ssi pazzo compa’ , se te chiappa la tormenta te mori ! ’ , – m’aveva ammonito ‘zio Antonio’ mentre gustavo davanti al fuoco del caminetto una tazza di caffe` bollente alla  grappa , – ‘ ma  ha  messo  a  tramontana  e ha rasserenato …’ , – ribattei  subito ,  – ‘ tramontana scirocco chiama , … e prima di notte rinevica ! ’ ,  – sentenzio` sicuro di se ‘zio Antonio’ per cercare di dissuadermi  ma oramai ero deciso e mi avviai .
All’inizio percorsi il sentiero sinuoso che conoscevo come le mie tasche pero` dopo poco , persa ogni traccia , lo abbandonai e puntai risoluto verso la meta prefissa . A mano a mano che salivo la neve aumentava di altezza e con essa la fatica e il sudore . Impiegai quasi tre ore per raggiungere il ricovero ch’era quasi invisibile da sotto perche` racchiuso in una ampia conca esposta a mezzogiorno , assolata e riparata dai venti , circondata da alti massi rocciosi .
Poco prima di arrivare scorsi stampate profondamente sulla neve , che in quel punto misurava oltre venti centimetri , una moltitudine di impronte triangolari in fila indiana che si intrecciavano tra loro e andavano e venivano da tutte le parti .
Capii che non mi ero sbagliato e ne ebbi la certezza quando mi affacciai prudentemente nello stazzo  perche` Susy entro` subito in ferma a testa alta …  Mi guardai intorno con circospezione : vidi la capanna dei pastori col tetto di frasche e di lamiere sfondate , i massi anneriti dal fuoco dei bivacchi , la rete delle pecore rovesciata e abbandonata , i muretti circolari di pietre a secco franati , le erbe di genziana che spuntavano dalla neve morbida e farinosa e come nella corte di un pollaio uno ‘scacazzio’ di grosse fatte verdi con la punta bianca . E su tutto un silenzio arcano , un silenzio pesante e profondo , ….. un silenzio irreale che nel suo intimo sembrava volere nascondere qualcosa !
Imbracciai il fucile pronto a sparare col dito sul grilletto e mi addentrai lentamente a piccoli passi nel rifugio , giunto al centro mi assali` il dubbio che gli uccelli fossero gia` volati via e mi voltai : Susy era sempre immobile alle mie spalle e guardava avanti , lontano , e in quell’attimo dalla parte opposta  parti` con un frullo ovattato il branco proiettando una pennellata fantasmagorica di colori sullo schermo bianco del paesaggio e sollevando nell’aria un turbinio di spruzzi nevosi .

Tirai alla pernice piu` vicina e la vidi cadere rotta d’ala , rialzarsi velocemente e sparire dopo pochi metri nel nulla come ingoiata da una sabbia mobile . Ma anche Susy l’aveva vista e s’era affrettata a recuperarla scavando furiosamente con le zampe tra un ammasso di sassi vaganti . Intravidi un pertugio fra le pietre , allungai la mano e l’afferrai tirandola fuori mentre girava la testina intorno impaurita e disorientata : avvertii su di me i battiti convulsi del piccolo cuore e lessi il terrore nei suoi occhi  !
Sono i momenti piu` difficili in cui si deve togliere la vita a cio` che  si ama ma non indugiai per non farla soffrire e la neve immacolata si macchio` di gocce di sangue vermiglio : sentii un grande vuoto allo stomaco e provai un profondo rimorso nell’intimita` dell’animo !
Le pernici erano sparite dietro al crinale innevato della montagna . Mi abbassai di un centinaio di metri per ribatterle ma al primo canalone mi resi conto ch’era cosa impossibile . In alcuni punti la coltre bianca accumulata dal vento arrivava sopra ai ginocchi entrando negli stivali e inoltre mi accorsi con raccapriccio che Susy aveva i polpastrelli delle zampe gelati e lasciava lunghe strisce sanguinolente sulla neve .
Dovetti darmi per vinto ! , misi il fucile a tracolla e puntai risoluto a valle . In quel  giorno di fine novembre di quell’anno lontano che dirvi non so , avevano vinto le rustiche regine delle rocce ! Mentre scendevo fui investito da un’improvvisa folata di vento gelido e un vortice di fiocchi nevosi mi supero` di spalle , mi voltai , la cima della montagna era sparita dentro una caligine color piombo , livida e lattiginosa , che si abbassava con rapidita` e non prometteva niente di buono : la tormenta di neve !  Affrettai il passo per non farmi sorprendere  , ‘zio Antonio’ aveva avuto ancora una volta ragione ! ”

la tormenta che arriva violenta e improvvisa e ti avvolge nel suo mantello bianco e ti fa perdere l’orientamento e` uno dei maggiori pericoli della caccia alla coturnice – nella foto la lapide a ricordo di un montanaro perito sui contrafforti del Monte Cafornia mt. 2424 , nel gruppo del massiccio del Monte Velino 

– diversa e` la situazione in inverno quando bufere di forte intensita`con venti siberiani e gelo polare investono le montagne , la neve indurisce come il marmo e non si squaglia piu`neanche di giorno al sole e le temperature precipitano di molti gradi sotto lo zero .
Allora la ricerca di cibo e le condizioni di vita diventano proibitive e le coturnici sono costrette a abbassarsi nei fondivalle in zone quasi sempre ricorrenti : costoni assolati riparati dai venti , versanti esposti a mezzogiorno , canaloni dirupati e brecciosi con vegetazione di faggi , cedui di rovere e di quercia e macchioni di noccioli e di ginepri .
Ricordo con nostalgia che le pernici di Monte Cava mt. 2000 e di Monte San Rocco mt. 1880 (Montagne della Duchessa) in circostanze meteo estreme scendevano a svernare , abbassandosi di un dislivello di circa mille metri , nei dintorni della solitaria e sperduta Chiesetta di Monte San Mauro razzolando nel sagrato all’aperto e nel perimetro dei muretti di pietre a secco che la recingevano , talvolta sorprese in pastura dai viandanti e dai pellegrini che si recavano cola` a pregare .

la solitaria Chiesetta di Monte San Mauro (Castelmenardo – Rieti) rifugio di coturnici negli inverni gelidi e nevosi , talvolta sorprese in pastura dai viandanti e dai pellegrini che si recavano cola` a pregare – (foto marinelli)  

Nel duro e glaciale inverno del 1956 , quando tutto l’Appennino Centrale fu sommerso per diversi mesi da muraglie di neve alte molti metri e le temperature in quota scesero a oltre meno 20 gradi sottozero , i branchi delle coturnici (e delle starne) per sopravvivere entrarono nelle stalle del bestiame e nei ricoveri delle pecore , razzolando e beccando in cerca di cibo nei fienili , sulle aie e nelle pareti di pietra delle abitazioni delle piccole frazioni montane dell’Alto Lazio , dell’Abruzzo e delle Marche , rimaste a lungo tempo isolate .

– il dormitorio notturno

Solitamente un volo di coturnici pernotta unito coi suoi componenti dispersi intorno in varie decine di metri quadrati di terreno ; le scelte del ‘dormitorio’ sono accurate e condizionate dagli stati meteorologici oltre che da ragioni di sicurezza .

Sul fare dell’alba le ‘guide’ del gruppo , dall’alto di una roccia ,  incominciano col cicaleccio del canto a radunare gli individui sparsi della famiglia ; per istinto atavico nelle giornate preludenti a cambiamenti atmosferici questi ‘concertini’ metallici sono piu` prolungati e rumorosi .
Non appena tutti i soggetti sono riuniti , alla luce ancora incerta del giorno che nasce , tutta la brigata parte in volo verso il basso e si porta sul luogo di pastura risalendo il terreno sempre da sotto in su perche` in questo modo e` piu` facilitata la ricerca del cibo .

~ la sveglia ~

“ Mi ero arrampicato a notte fonda in una localita` dove sapevo che albergava una punta vergine di coturnici che avevo localizzato prima dell’apertura della caccia .
Era trascorso gia` qualche tempo quando , nella quiete  profonda che precede l’alba , mentre la mano invisibile della brezza mattutina sale impetuosa dalla valle a carezzare la montagna , un centinaio di metri sopra di me , ecco improvviso come uno schiocco secco di frusta il richiamo ammaliatrice , un salmodiare di note metalliche piu` forti , piu` basse , piu` vibranti , piu` acute seguite da un chiacchierio festoso e ciarliero delle presenti radunate all’appello : la sveglia !
Ero incantato , estasiato , sedotto da quel canto affascinante e gia` pregustavo nell’animo l’incontro trattenendo il respiro per l’emozione .
Il cicaleccio sonoro duro` buoni dieci minuti poi , dopo un attimo interminabile di silenzio , un frullo potente e nel chiarore della pallida luce crepuscolare che distingue il cielo dalla terra ecco , come dalla feritoia di una trincea , un fagotto di ombre  …  sette , otto , dieci , dodici e forse piu` che mi venivano incontro velocemente e che giunte alla mia altezza , quasi investendomi , mi si posarono tutt’intorno a pochi passi di distanza .
Fido diede una brusca strattonata e si libero` dal guinzaglio ! , … segui` un trambusto disordinato di battiti d’ala fragorosi , una confusione di bolidi evanescenti che si impennavano veloci e subito scomparivano , uno scompiglio di corpi nel quale scaricai a casaccio tutti i colpi del mio fucile che tracciavano nel buio lunghe fiammate rossastre .
Quando fece giorno mi affannai a vedere se qualche preda fosse rimasta sul terreno , non raccolsi neanche una penna ma poco dopo udii nel canalone dirupato sottostante i richiami ripetuti , quasi angosciosi , delle sbrancate che cercavano di riunirsi  , … preludio di una buona giornata di caccia ! ” .               

– il cane da coturnici

La coturnice e` una preda difficile quanto ambita ! Il grande segreto e il fattore chiave della sua caccia e` il ‘cane’ , a alte quote non sono ammesse ‘mezze cartucce’  perche` un piccolo sbaglio o un banale imprevisto puo` compromettere l’esito dell’unica occasione della giornata .

in montagna non sono ammesse ‘mezze cartucce’ perche` un piccolo sbaglio o un banale imprevisto puo` compromettere l’esito dell’unica occasione della giornata . Nella foto Zara , Nana` e  Susy un tris d’assi eccezionale nella caccia alla coturnice ! – (foto marinelli)

Un giorno un cacciatore che si reputava un grande e esperto ‘perniciaro’  e teneva banco durante un incontro con altri colleghi si vanto` candidamente che gli erano venuti i  ‘calli alle mani’  a forza di lanciare pietre nei dirupi senza fare alcuna menzione al lavoro dei cani , non mi intromisi per non polemicizzare ma rimasi fortemente deluso e contrariato !
Il cane da montagna e` un bene di inestimabile valore che il cacciatore modella a poco a poco come un prezioso mosaico , pietruzza su pietruzza . Deve essere dotato di grande passione , di  potenza olfattiva superiore , di una cerca intelligente e panoramica , di una ferma catalettica , di una guidata calma , prudente e silenziosa , di un consenso spontaneo  , di notevole resistenza fisica alla fatica e alle intemperie , di polpastrelli d’acciaio insensibili alle spedature sulle rocce e di un recupero eccezionale .
Il ‘recupero’ e` l’epilogo finale dell’azione spettacolare e emozionante della cerca , della guidata e della ferma ed e` il premio per il cane che ti viene incontro porgendoti la preda serrata dolcemente tra le fauci e che merita molto piu` di una carezza !

il recupero e` il premio per il cane che ti viene incontro porgendoti la preda serrata dolcemenete tra le fauci e che merita molto piu` di una carezza , nella foto Susy superba cacciatrice e recuperatrice – (foto marinelli) 

~ il recupero ~

Tutti i miei ausiliari sono stati forti recuperatori risalendo sollecitamente con ‘cotorne’ rimbalzate e ruzzolate giu` per molte decine di metri fra le rocce , nei dirupi , nei canaloni , talvolta ferite o disalate nelle pietraie e nelle morene .
Uno dei piu` straordinari recuperi lo fece la mia insuperabile setter Susy . Ero con un giovane paesano poco sopra i duemila . Sulla levata del branco avevo centrato tre pernici , una quarta , spizzata leggermente d’ala dal mio compagno s’era fiondata in picchiata ma mentre le altre del gruppo , giunte all’altezza dei primi faggi avevano curvato per rimettersi sugli scogli , lei aveva proseguito la sua folle corsa verso il fondovalle .
La cagna aveva osservato la scena e per un incredibile sesto senso che possedeva era partita al recupero abbassandosi di un dislivello enorme di molte centinaia di metri oltre meta` montagna , sparendo cosi` dalla nostra vista .
Nell’attesa ci sedemmo ad aspettare e a viscerare le prede . Passo` del tempo e gia` cominciavo a preoccuparmi per la prolungata assenza e per la presenza in zona di una coppia di lupi che facevano strage di segugi quando la vedemmo , un piccolo puntino appena percettibile , che risaliva faticosamente verso di noi .
Ogni tanto si fermava e deponeva qualcosa fra le zampe . Era talmente lontana che non si distingueva il frutto della sua fatica ma era facile intendere che avesse recuperata la preda . Finalmente dopo buoni venti minuti anche la quarta coturnice era in carniere ! ” .

…  finalmente dopo buoni venti minuti anche la quarta coturnice era in carniere ! , nella foto la mia straordinaria setter Susy – (foto marinelli)

~ la platea ~

 “ Un recupero da spettacolo piu` che spettacolare , che pero` vale la pena di essere raccontato , lo vissi una mattina in compagnia del mio fedele accompagnatore di Castelmenardo , Giovanni Carducci detto ‘il Podesta`’ .
Sapevo due grossi voli  di coturnici , uno bazzicava assiduamente la parte alta e rocciosa della montagna , l’altro abitava piu` in basso lungo un crinale di brecciai e ginepri , a ridosso di una folta faggeta . Decisi di battere inizialmente il primo branco e di abbassarmi dopo il mezzogiorno sul secondo .
La giornata si preannunciava splendida e luminosa senza ombra di nuvole e di vento e nel salire , circondati dal profondo silenzio alpestre , respiravamo a ampie boccate l’aria pura e frizzantina che entrava nei polmoni a pieno ritmo come una linfa vitale .
Perlustrammo senza successo tutta la parete esposta a nord , ricca di pascoli , di pietraie e di un vasto anfiteatro morenico ma soltanto nell’approssimarci al valico , nei pressi di  una vena d’acqua sorgiva che sbrodolava sul terreno fra le pietre , trovai il ‘maneggio’ fresco delle coturnici .
Sicuramente la brigata era in pastura sul versante opposto ma superate le ultime rocce rimasi sconcerto : a una ventina di passi un gruppetto di tre cacciatori seduti al sole stava facendo colazione coi cani che gironzolavano intorno e piu` in la`, a non molta distanza , un altra comitiva di quattro bivaccava allegra e rumorosa . Davanti a loro si apriva un pianoro non molto vasto , tutto roccette frastagliate e radi cespugli di ginepro che , come una terrazza sospesa , terminava su dei balzi a precipizio nel vallone sottostante .
Feci buon viso a cattiva sorte ! , misi il fucile a spalla e alzai la mano in segno di saluto , subito ricambiato calorosamente . Per non disturbare i colleghi mi allargai di alcune decine di metri bordeggiando la costa a strapiombo al limite dell’altopiano , seguito passo passo come un cagnolino dal ‘Podesta` .
Avevo superato la prima comitiva e stavo per passare avanti la seconda quando da questa si alzarono di scatto due cacciatori che arraffati i fucili da terra corsero eccitati verso di noi . Mi voltai sorpreso ! : Zara e Nana` , le mie bracche tedesche , erano stampate in ferma statuaria sull’orlo dei dirupi .
Mentre arrivava sbraitando il primo dei due , un giovanottone alto e robusto , frullarono una diecina di pernici che aprendosi a ventaglio si tuffarono veloci nel vuoto sottostante . Feci in tempo a imbracciare il fucile e a centrarne una mentre un’altra la colpi` il mio occasionale ospite che cerco` subito  un varco per calarsi animosamente fra le rocce .
– 
‘ oh , stai calmo ! , … non fare ruzzolare pietre , e’ pericoloso per i cani ! ’ – , lo ripresi bruscamente , – ‘ le pernici le riportano loro , … tranquillo ! ’ –  e infatti dopo una manciata di minuti prima Nana`, poi Zara risalirono lentamente con le due prede tra le fauci porgendomele delicatamente in mano .

… dopo una manciata di minuti prima Nana` poi Zara risalirono lentamente con le due prede tra le fauci porgendomele delicatamente in mano – (foto marinelli)

Il mio interlocutore non stava piu` nella pelle ! – ‘ che bravi ’sti cani dotto’ ! , … che bravi ’sti cani dotto’ ! , –  ripeteva in ritornello con voce tremante dall’emozione e venendomi incontro si tolse una cartuccia dal gilet per consegnarmela , com’e` consuetudine .
Erano due belle ‘cotorne’ dell’annata , superbe nella livrea  , una con le zampe callose rotte penzoloni dalla fucilata , l’altra con un sottile fiotto di sangue che fuorusciva dal becco corallo .

… le soppesai , chissa` quale delle due era quella colpita da me ? – (foto marinelli)

Le soppesai , chissa` quale delle due era quella colpita da me ?  Intanto il cacciatore s’era fermato a pochi passi di distanza e mi scrutava impaziente , ansioso e … alquanto timoroso . Nell’incertezza della mia preda presi la decisione che al momento mi parve piu` opportuna , – ‘ sono nate insieme ed e` giusto che rimangano insieme anche dopo morte , … in bocca al lupo ! ’ , – e gliele diedi entrambe . Quello rimase di stucco e non credendo ai suoi occhi prese a balbettare inchinando il capo , – ‘ grazie dotto’ , … di dove siete dotto’, … grazie mille dotto’ ! ’ …
Nell’allontanarmi frettolosamente da quella insolita platea di spettatori , sentii alle mie spalle il Podesta` che borbottava fra se sottovoce , – ‘ che c’e` Giovannino ? ’ , – gli chiesi , – ‘ c’e` che io non gli avrei dato proprio un bel niente a quel cafone ! ’ , – e seguitava a scuotere la testa non convinto del mio fare .
Si calmo` soltanto poco dopo quando inciampai su un bel leprone accovacciato in una fenditura fra le rocce che sulla fucilata prese a ruzzolare capriolando testa e zampe lungo il ripido pendio della scarpata …” .   

… si calmo` soltanto poco dopo quando inciampai su un bel leprone accovacciato in una fenditura fra le rocce – (foto marinelli)

Insomma il cane da coturnici e` un amico raro anzi rarissimo del cui ausilio il ‘perniciaro’ (e` il termine usato dai cacciatori Laziali e Abruzzesi per definire la figura del cacciatore di montagna , altri ‘appellativi’ sono impropri) non puo` fare a meno per avere successo sulle alte vette e sulle balze impervie del nostro amato Appennino !
Nella mia vita ho cacciato le coturnici con tre razze di cani eccezionali dotati di straordinaria bravura : bracchi tedeschi , setter e pointer che mi hanno permesso di realizzare carnieri invidiabili ma soprattutto di sparare in ottime condizioni di piazzamento consentendomi , sulla levata simultanea del branco , di abbattere in rapida successione tre selvatici e in due occasioni quattro , (allora era consentito portare piu` colpi nel serbatoio del  fucile) , che voglio qui di seguito rievocare in memoria dei miei indimenticabili ausiliari .

~ Susy ~

–  “ Battevo gia` da un paio d’ore un aspro e impervio canalone circondato da declivi scoscesi che scaricavano sul fondo slavine di massi giganteschi bordati da cardi , cespugli di ginepro e macchioni di noccioli selvatici .
Sul terreno , tra le tenere erbe montane , era uno ‘scacazzare’ di fatte vecchie , di ‘spollinate’ e di ‘spiumate’ ma Susy che con la sua cerca panoramica e la sua potenza d’olfatto straordinario aveva la dote di intercettare i selvatici a grande distanza non dava cenno di emanazioni fresche .
Poco al di sotto della vetta il canale sassoso , che risalivo per un impercettibile sentiero tracciato dagli animali selvatici , si restringeva a imbuto come un budello tra pareti rocciose a picco  inerpicandosi ripido fino a raggiungere il passo sopra i duemila ch’era la porta d’ingresso della montagna vicina .
All’improvviso un frullo rumoroso mi fece sobbalzare ! , una dozzina di coturnici si staccarono dalla cima degli scogli sopra la mia testa e mi sfilarono davanti lunghe a ‘coda di cometa’ ma stranamente , anziche` fiondarsi giu` per il vallone dal quale ero salito , girarono subito a ali tese dietro al crinale dandomi la netta sensazione di volersi rimettere .
Mi fregai le mani , misi al guinzaglio la setter affidandola a Giovannino il mio accompagnatore , poi mi arrampicai lestamente cercando di non fare rumore e di non ruzzolare pietre per cogliere di sorpresa i selvatici . Appena superati gli ultimi massi , certo che gli uccelli si fossero posati nei pressi , feci cenno al mio uomo di sciogliere la cagna pronto a sparare col dito sul grilletto .
La zona che si spalancava davanti ai miei occhi mi era completamente sconosciuta : una serie di rilievi leggermente ondulati , brulli e aridi , completamente privi di rocce e di vegetazione a parte qualche sparuto cespuglio di arbusti rinsecchiti con nel mezzo un vasto brecciaio che come il tracciato di un autostrada si allungava fino ai contrafforti della montagna di fronte .
Rimasi perplesso e deluso , … non c’era possibilita` di rimessa ! Mi assali` il dubbio che le pernici fossero rivolate senza che me ne fossi accorto o che avessero guadagnato rapidamente di pedina , come qualche volta accade , la posizione da dove erano partite .
Stavo per tornare indietro sui miei passi quando scorsi , al centro dell’altopiano , Susy in ferma a testa alta che guardava lontano ma il terreno era spoglio come il letto di un fiume in secca e si sarebbe veduta volare una mosca a un chilometro di distanza !
La raggiunsi e comincio` la guidata , lunga e appassionante , la cagna scivolava a strappi veloci sulla scia dell’emanazione lasciata dal branco e ogni tanto si fermava a aspettarmi girando leggermente la testa di lato per vedere se la seguivo : era come dipanare il filo invisibile di una matassa aggrovigliata cercando di arrivare piano piano al bandolo !
Quello che mi stupiva maggiormente era la strategia di fuga scelta dagli uccelli in un ambiente cosi` scoperto , privo di ripari e di ostacoli , che gli precludeva sempre piu` una improbabile possibilita` di salvezza !
Era trascorso un buon quarto d’ora e avevo gia` percorso oltre un paio di cento metri quando scorsi fra le rade erbe montane , a non piu` di un passo di distanza , una vipera ursinii che allarmata dalla mia presenza si ritraeva sinuosamente su se stessa in difesa , con la testina in posizione di ‘attenti’ , pronta a colpire col suo scatto velocissimo .

… scorsi a non piu` di un passo di distanza una vipera ursinii che allarmata dalla mia presenza si ritraeva sinuosamente su se stessa in difesa , con la testina in posizione di ‘attenti’ , pronta a colpire col suo scatto velocissimo – (foto marinelli)

Mi girai e la additai a Giovannino che mi seguiva di spalle per eliminarla di circolazione poi servii nuovamente la setter che , abbandonata la pista brecciosa , aveva deviato di lato dove il piano si corrugava bruscamente diventando scabroso e accidentato .
Le pernici avevano cambiato tattica di fuga cercando riparo tra i massi vaganti e i pertugi delle rocce ma Susy non mollava la presa e seguitava a avanzare felina mentre io la tallonavo col fiato sospeso e il cuore in gola per l’emozione .

 

… le pernici avevano cambiato tattica di fuga cercando riparo tra i massi vaganti e i pertugi delle rocce ma Susy non mollava la presa e seguitava a avanzare felina – (foto marinelli)

Percorremmo cosi` un altro centinaio di metri fino al limite di un ristretto cratere ripido e franoso che sul fondo terminava in una verde pratina dove troneggiava un enorme masso verticale ritto in piedi come il ‘dente di un gigante’ .
La setter scese con prudenza lungo il pendio e giunta al centro della conca si arresto` al cospetto del blocco ciclopico , impietrita in ferma , estasiata , rapita : tutto il corpo era traversato da un leggero tremore mentre gli occhi per la bramosia erano schizzati quasi fuori dalle orbite !
Quando le fui accanto la carezzai sulla groppa ma non si mosse e allora mi resi conto di essere caduto in trappola : i selvatici erano sicuramente saliti di pedina dalla parte opposta della cavita` rocciosa e , prima che potessi arrivargli a tiro , sarebbero volati via fiondandosi a valle su rimesse inaccessibili .
Fui preso dal panico e dall’ansia ! , sorpassai di corsa la cagna e la terra improvvisamente mi esplose sotto i piedi : una girandola vertiginosa di bolidi grigi dalle code rossicce e dalle ali d’acciaio si avvito` nell’azzurro del cielo con un frullo poderoso e potente che fece vibrare l’aria tutt’intorno !

… tirai al bersaglio piu` vicino che mi si incolonnava velocissimo sulla testa lungo la parete rocciosa e lo vidi arrovesciarsi sul colpo – (foto marinelli)

Tirai al bersaglio piu` vicino che mi si incolonnava velocissimo sulla testa lungo la parete  rocciosa e lo vidi rovesciarsi sul colpo , poi passai rapidamente al secondo , al terzo e al quarto con eguale risultato mentre una nuvola di soffici piume colorate scendeva leggera in una bava di vento a conferma che non stavo sognando .
Prima ancora di raccattare le prede gettai il fucile su un ginepro e mi abbracciai alla cagna stringendola forte al petto , baciandola sulla fronte . Meravigliosa , insuperabile , indimenticabile amica non potro` mai scordare tutto quello che hai fatto per me nella tua breve vita e un domani , quando sara` , chiedero` un permesso a San Pietro per venirti a trovare nel ‘Paradiso dei Cani’ perche` il Signore con la sua ‘grandezza infinita’ avra` sicuramente riservato un luogo di riposo eterno anche per te !
La sera di quell’incredibile giornata  , rimasta scolpita nella mia memoria come una profonda incisione nella roccia , avevo nello zaino otto coturnici ! ” . 

 ~ Ernesto ~

– “ Era l’ultimo di ottobre di molti anni fa . Quel giorno da solo , perche` nessuno degli amici montanari data la imminente ricorrenza di Tutti i Santi e della Commemorazione dei Defunti mi aveva voluto accompagnare , avevo incarnierato quattro superbi ‘cotorni’ che , al mio rientro a cena nella piccola casa paesana che mi ospitava , avevo allineato in bella fila sulla trave di castagno del caminetto dove all’interno ardeva un bel fuoco ristoratore .
– ‘ domani rivado , chi vuole venire ? ’ , – ma nessuno dei presenti , Giovannino , Ugo , il Podesta` rispose all’appello , solo ‘zio Antonio’ mentre rigirava la griglia con le fette di pecorino stagionato che filando di grasso si indoravano sulla brace m’apostrofo` , – ‘ domani riposate ‘compare’ che a pranzo c’e` l’agnello con le patate al forno e poi andiamo in Chiesa che viene Don Mario dalle Grotte e celebra la Santa Messa  , … anzi mi ha chiesto se gli hai portato le sigarette ’ , …

 

Don Mario , il Parroco di Castelmenardo (Rieti) ai bei tempi , con Fido , Zara e Alice – (foto marinelli)

– ‘ grazie Antonio , salutami il Parroco e di` una preghiera anche per me ma io domani con questo tempo me ne torno in montagna ’ ,  – ribattei senza esitare , …
– ‘ allora ti preparo una pagnottella con due fettine di spalletta ? ’ ,  – aggiunse premurosa Fortuna mentre scolava la pasta fumante nel vassoio di terracotta sbeccato dall’usura , …
– ‘ no , no , … non voglio niente che mi viene sete ! ’ , – e mi sedetti a tavola davanti a un gustoso piatto di fettuccine casarecce al ragu` di lepre e a un bicchiere di vino di botte rosso frizzantino che lo stomaco , dopo una giornata a inseguire le inafferrabili regine delle rocce , reclamava giustamente la sua parte .
La mattina dopo era ancora notte fonda mentre risalivo con l’auto la carrareccia sterrata che attraverso il bosco di faggi terminava in una ristretta piazzola per il carico della legna , permettendomi di parcheggiare la macchina nascosta e lontana da occhi indiscreti .
Feci scendere i cani , presi il fucile , le cartucce poi rivolsi uno sguardo alla lavagna scura del cielo , percorsa da stracci di galassie luminose , dove brillavano lontanissime alcune piccole stelle che col loro luccichio intermittente annunciavano il sorgere di una splendida giornata .
Respirai a ampie boccate l’aria secca e pungente che saliva dalla valle mentre il fiato si condensava di bianco poi imboccai rapidamente l’irto stradello tortuoso che in meno di un’ora mi avrebbe portato fuori dalla faggeta .
 Faceva un freddo tremendo che mordeva la punta delle dita e lacrimava gli occhi e i rami scheletrici delle piante ricoperti di brina e il terreno tutt’intorno erano gelati che sembrava neve . Il silenzio profondo che mi circondava era rotto soltanto dallo scricchiolio del ghiaccio che si frantumava rumorosamente sotto gli scarponi e dal lugubre bubulare di un gufo reale che lanciava il suo ultimo richiamo prima di ritirarsi nell’oscurita` della tana nel cavo tronco di un albero .
Superati gli ultimi faggi caricai il fucile mentre i cani pratici della zona si fecero vigili e attenti . Sotto l’anfiteatro morenico che si spalancava davanti c’era un vasto pianoro di roccette , felci e erbe montane , dove bazzicava spesso un branco di starne ‘gineprole’ , scaltre e diffidenti , che al minimo rumore frullavano rumorose e si fiondavano compatte giu` per il declivio perdendosi in rimesse lontane e segrete . Ma quel giorno le rustiche pernici grigie , malgrado sul terreno fosse pieno di ‘buchette’ , di spiumate e di fatte secche , mancavano all’appello e chissa` dove s’erano cacciate a pasturare e a spollinarsi .
In quel mentre scorsi con sorpresa un cacciatore che risaliva a passo sostenuto il costone della montagna in direzione laterale alla mia . Non si era accorto della mia presenza e mi fermai a osservarlo di nascosto  , era distante ma la fisionomia m’era conosciuta e anche il suo ausiliare mi sembrava familiare . Doveva essere Ernesto , un buon amico che frequentava la mia stessa Armeria , un ‘perniciaro’ bravo e solitario .
Mi meravigliai a vederlo in quel luogo lontano dai contrafforti delle Montagne della Duchessa e in particolare dello scabroso Murolungo di cui era un pendolare abituale e geloso . Anzi una volta , in gran segreto , mi confesso` che per accertarsi se qualche cacciatore durante la sua assenza violava i suoi domini metteva degli ostacoli di pietra nei passaggi obbligati o dei filamenti di spago di traverso sugli stradelli tra i rami bassi delle piante . Se non li trovava rimossi voleva dire che nessun intruso era passato di li` e cio` lo rendeva piu` baldanzoso e sicuro di se .
Lo chiamai a alta voce e mi venne rapidamente incontro salutandomi calorosamente col sorriso bonario del suo faccione gioviale e lo sguardo sincero dei suoi occhi azzurri .
– ‘ com’e` da queste parti , lontano dalle tue rotte abituali ? ’ ,  – lo interrogai . Ed egli senza rispondere si strinse nelle spalle allargando le braccia come a significare che neanche lui sapeva spiegarsi il perche` .
– ‘ ascolta ’ , – gli dissi , – ‘ conosco una punta di pernici dietro al crinale lassu` ’ , – e seguitai , – ‘ saliamo dritto per dritto e poi le prendiamo a rastrello che sono sicuramente al pascolo sul versante opposto , sono piu` di una diecina , bellissime …’ .
Cosi` ci arrampicammo , distanziandoci di non molto e mantenendoci in stretto contatto visivo . Ernesto era un forte camminatore , dal fisico tarchiato e robusto e saliva di buona lena . Quando arrivai in cima mi fermai a meditare sul da farsi e a osservare estasiato lo scenario fantastico che si spalancava davanti ai miei occhi  . Sotto di me la costa ripida e franosa terminava in un immenso canalone ricco di pietraie stellate , di slavine rocciose , di massi ciclopici , di cespugli di noccioli e di aridi pascoli erbosi . Dalla parte opposta del vallone , i contrafforti della montagna di fronte piombavano paurosamente nel vuoto con frane rovinose , precipizi a picco e orridi vertiginosi che mettevano paura al solo guardarli . Tutt’intorno il deserto assoluto e un silenzio sepolcrale rotto soltanto dal richiamo dei gracchi corallini che incuriositi dalla mia presenza mi roteavano bassi sulla testa in piccoli voli concentrici .
Mi girai a cercare il mio occasionale compagno e rimasi sorpreso . Era a un centinaio di metri anche lui in vetta e gesticolava in modo concitato facendo cenno di avvicinarmi al piu` presto . In quel punto culminante il crinale era tutto un susseguirsi di piccole vallette scoperte con raro pietrisco e ciuffi di erbe giallastre  .
Intanto Ernesto seguitava a chiamarmi con insistenza coi movimenti convulsi della mano . Sicuramente qualcosa di interessante aveva attirato la sua attenzione o forse aveva sentito da lontano il canto magico e ammaliatrice delle ‘sirene delle rocce’ .
Quando oramai gli ero giunto a mezzo tiro di fucile , nell’affacciarmi nell’ultima conca ebbi un tuffo al cuore : a pochi metri di distanza le mie bracche Zara e Nana` , e poco discosto il suo , erano imbalsamate in ferma ma il terreno davanti era completamente spoglio con brecciame minuto e bassi cespugli di ginepri rinsecchiti .
Che cosa poteva nascondersi ? Una lepre imprudente avventuratasi lassu` di notte e mimetizzata al covo o un ‘gallo’ solitario sorpreso in pastura e schiacciato a terra ?
Mi guardai in giro con prudenza , … tutto era immobile e statico , tutto incantato e pietrificato da una magia occulta della Natura , anche il tempo si era fermato ! , … feci un passo avanti e un frullo fragoroso e potente esplose dal nulla della terra e si materializzo` in una nuvola di bolidi grigi che , anziche` volare verso la salvezza , mi vennero incontro passando velocissimi tra me e Ernesto come le ‘paperelle’ del tappeto rullante del tiro a segno .
Sparai al primo bersaglio e rapidamente al secondo , al terzo e al quarto e li vidi chiudersi sulle fucilate e rimbalzare violentemente piu` volte sulle rocce tra uno spennio di piume multicolori .
Non si era ancora spento l’eco dei colpi che i cani riportarono sollecitamente una dopo l’altra cinque stupende coturnici , dall’elegante collare nero e dal becco rosso corallo , senza piu` alito di vita .  Ernesto mi disse emozionato che aveva sbagliato la prima e poi ne aveva colpite altre tre ma non contava nulla e ci fermammo a rimirare le prede mentre le montagne tutt’intorno stavano severe a guardare , arricciando il naso e scuotendo la testa in segno di disapprovazione .
Dopo pochi minuti , senza pensarci su due volte , ci gettammo lungo la costa impervia e dirupata a inseguire le superstiti ma soltanto dopo alcune ore di ricerche le sorprendemmo mentre risalivano lungo una parete franosa riuscendo ad abbatterne altre due , una ciascuno . A questo punto decidemmo di comune accordo di dire ‘basta’ anche perche` la strada del rientro era molta e lontana .
Invitai Ernesto a cena al paese , nella piccola casa di ‘zio Antonio’ , dove fu festa con gli amici montanari per il bel carniere . Unimmo le sette pernici con le mie quattro del giorno precedente e ne usci` un mazzo superbo , di assoluto rispetto per essere in autunno inoltrato .
Fu allora che Ernesto prima di ripartire per Roma espresse il suo desiderio  – ‘ Alberto voglio fare morire di invidia gli avventori del Bar dei Cacciatori , ti dispiace se le porto via tutte e domani ci vediamo da Ciro in Armeria ? ’ ,  – ‘ ma no , non ho proprio nulla in contrario ’ , – risposi prontamente e cosi fu !
La sera dopo all’appuntamento Ernesto mi parve un po’ triste e abbattuto , forse stanco della cacciata del giorno precedente .
– ‘ allora com’e` andata ? ’ , – l’interrogai subito , – ‘ al mio arrivo e` scoppiato il finimondo ! ’ , – esclamo` ,  –  ‘ c’erano tutti e tutti hanno voluto vedere , toccare , sapere , il carniere ha fatto il giro dei presenti , mi hanno offerto da bere e si sono congratulati , poi dopo i saluti me ne sono andato a casa che mia moglie per il ritardo mi aspettava con ansia ma quando ho allineate le pernici sul tavolo della cucina e le ho contate erano solo ….. nove , due purtroppo me l’avevano rubate ! ” .
Ho narrato questi episodi e in particolare l’ultimo per evidenziare quanto e` fondamentale nella caccia in montagna la bravura e la correttezza degli ausiliari , la sportivita` e l’altruismo di alcuni amici e la meschinita` e la grettezza di certi cacciatori , … se ‘cacciatori’ questi ultimi si possono chiamare !
Oggi la caccia alla coturnice sulle montagne dell’Appennino Laziale , Abruzzese e Marchigiano ha perso tutto il suo fascino non tanto per le numerose zone vietate quanto per la costituzione degli arbitrari e squallidi ATC che hanno relegato i cacciatori in limitate aree circoscritte , come gli Indiani Pellerosse nelle riserve dell’America del Nord , perche` la caccia per essere bella e seducente deve essere libera e vagabonda senza limiti di spazio ne` confini territoriali !
Agli ultimi appassionati ‘perniciari’ dell’Appennino dell’Italia Centrale il mio piu` sincero ‘in bocca al lupo !

 

Back To Top