LE DEDICHE DEGLI AMICI NELLE LORO OPERE

NINO MANFREDI   (attore regista cantante)

 

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Un giorno Antonio Parente, all’epoca dirigente della Prima Circoscrizione del Comune di Roma dalla quale dipendevo, che non era seguace di Diana ma partecipava alle nostre cene ‘cacciarecce’ perche` insaziabile divoratore di selvaggina di tutti i tipi, mi disse a bruciapelo  ‘alla prossima che organizzi porto Nino Manfredi’  …
‘chi !,  Manfredi l’attore, … ma e` cacciatore ?’
 ‘assolutamente no, pero` gli ho parlato di te, dei crostini di beccaccia, delle pappardelle al ragu` di lepre, del cinghiale in agrodolce, delle pernici in salmi`, delle quaglie in casseruola, dei tordi allo spiedo, delle allodole alla cacciatora e delle tante leccornie della cucina venatoria. Viene volentieri , basta che lo passo a prendere a casa’ …
‘scusa , … ma tu come lo conosci ?’ ...
‘eh, … da una vita !’, esclamo` sorridendo orgoglioso  ‘siamo paesani, ‘Ciociari’ tutti e due di Castro dei Volsci’ (piccolo centro in provincia di Frosinone a sud della Capitale).
Detto fatto ! E per essere sicuro della buona riuscita mi accordai con l’amico Aldo Bravi, detto ‘Pommidoro’, titolare del caratteristico ristorante omonimo ultracentenario del Quartiere San Lorenzo a Roma e con la moglie Anna specialista insuperabile nell’arte dei fornelli e della cucina della cacciagione.
A dire la verita` mi sentivo emozionato, imbarazzato e anche un po’ preoccupato. Io umile mortale al cospetto di un grande personaggio del mondo dello spettacolo del calibro di Manfredi. E poi avrebbe sopportato le diatribe rumorose e le polemiche concitate dei convitati, delle cacciate mirabolanti, dei carnieri sempre piu` gonfiati, dei cani che ognuno affermava migliore dell’altro e che qualcuno mimava buffamente tra le portate delle vivande e le bottiglie di vino col rischio di farle cadere. ‘Speriamo bene !’, pensai dentro di me. Invece contrariamente ai timori della vigilia tutto funziono` perfettamente, grazie soprattutto alla collaborazione di Pommidoro e della consorte.
Manfredi, a differenza del suo amico paesano ‘gargarozzone’ che non alzava mai la testa dal piatto, si comporto` da vero buongustaio che ama la buona tavola senza eccedere, un pezzetto di questo, un assaggio di quello e ….. si leccava i baffi !
Era un uomo incredibilmente semplice, alla mano, allegro e sorridente  che si interessava di tutto e rispondeva a tutti con la sua travolgente comunicativa ciociara. Ognuno diceva la sua e quando venne il mio turno non rammento piu` quale raccontai delle tante incredibili avventure vissute al limite della Legge. Forse quella dei Carabinieri della piccola Stazione di O…….  nel Nuorese, che mi avevano beccato in giorno di caccia chiusa con le beccacce in carniere ma senza fucile, un monocanna pieghevole con le canne segate ‘a lupara’ che avevo nascosto a cavallo dei pantaloni durante il fermo da parte degli Agenti ma che poi avevo fatto sparire con la complicita` di Emilio, durante il tragitto in Caserma, sotto al sedile posteriore dell’auto. Durante l’interrogatorio del Maresciallo dei Carabinieri, che non sapeva darsi una spiegazione del fatto perche` mancava il corpo del reato, dichiarai a verbale, sotto la mia personale responsabilita` e a tutti gli effetti di Legge,  che le beccacce le avevano acchiappate i cani,  ‘sa signor Maresciallo, … sono molto bravi ! ’‘ma hanno tutte le zampine foracchiate’ , sibilo` il graduato battendo un pugno sulla scrivania , ‘e` evidente ….. , sono i segni dei denti ! ‘, affermai ingenuamente e cosi` dopo sei lunghe ore di fermo dovette a malincuore rilasciarci. Ricordo che quando finalmente uscimmo all’aperto era notte fonda, faceva un freddo cane e nevischiava.
O uno dei miei travestimenti da cacciatore di farfalle con tanto di accompagnatore, ‘bacheca portatile’, retino a maglia fina col manico lungo e pistola scacciacani per giustificare il rumore degli spari e cacciare indisturbato a primavera i croccoloni sugli altipiani acquitrinati dell’Appennino Centrale.
O i tanti inseguimenti in montagna a coturnici da parte dei guardacaccia o dei guardaparco ai quali facevo tirare il fiato al limite per poi sparire nel nulla come per incanto nelle grotte o tra le rocce e i dirupi tra passaggi segreti e spericolati dove nessuno osava avventurarsi. Una volta gli Agenti della Forestale di B……. ,  in servizio al lago della Duchessa (tristemente famoso per il caso Moro) vista l’impossibilita` di raggiungermi chiamarono di rinforzo un elicottero dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, distante il linea d’aria oltre cento chilometri, che perlustro` in lungo e in largo gli strapiombi vertiginosi e le pareti a picco del massiccio del Murolungo, dominio incontrastato dell’aquila reale.
Manfredi ascoltava attento e sbigottito, tra l’incredulo e il meravigliato, e una sera impressionato dai miei racconti mi porto` a sorpresa in regalo il libro ‘Nudo d’Attore’, che e` la sua biografia con episodi che vanno dal vagabondo al sentimentale, dal bizzarro al doloroso, dal comico al drammatico con una dedica alquanto ….. significativa.
Dopo quella prima cena da Pommidoro ne seguirono altre in diversi locali della Capitale alle quali Manfredi, se libero dai suoi impegni di lavoro, partecipava sempre con piacere, da ‘Tavernelle’ del simpatico Goffredo in via Panisperna nell’antico rione Monti, all’elegante ristorante ‘Mariano’ di Tonino Pellacchia in via Piemonte, parallela di via Veneto, o in altre trattorie rustiche di Monte Verde e di Trastevere.
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con Nino Manfredi a cena nel ristorante ‘Tavernelle’ di Goffredo , in via Panisperna nel Quartiere Monti , a Roma 

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Nino Manfredi con mia nipote Erica nel ristorante ‘Mariano’ , in via Piemonte , a Roma – (foto marinelli)

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Nino Manfredi tra Bruno Modugno e Tonino Pellacchia titolare del ristorante ‘Mariano’ di via Piemonte a Roma – (foto marinelli)

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Bruno Modugno col pittore cacciatore romano Roberto Di Jullo (a destra) – foto marinelli

Ad una di queste partecipo` una sera anche mia nipote Erica, esperta agronoma ma appassionata di caccia e di falconeria, che immortalai con una foto che simboleggia il confronto tra la gioventu` e la bellezza e la fama e il successo.
Manfredi se ne andato il 4 giugno del 2004. “ Chissa`, se quando arrivero` anche io, San Pietro sara` in grado di indicarci un localino tranquillo dove potere seguitare con Nino e con gli amici di sempre le nostre cenette di caccia ?, … sperando che nel Paradiso Venatorio non ci siano guardacaccia, guardaparco, guardie forestali, carabinieri, verdi, protezionisti, ambientalisti, anticaccia e altri rompi (censura) … scatole !” .

 

BRUNO MODUGNO   (giornalista scrittore autore televisivo regista)

 

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Avevo appena parcheggiato il pullmino Volkswagen su una piazzetta del lungotevere Flaminio a Roma e per dare aria ai cani avevo sollevato il portellone di dietro, quando sentii una voce robusta alle mie spalle : ‘ che setter stupendi ! ’, … ‘ veramente sono tutte femmine ’,  risposi mentre mi giravo e lo riconobbi immediatamente, si` era proprio lui Bruno Modugno , allora membro del Comitato di Direzione della rivista Diana di cui ero abbonato.
Come spesso succede nella nostra grande famiglia di cacciatori simpatizzammo subito e ci scambiammo i recapiti telefonici promettendo di incontrarci di nuovo. Cosi` nacque la nostra amicizia che dopo tanto tempo dura ancora perche` ogni anno durante le Feste Natalizie ci rivediamo a cena in qualche localetto caratteristico della Capitale assieme ai vecchi amici, purtroppo … sempre  meno !
Bruno mi propose di scrivere alcuni episodi particolari di cronaca venatoria e qualche racconto interessante sul periodico mensile Diana e successivamente sul primo numero di Caccia+,  da lui fondata e diretta. Per quell’occasione gli preparai un articolo sulla mitica ‘starna appenninica(‘gineprola‘ in dialetto locale), abbbondante sugli aspri contrafforti dell’Alto Lazio e dell’Abruzzo fino agli anni ’70, del suo rapido declino dopo l’abbandono delle colture cerealicole ad alta quota che portavano il grano in piccole terrazze sovrapposte con muretti di pietre a secco fino al limite delle rocce, della sua pressoche’ totale estinzione prima della fine del secondo millennio e dei miei incontri a caccia di coturnici con questa rustica ‘pernice grigia’, dal frullo metallico ed esplosivo e dal volo velocissimo, anche all’incredibile altezza di oltre 2000 metri.
Successivamente fui invitato ad una tavola rotonda del canale tv Seasons con Ira, una delle mie belle e brave setter biancoarancio e con i suoi cuccioli di poco piu` di un mese che sgambavano da una parte all’altra del grande tavolo redazionale tra lo stupore degli illustri ospiti partecipanti. Una femminuccia piu` intraprendente delle altre punto` diretta contro Bruno che la prese affettuosamente in braccio,  ‘e` tua’, gli dissi , ‘perche` cosi` ha voluto il destino !’  e al termine della trasmissione se la porto` a casa. La battezzo` Riva e divenne una cagna straordinaria !
Con lui, sempre per il Canale Seasons, coadiuvati dai bravi operatori Mauro e Serafino, abbiamo girato con successo tre filmati di caccia in Romania sulla ‘caccia al beccaccino’ nelle vaste risaie lungo il Danubio, sulla ‘caccia alle oche’ nella famosa ‘Insula Mare a Brailei’ (Isola Grande di Braial) e sulla ‘caccia alle allodole’ nelle sterminate pianure nei dintorni di Braila.
Oggi Modugno, in barba ai suoi ottant’anni compiuti, e` non solo il brillante Direttore del Canale tv Caccia&Pesca ma il vero e unico protagonista di molte battaglie a favore della caccia e dei cacciatori sui giornali, sulle riviste e in televisione, dove brinda sempre alla faccia e alla salute degli avversari anticaccia.
Ha scritto tra l’altro vari romanzi di successo tra cui ‘Re di Macchia’ che mi ha donato per il mio compleanno con una dedica affettuosa che sopra riporto. Grazie Bruno !

 

RANIERO MASSOLI-NOVELLI   (geologo docente universitario naturalista fotografo)

 

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Era un lontano giorno che dirvi non so della primavera del 1956. Quando la mattina, sul comodino accanto al letto, suono` rumorosa la mastodontica sveglia di metallo notai un strano chiarore lunare che trapelava da dietro le imposte. Insospettito mi affacciai alla finestra e rimasi sconcerto e incantato. Nevicava fitto fitto e lo strato della candida coltre aveva ricoperto tutto, giardinetti, panchine, marciapiedi e le rare auto parcheggiate. Un avvenimento insolito e quasi incredibile per la vecchia Roma Capitolina! Sicuramente con quel tempo in palude, lungo mare, doveva esserci grande movimento di uccelli e si sarebbe sparato forte a anatre e trampolieri di risalita. Cosi` senza pensarci su` due volte mi vestii, calzai gli stivali di gomma al ginocchio e con a spalla il mio gioiello Beretta sovrapposto calibro 20 (a quei tempi non serviva il fodero) uscii in strada. Lo strato nevoso era alto non meno di venti centimetri e in alcuni punti ammassato dal vento anche di piu`. Il bello era che seguitava a nevicare senza sosta e alzando lo sguardo era affascinante vedere il turbinio sfarfallante dei fiocchi attorno alla luce scialba dei vecchi lampioni stradali ricurvi all’ ingiu`. Dalla mia abitazione di via Antonio Chinotto 1, nel quartiere Prati, dovevo percorre circa un chilometro per prendere la circolare rossa che mi avrebbe portato alla stazione di Trastevere per il treno per La Dispoli, da dove a piedi avrei raggiunto la palude di  ‘Campo di Mare’, meta del mio itinerario.
Ero sicuro che li` la situazione sarebbe stata diversa ma quando scesi dal vagone di terza classe, tra lo stridio acuto dei freni e lo sbuffare della locomotiva, dovetti ricredermi. Fuori la sala d’attesa il terreno era tutto coperto da uno spesso lenzuolo candido e nevicava incessantemente come Dio la manda! Il capostazione mentre dondolava la lampada di segnalazione si fermo` di colpo a guardarmi squadrandomi piu` volte dall’alto in basso, come per dire ‘ma questo soldo di cacio dove pensa di andare con questo tempo?’
Ma oramai ero deciso e mi avviai per i campi mentre a oriente si sforzava faticosamente ad albeggiare. Impiegai quasi un ora di marcia estenuante in mezzo alla bambagia bianca che nei punti piu` alti mi entrava negli stivali per raggiungere la palude e il fatidico ‘Piscinone’, luogo di ritrovo preferito dai germani reali. Altra amara delusione, era tutto ghiacciato e ci si poteva camminare sopra  e la neve aveva ricoperto la spiaggia mentre a un centinaio di metri dalla riva circondata dai flutti e avvolta nella foschia troneggiava, spaccata in due, Torre Flavia l’imponente struttura fortilizia di avvistamento realizzata a difesa costiera dalle incursioni dei pirati Saraceni! Passando vicino a una siepe di spini volarono alcuni passeri, si alzarono faticosamente di alcuni metri tra i fiocchi nevosi poi li vidi annaspare in aria, rigirarsi su se stessi e precipitare esanimi. Sotto al roveto c’era come un riparo a capanna, vi notai alcune sagome scure ma quando mi avvicinai rabbrividii: erano pavoncelle morte per ipotermia!
In quel mentre entro` da mare un branchetto di alzavole che mi passo` velocissimo sulla testa. Sparai nel mezzo a casaccio e una venne giu` a piombo affondando profondamente fra le canne. Capii che se non mi sbrigavo a recuperarla sarebbe stata ricoperta dalla neve e rischiavo di non trovarla piu`ma finalmente la vidi, era un bel maschio dai colori vivaci gia` in abito primaverile. Mentre la ammiravo non mi ero accorto di due sagome scure che avanzavano decisamente verso di me. Guardacaccia?, e gia` pensavo a una precipitosa via di fuga quando mi accorsi che erano cacciatori.
Ci presentammo: ‘sono Raniero’, disse il piu` alto,  ‘sono Marcello’, aggiunse il secondo,  ‘non si puo` cacciare in queste condizioni e meglio rientrare perche` c’e` il rischio che l’Aurelia rimanga bloccata’, sentenzio` il primo dei due , ‘ma siete in macchina ? ’, li interrogai ,  ‘si , abbiamo la topolino’,  ‘e dove abitate? ’, replicai speranzoso, ‘nei pressi di Piazza Mazzini’, ‘che combinazione! anche io, allora se mi date un passaggio torniamo insieme perche` fino a stasera non c’e` il treno per Roma e sono tutto bagnato fradicio ’ … , -‘certamente’, risposero senza esitare.
Cosi` conobbi Raniero che ironia della sorte era fidanzato con una graziosa ragazza, Marisella, dirimpettaia di casa mia che poi divenne sua moglie.
Cominciammo a frequentarci e durante una delle feste casalinghe, allora erano gli unici svaghi, organizzammo nell’inverno del 1958 una spedizione pre-Natalizia in Sardegna a Posada, sull’Orientale Sarda. A quei tempi il fiume omonimo che scende dall’altopiano di Budduso`non era cementato negli argini e prima di sfociare in mare formava una pittoresca e vasta palude ricca di marcite e di acquitrini. Sbarcammo a Olbia con la nave della Tirrenia, perche` ancora non era stato istituito il traghetto delle Ferrovie dello Stato per Golfo Aranci, e con la corriera di linea raggiungemmo la Rocca di Posada dove trovammo alloggio e ospitalita` presso una famiglia di sardi.
Durante la nostra avventura di alcuni giorni incarnierammo di tutto anatre, folaghe, trampolieri, beccacce, pernici, lepri e un gran numero di beccaccini tra i quali, il giorno 21 dicembre cacciando nelle tamerici allagate del letto del fiume, uno inanellato a Vogelwarte Radolfzell (Germania) il 4 ottobre del 1957 che con un altro abbattuto successivamente a Oristano il 15 ottobre del 1961, liberato dall’Osservatorio Ornitologico di Praga (Cecoslovacchia) il 13 settembre del 1961, sta a dimostrare il grande numero di ‘becchilunghi’ provenienti dal nord Europa che svernano in Sardegna.
Entusiasto per la grande ricchezza di selvaggina dell’Isola, e per soddisfare la sua passione per la caccia alle anatre in palude e in risaia ai beccaccini, Raniero decise di trasferirsi con la moglie e le figlie a Cagliari come docente di geologia presso l’Universita` della citta`. Ha collaborato come giornalista ai quotidiani l’Unione Sarda e il Giornale, ha scritto numerose opere sulla Sardegna tra cui ‘lo stagno di Molentargius’, di ecologia sulle zone umide Italiane e interessanti trattati di biologia sulla quaglia, il frullino, il croccolone e il beccaccino che mi donato con una bella dedica.

 

GIACOMO CRETTI   (scrittore giornalista documentarista televisivo)

 

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Un amico dell’Istituto Centrale di Statistica vicino alla mia attivita` commerciale, Antonio Miceli col quale spesso ci prendevamo un caffe`assieme, mi disse un giorno ‘c’e` uno che ti vuole conoscere e te lo voglio presentare’. Cosi` conobbi Giacomo Cretti appassionato di caccia in palude che coi suoi bracchi italiani riusciva allora a realizzare dei bei carnieri di beccaccini, frullini e rallidi negli ultimi appezzamenti acquitrinosi delle Paludi Pontine, di Fondi, di Monte San Biagio e dei Gricilli.
Legammo subito. Mi colpi` innanzitutto la sua straordinaria loquacita` (anche troppa, mai sedergli accanto al ristorante c’e`il rischio di non mangiare !), poi il suo esuberante dinamismo ( l’ho battezzato ‘er vulcano de Roma’ !) e infine la sua forza di volonta` con la quale quale riesce a raggiungere qualunque obiettivo si prefigge. Se invece di caccia si fosse interessato di politica oggi sarebbe sicuramente seduto sulla poltrona della Presidenza del Consiglio dei Ministri al posto di Matteo Renzi! Di contro Giacomo rimase interessato della mia intensa vita venatoria proponendomi di pubblicare sulla rivista ‘Sentieri di Caccia’, di cui era un assiduo collaboratore, alcuni articoli sulla vita e sulle abitudini della coturnice nell’Alto Lazio e in Abruzzo, sui miei accampamenti in montagna a quota 2000 con tende e muli, sulle vipere ‘aspis’ e ‘ursinii’ dell’Italia Centrale, sulla caccia alla beccaccia nelle faggete appenniniche e nei boschi della Sardegna, sui croccoloni di ripasso primaverile sugli altipiani allagati montani e sulla caccia al beccaccino in risaia e alla quaglia in Romania.
Oggi Cretti e` affermato autore e regista di documentari e rotocalchi televisivi, collaboratore del canale satellitare tematico ‘Caccia&Pesca’, collezionista e esperto in bibliografia venatoria (la sua collezione privata comprende circa 400 libri di narrativa e cinofilia dai primi del Novecento ad oggi) e profondo conoscitore delle problematiche legate al turismo venatorio estero. Autore anche di numerose opere letterarie tra cui ‘Emozioni di Caccia’ che mi ha donato con una amichevole dedica.

 

LUIGI VELANI  (tecnico giramondo nel settore petrolifero)

 

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Dopo una buona giornata a beccacce mi ero appena seduto a cena a un tavolo del piccolo ristorante Cocco&Dessi`, punto di ritrovo a Oristano di tutti i cacciatori provenienti dal Continente, quando apparve l’amico Marcello Ortensi in compagnia di uno sconosciuto, magro e asciutto ma dagli occhi vivaci e intelligenti . ‘Ti presento Luigi Velani, Gigi per gli amici’, mi disse, ‘domani vorremmo cacciare con te, se non ti dispiace’. A quei tempi ero molto geloso dei miei posti segreti conquistati con fatica, peripezie e esplorazioni ma poiche`era sotto Natale e non volevo sembrare scortese risposi ‘va bene , ci vediamo domani alla sei , buona notte !’.
La mattina all’ora stabilita era ancora buio pesto ed era calata una densa nebbia. Dopo un buon caffe`alla stazione di servizio dell’Agip decisi di battere, per non correre rischi, una zona dove c’era qualche rara beccaccia appaesata e un paio di voletti di pernici imbirbite. Il mio amico e Gigi furono puntuali all’appuntamento ma prima di partire notai con sorpresa che quest’ultimo aveva alla vita due cartuccere una sopra all’all’altra e in piu` un grosso gonfiore nel tascone posteriore della cacciatora. Chiesi spiegazioni  ‘sono quattro pacchi da 25 cartucce di riserva , … non si sa mai !’ , rispose candidamente .
Il carniere a fine giornata fu logicamente mediocre ma l’ospite mi fece un ottima impressione e come cacciatore e come correttezza venatoria talche` il giorno successivo decisi di portarlo in una bella sughereta con sottobosco di cisto, felci, muschio e piccole scoline d’acqua, che ospitava sempre parecchie ‘regine’. Ma al ritorno in albergo Velani ricevette una improvvisa telefonata circa le condizioni di salute del padre, gravissime, per cui doveva rientrare immediatamente a Roma. Chiese di essere accompagnato all’aeroporto di Cagliari e dopo avere affidato armi, bagagli e il suo bracco tedesco nelle mani del suo compagno di caccia riusci`all’ultimo momento a prendere un posto sul volo notturno per la Capitale.
Ci perdemmo di vista per diversi anni. Lui impegnato nel suo lavoro nel settore petrolifero, sempre importante sempre coronato da notevole successo in Paesi tanto diversi tra loro, dalla Nigeria al Sudan, dall’Algeria al Kenia, dalla Spagna all’Argentina,  dalla Svizzera all’Austria all’Inghilterra, accompagnato nella sua professione dalla dolce moglie Fanny che lo ha seguito nei luoghi di caccia e di lavoro anche quando era in attesa delle due figlie, nate quasi sul campo …
Ma quando ci siamo rivisti dopo tanto tempo ci siamo abbracciati affettuosamente come vecchi amici, ricominciando a parlare di caccia e a cacciare insieme cosi’ ricordo un bel carniere di 131 quaglie realizzato col suo compagno Giannetto Obino in un giorno piovoso di settembre di qualche anno fa !
Il libro ‘Amore Caccia e Petrolio’ e` la biografia dei momenti piu` salienti della sua avventurosa vita professionale ed in particolare la cronaca incredibile e in alcuni momenti anche drammatica  delle sue esperienze venatorie nonche’ della sua rara malattia l’artrite reumatoide, incurabile, che gli ha fatto perdere tutto il dinamismo di un tempo e lo costringe immobile a casa su una poltrona. Ma lo sguardo e` saettante come il primo giorno che ci siamo conosciuti e la mente sana e lucida. Un grande abbraccio Gigi e in bocca al lupo per la tua salute!
Grazie per la tua dedica affettuosa e per il capitolo 22 del tuo libro che qui di seguito riporto:
„Durante  la stagione venatoria ai passeggeri del traghetto per la Sardegna, Civitavecchia-Golfo Aranci, sara’ capitato di vedere salire a bordo un cacciatore con tre cani al guinzaglio, una pointer bianconera e due setter biancoarancio, caratterizzato da una corporatura robusta ed un viso dominato da un naso aquilino e circondato da capelli ricci e rossicci che lo fanno assomigliare ad un antico romano di media eta`.
Molti lettori sanno che sto’ parlando di Alberto Marinelli, detto ‘il Presidente’, il piu’ grande cacciatore di beccacce e coturnici che abbia mai conosciuto. E’ praticamente di casa sulle montagne del Lazio e dell’Abruzzo che sovrastano Scanno, Villetta Barrea, Pescasseroli, quelle della Catena della Duchessa e del massiccio del Velino che conosce come le sue tasche. I suoi carnieri sono quasi sempre consistenti, sia per abilita’ sua e dei suoi ausiliari, che per la facilita` con cui non esita a varcare zone rigorosamente vietate ai comuni mortali. Le guardie forestali, i guardacaccia volontari e provinciali nonche’ i Carabinieri di quelle localita’ lo conoscono bene da tempo, praticamente e’ ‘wanted’ ! Hanno cercato di prenderlo in castagna senza mai riuscirvi perche’ Alberto conosce i posti ed i passaggi meglio dei lupi e delle capre; sa come nascondersi nelle grotte e fra le rocce. Insomma riesce sempre a sparire per incanto facendo perdere le sue tracce. Ormai, lui dice, si puo’ raccontare. Una volta, per la disperazione di non poterlo acciuffare, la Forestale in servizio al Lago della Duchessa, tristemente famoso per il caso Moro, ha chiamato i rinforzi dall’aeroporto di Pratica di Mare che servendosi di un elicottero ha perlustrato gli anfratti pietrosi e i dirupi del Murolungo, sopra i duemila, cercando di individuarlo.
Anni addietro, per potere cacciare indisturbato i croccoloni in primavera sugli altipiani Abruzzesi e’ arrivato a travestirsi da donna con parrucca e rossetto oppure da cacciatore di farfalle con tanto di retino, divisa coloniale ed accompagnatore.
Oggi la rarefazione delle coturnici (anche per merito suo) e la costituzione di Parchi regionali, Riserve naturali, Bandite, Oasi, Rifugi, ATC , ecc … lo hanno fatto desistere da questa caccia per dedicarsi alle beccacce sulle montagne dell’Alto Lazio, dell’Appennino Abruzzese e soprattutto nei boschi della Sardegna.
Cosi’, durante la stagione venatoria, e’ facile incontrare Alberto sul traghetto delle Ferrovie dello Stato, ogni mercoledi’ ed ogni sabato sera, munito di una brandina da campo che gli consente, mare permettendo, di dormire durante la traversata.
Molti colleghi vorrebbero sapere quali sono i luoghi che Alberto batte con i suoi cani ma su questo argomento il nostro amico e’ evasivo e se ti dice una zona puoi stare tranquillo che li’ beccacce non se ne trovano! I boschi buoni li conosce come pochi, li ha scoperti in quarant’anni di caccia in terra Sarda grazie al suo istinto di cacciatore, ai suoi meravigliosi ausiliari ma soprattutto alla sua smisurata passione per la cosa piu’ bella e importante della sua vita: la caccia.
Dopo un giorno di caccia ritorna a bordo e s’incontra con i suoi amici. Per alcuni Alberto e’ protetto dalla fortuna, per altri (i piu’ sportivi) e’ semplicemente un professionista della beccaccia che, grazie alle sue qualita’ innate, e’ come un auto di Formula Uno con una marcia in piu’ rispetto ai suoi pur bravi concorrenti „.  

 

 

 

MASSIMO ROTH   (grafico scrittore pittore scultore)

 

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Con Massimo Roth ci siamo conosciuti ai bei tempi della giovinezza … ‘che si fugge tuttavia !’. Allora lavorava come grafico creativo alla Rai ed ebbi modo di apprezzare il suo brillante estro artistico nei numerosi bozzetti pubblicitari di cui avevo bisogno per la mia attivita` commerciale e che di volta in volta con entusiamo mi sottoponeva.
A parte questo, ci siamo frequentati assiduamente e per lungo tempo come amici di svago nella vita sociale di tutti i giorni e come compagni di caccia in quella venatoria talche`gli donai un bel kurzhaar dei miei bravi soggetti dell’epoca di cui andava orgoglioso.
Curava la rubrica  ‘A caccia … quando , come & perche`’  del Mese di Caccia, notiziario tecnico della A.N.L.C., e nella primavera del 1977 mi chiese con insistenza di scrivergli su alcuni numeri del suo periodico mensile le mie ‘avventure di caccia in Turchia’.
Purtroppo da tempo ci siamo persi di vista perche` strade diverse ci hanno separato e perche` cosi` e` la vita ! Io lontano migliaia di chilometri a inseguire la mia passione di sempre, lui da grafico pubblicitario della Sipra a affermato artista e geniale pittore e scultore ligneo.
Massimo ha pubblicato un bel libro di memorie e di racconti di caccia ‘Io , il vino e un beccaccino’ che conservo gelosamente con la sua dedica e la speranza un giorno di rincontrarci. Chissa` !

 

ROBERTO DI JULLO   (disegnatore pittore incisore scenografo grafico)

 

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Non ricordo come dove e quando, l’importante pero` e` che appena ci siamo conosciuti abbiamo fraternizzato, ambedue posseduti dalla stessa passione per la caccia alla mitica abitatrice delle selve: la beccaccia !
Roberto Di Jullo vive a Pescocostanzo (Aq), nello storico Palazzetto Mosca, dove ha lo studio professionale (info@dijullo.it) e l’esposizione delle sue opere di successo: cavalli, figure femminili, immagini sacre, selvaggina alata (coturnici, beccacce, beccaccini, croccoloni, ecc …). Ma in autunno quando e` libero dagli impegni di lavoro e le foglie degli alberi cominciano a arrossire, a ingiallire e a cadere formando un soffice tappeto multicolore ricco di grassi lombrichi, lascia da parte la tavolozza e vaga dall’alba al tramonto coi suoi ausiliari, solo setter, nel profondo silenzio delle faggete Appenniniche d’alta quota a inseguire il suo sogno: il magico incontro con la misteriosa ‘regina del bosco’. Come tutti i ‘beccacciari’ degni di rispetto Roberto e` un solitario, muto e zoppo, che paragona l’arte del pennello a quella della caccia o viceversa.
Spesso ci incontriamo a Roma nella sua caratteristica ‘bottega d’arte’ dai marmi pregiati in via del Boschetto 141, nell’antico e prestigioso Rione Monti, dove un giorno tra quadri, pastelli, dipinti, disegni, acquerelli, smalti, oli, incisioni, tempere, spille, fibbie e altro mi ha donato con affetto una delle sue opere, con una singolare dedica piuttosto … poetica : ‘l’occhio della Regina per il mio grande amico Alberto’.

 

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